Investimenti sull’industria manifatturiera americana, ma anche apertura al mercato globale, con la fine di aspre battaglie protezioniste, come quella dei dazi contro la Cina portata avanti per lungo tempo da Donald Trump. E grande attenzione all’innovazione, soprattutto a quella che permetterà di abbattere le emissioni di carbonio per contrastare la crisi climatica. È questa la linea d’azione del presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, che inizierà il suo mandato il 20 gennaio prossimo, per rilanciare l’economia americana e in particolare il settore tecnologico. A raccontarla al Ces di Las Vegas, in un colloquio col presidente e amministratore delegato della Consumer Technology Association Gary Shapiro, è stato Brian Deese, direttore del Consiglio economico nazionale, incaricato di trasformare la visione del nuovo comandante in capo in un piano per la prosperità nazionale.

Come Joe Biden vuole rilanciare il settore tech
Brian Deese, il consigliere economico del presidente eletto

La sfida che abbiamo davanti è senza precedenti, considerata la crisi che si è abbattuta su tutto il pianeta a causa della pandemia, ma ci dà anche l’opportunità di rimettere al centro delle decisioni economiche la scienza”, ha detto Deese, in aperto contrasto con quanto dimostrato dal presidente uscente, che ha spesso sbeffeggiato i consigli degli scienziati, a partire da Anthony Fauci, l’immunologo a capo della task force per contrastare il Covid-19. “Partiremo anzitutto dai vaccini: distribuirli sarà complicato e costoso ma in questo dovremo accordarci col settore privato. Le società tecnologiche hanno il compito di supportare la risposta della sanità pubblica, soprattutto nel combattere la disinformazione”, ha proseguito il consigliere, con chiaro riferimento alle fake news circolate sui social cui ha contribuito lo stesso Trump.

Con un discorso imperniato più su ampie visioni che su soluzioni puntuali, Deese ha individuato la strategia di Biden per far ripartire il paese: “In passato ci siamo concentrati troppo su numeri macroeconomici come il Pil, senza tenere conto che se cresciamo in modo da accrescere le disuguaglianze, anche quelle razziali, queste finiranno per limitare la crescita nel lungo periodo. Per questo dovremo creare non solo più posti di lavoro ma anche lavori di qualità e far sì che la crescita venga condivisa in maniera ampia con tutte le fasce della popolazione, soprattutto con le comunità rimaste indietro”. Questo vuol dire che si dovrà investire anzitutto sull’istruzione, perché le nuove tecnologie, in particolar modo l’avanzamento nel campo dell’Intelligenza Artificiale, richiedono nuove competenze: “Il presidente è in favore di un numero maggiore di programmi di apprendistato che possono avere efficacia quando il pubblico e il privato lavorano insieme. Ma dobbiamo avere un approccio olistico, non basta formare le persone sul posto di lavoro, dobbiamo investire sui college e rendere l’educazione alla portata di tutti”, ha detto Deese.

Come Joe Biden vuole rilanciare il settore tech
Gary Shapiro, presidente e Ceo di Cta

Il settore tecnologico, in particolare quello che propone soluzioni green e gli investimenti che lo accompagneranno, svolgerà un ruolo fondamentale nel rilancio: “Il presidente ha già affermato che torneremo ad aderire agli accordi di Parigi. Inoltre ha detto che fare questo non è sufficiente, perché la scienza ha detto che abbiamo perso del tempo durante la scorsa amministrazione. Il modo per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia è muovere un imponente ammontare di capitali privati, e per farlo bisogna dare dei segnali di lungo termine per far capire a chi li possiede che ha più senso investire in questo tipo di soluzioni, perché questa scelta sarà sempre più efficiente sotto il profilo del rapporto tra costi e benefici”. L’importante però è che le aziende del settore tech – troppo spesso al centro di scandali negli ultimi tempi, come quello del trattamento dei lavoratori da parte di Amazon o quello dell’uso improprio dei dati degli utenti da parte di Facebook – facciano la propria parte: “Le società tecnologiche che impiegano moltissime persone hanno un obbligo di pensare cosa possono fare per affrontare alcune sfide riguardo a temi che preoccupano Biden ma anche l’opinione pubblica: mi riferisco al fatto che non si deve pensare solo al benessere degli azionisti, ma anche dei lavoratori, e bisogna riconsiderare il modo in cui si trattano i dati dei cittadini”.

Quanto ai rapporti con la Cina che è diventata il principale competitor degli Usa non solo sotto il profilo economico ma anche tecnologico, Deese ha sostenuto che sarà necessario usare una tattica di dialogo, per superare l’attuale chiusura totale: “Dobbiamo essere sicuri che le nostre aziende non solo tecnologiche siano in grado di competere, e quando i paesi come la Cina non agiscono in maniera corretta (ad esempio impedendo che alcuni colossi come Facebook, Google operino liberamente, ndr.) dovremo affrontare questo problema. Il nostro obiettivo è tornare a lavorare con nostri vecchi alleati, e abbiamo un sacco di ostacoli da superare, perché sono stati innalzati troppi muri che hanno impedito di lavorare insieme, per esempio per esercitare pressioni su Pechino quando sono responsabili di violare le regole”.

 

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