La città è da sempre conosciuta nel mondo per le sue luccicanti settimane della moda e del design, ma da qualche anno di Milano si parla anche tra startupper e innovatori quando scatta la Digital Week. Domenica 21 marzo si è chiusa la quarta edizione, tutta virtuale come è normale in tempi di pandemia. “Nei primi anni abbiamo raccolto l’interesse dell’industria Ict, del mondo high-tech e degli startupper; ora abbiamo dimostrato che la tecnologia è trasversale e coinvolge grandi e piccole aziende, fondazioni, università e mondo del volontariato”, racconta Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione digitale del comune e anima della Milano Digital Week fin dal debutto del 2018. 

La kermesse in questi anni è cresciuta parecchio: nella prima edizione erano 400 gli eventi in programma, quella appena chiusa ne ha messi in scena sul web oltre 650, per riflettere sullo sviluppo di una ‘città equa e sostenibile’ con attori provenienti da tutto il mondo. 

Milano Digital Week, innovazione e coesione

Solo per l’hackathon dedicato ai Sustainable Development Goals delle Nazioni unite sono arrivate 200 domande dall’Italia e oltre 300 dall’estero. In palio c’erano 45mila euro e tra i premiati anche un team indiano che si è presentato con una soluzione per minimizzare l’impatto ambientale della combustione delle stoppie, trasformandole in mattoncini di biochar e polvere di carbone fortificato. “Da evento locale – rivendica Cocco – la Milano Digital Week è diventato un appuntamento internazionale, che promuove la cultura digitale in tutto il mondo”. 

La città veste bene i panni della capitale italiana del digitale: Milano primeggia in Italia per numero di startup (ne ospita il 20% del totale) e muove la gran parte delle risorse di venture capital, come ci si aspetta dal polo finanziario del Paese.

“L’innovazione e l’inclusione hanno sempre fatto parte della cultura di Milano, anche quando non esisteva il digitale”, sottolinea Nicola Zanardi, ideatore e curatore della Milano Digital Week. “È stata la prima città al mondo ad avere nel 1910 una clinica dedicata alla medicina del lavoro e grazie a Luigi Mangiagalli è stata tra le prime città a dotarsi di una clinica di ostetricia quando in tutto il mondo si partoriva in casa”. 

A Milano habitat favorevole per l’innovazione

Il seme dell’innovazione continua a navigare tra i Navigli. A Milano, ragiona Zanardi, “si è creato un habitat favorevole, c’è un tessuto sociale, dalle banche al volontariato, capace di portare avanti idee originali. Nella nostra Fabbrica del lavoro si confrontano Fiom, aziende, esperti di intelligenza artificiale e terzo settore: ognuno porta la sua esperienza, in una logica comunitaria profondamente condizionata dal digitale che è diventato ormai un bene essenziale. E – mette in guardia – come tale va trattato”. 

Come la Milano Digital Week ha fatto crescere la città
L’ultimo blocco del traffico a Milano, nel 2015 (foto: Marmorino/Newpress/IPA)

L’assessore Cocco, forte di un passato da top manager di Microsoft, dal 2016 combatte per digitalizzare la città. Ormai a fine legislatura e “focalizzata a finire bene” il suo mandato, oggi spiega che da Palazzo Marino – icona dell’amministrazione, proprio alle spalle del Duomo – si è “spinto molto sullo sviluppo dei servizi digitali, ma solo dopo aver fatto un grande lavoro di semplificazione per evitare di informatizzare l’inefficienza”.

Il progetto simbolo è il fascicolo digitale del cittadino, il raccoglitore di documenti che nell’ultimo anno si è trasformato in una app scaricata da 80mila persone: “I milanesi hanno dimostrato una straordinaria reazione all’innovazione, ora il 96% dei certificati anagrafici viene consegnato online, nel 2016 eravamo al 55%”. 

La pandemia, le chiusure e il perenne obbligo di distanziamento sociale hanno velocizzato un processo in atto, “con l’amministrazione che negli anni ha affiancato all’impegno tecnologico un grande sforzo culturale, sfruttando anche partnership con i privati per permettere a tutti di fare la propria parte”.

Nel prossimo futuro ci sono gli ultimi progetti da valorizzare: la mappa interattiva con l’anagrafica dei quartieri della città e la piattaforma per monitorare entrate e uscite dell’amministrazione che sono state lanciate in questi giorni. Ma soprattutto in cantiere c’è la dashboard della città, che racchiuderà in un’unica schermata tutti i servizi per i cittadini. “Sarà una sorta di carta di identità digitale della città che è stata sviluppata in collaborazione con A2A [la multiutility partecipata dal comune, ndr]. Sarà pronta entro giugno 2021 e permetterà di conoscere tutti i servizi a disposizione dei milanesi, per poter vivere la città in un raggio di 15 minuti”. Il sogno più grande di chi vuole una città equa e sostenibile

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