L’intelligenza artificiale viene utilizzata per trovare risposte a una vasta gamma di sfide contemporanee, dal lavoro alla medicina, dalla sostenibilità ai trasporti. E il dottor Kazuo Yano, Fellow di Hitachi Ltd., crede che l’AI possa aiutarci anche a essere più felici. Ma ciò non significa ridurre gli esseri umani a robot o le nostre emozioni a impulsi standardizzati/programmabili.

Al contrario, lo scopo del lavoro del Dott. Yano è utilizzare l’Ai per analizzare i dati che riflettono la nostra felicità, al fine di identificare quei piccoli e semplici cambiamenti nelle nostre vite che possono migliorare il nostro umore e il nostro stato emotivo. “Siamo abbastanza sicuri che questo pianeta possa diventare scientificamente più felice,  grazie all’utilizzo dei dati e della tecnologia”, afferma il dott. Yano. “Tuttavia, gran parte della ricerca si basa ancora su questionari e sondaggi. La nostra unicità è data dal fatto che, insieme ai questionari,  utilizziamo tecnologie più avanzate. Grazie agli smartphone, in mano a oltre un miliardo di persone, credo ci siano i margini per rendere questo pianeta un posto migliore e più felice”.

Yano ha sviluppato l’idea partendo da se stesso. Dal 2006, il dottor Yano ha indossato un dispositivo da polso per il fitness, non per contare i passi, quanto per tracciare la sua felicità. “Abbiamo iniziato a misurare il comportamento umano circa 15 anni fa”, spiega. “E finalmente, circa quattro anni fa, abbiamo sviluppato una tecnologia in grado di quantificare la felicità delle persone – utilizzando un sensore presente nei nostri smartphone, l’accelerometro”. Oggi è possibile farlo utilizzando un app per iPhone o Android. “Invece di chiedere agli utenti di utilizzare un hardware dedicato, è sufficiente che scarichino un’app”, afferma.

Certo, definire l’umore di una persona non è semplice come misurare i movimenti. Bisogna interpretare le informazioni raccolte con il sensore. A tal scopo, il dottor Yano e il suo team hanno raccolto dati per oltre dieci milioni di giorni, da persone di diverse organizzazioni che hanno preso parte al progetto (aziende, scuole o ospedali). Il dataset include i dati dei sensori di movimento raccolti a un livello di millisecondi, inclusi i segnali monitorati dai sensori infrarossi durante i meeting face to face, oltre ai questionari compilati dai partecipanti. “Se sei triste, non riesci a concentrarti e non mangi e dormi bene”, dice. “Sono segnali abbastanza universali e coerenti, che non dipendono dalla cultura di provenienza”.

Grazie all’Artificial Intelligence, si è notato che c’è un’alta correlazione tra chi dichiara di essere felice nel questionario e il suo modo di muoversi. “Gli schemi di comportamento che evidenziano una maggior correlazione con la felicità sono legati all’essere in movimento, dall’inizio alla fine, e da quando i soggetti smettono di muoversi fino a quando ricominciano a farlo”, spiega Yano. “Le persone felici si adattano e sono flessibili nelle diverse situazioni. Le persone infelici perdono flessibilità. E questo è un ottimo segnale per riuscire a quantificare la felicità delle persone o di un gruppo di persone”.

Non stiamo parlando della felicità a livello individuale, aggiunge Yano, ma del nostro comportamento nei confronti delle altre persone e dell’impatto che ha sul resto del gruppo. “Per ogni persona, possiamo quantificare quanto una persona renda felici gli altri e contribuisca al livello di felicità del gruppo”, afferma. “È interessante notare che i nostri dati mostrano chiaramente che la somma della felicità delle persone è, effettivamente e precisamente, proporzionale alla somma dei comportamenti che fanno felice il prossimo. La felicità non può essere raggiunta individualmente, è legata all’interazione con gli altri e ai buoni rapporti con il prossimo”.

Come l’Ai può aiutarci a vivere vite più felici

I dati sono stati analizzati usando l’intelligenza artificiale per definire un punteggio, che presenta un’alta correlazione con specifici tipi di movimento fisico. I ricercatori hanno così la possibilità di misurare la felicità o il benessere di qualcuno in un dato momento, permettendo di vedere cosa migliora l’umore e cosa no. “Analizzando questi dati, siamo in grado di identificare e fornire soluzioni che possano aiutare le persone a essere più felici”, afferma.

Ed è qui che entra in gioco l’app. Questa utilizza l’accelerometro presente nello smartphone per tracciare il movimento e monitorare la felicità ogni dieci minuti. Oltre a raccogliere le informazioni, l’app utilizza anche come parametro quella che il dottor Yano definisce “la competizione di gruppo per la felicità” – un concetto che può sembrare distopico, ma ha l’obiettivo di fornire alle persone gli strumenti per lavorare bene insieme. “Classifica la tua capacità di far bene al prossimo, e aiuta le persone a migliorare”, afferma. “L’app ti fornisce un promemoria al mattino, suggerendo un’attività che puoi fare per rendere felici altre persone. Ce ne sono migliaia nell’app, e non solo puoi sceglierne una che ti piace, ma puoi crearne una tua personale. In questo modo, ogni giorno gli utenti danno forma alla propria idea di come far felici gli altri”. L’app potrebbe suggerire all’utente di incontrare una persona nuova, parlare con qualcuno che non vede da tempo o di non fare tardi al lavoro per trascorrere più tempo con la famiglia o gli amici. Si tratta di adottare ogni giorno un piccolo cambiamento e lo sforzo di sceglierne uno nell’app e condividerlo con i follower richiede meno di un minuto, afferma il dott. Yano. “Quel piccolo cambiamento ha un incredibile impatto sulla vita delle persone”, aggiunge.

In particolare, l’app ci sprona a rifocalizzare la nostra attenzione sugli aspetti positivi. “Per natura siamo creature molto sensibili”, afferma il dottor Yano. “Anche se il 99% della nostra giornata è positivo, quando si verifica qualcosa di negativo ci focalizziamo su questo, e lasciamo che abbia un forte impatto sulla nostra giornata”. Anche i social talvolta non aiutano a essere positivi. Grazie all’app, afferma Yano, è possibile bilanciare questi aspetti, sfruttando una funzionalità social, come la condivisione, per diffondere un’attitudine positiva.

Nel corso dell’ultimo anno, oltre 4.000 persone hanno testato l’app  monitorando i progressi attraverso un indice di felicità chiamato “capitale psicologico”, un’idea nata da Fred Luthans, esperto nel campo della scienza del management e attualmente professore all’Università del Nebraska Lincoln. Luthans suggerisce che il miglioramento di tali punteggi può produrre crescite di profitto per le aziende. Non solo in termini di entrate: i benefici vanno ben oltre il lavoro, afferma il dottor Yano. “La felicità non può essere classificata e divisa tra personale o lavorativa – è l’insieme delle due”, aggiunge.

Come l’Ai può aiutarci a vivere vite più felici

Per questo motivo, e per evitare l’uso improprio di uno strumento così potente, solo chi l’utilizza può vedere il suo “punteggio di felicità”, non il suo capo e nemmeno le Risorse umane. “È possibile visualizzare solo i dati aggregati, perché potrebbe esserci il rischio che i dati di una singola persona possano essere utilizzati in modo inopportuno”, osserva.

Oltre che sul posto di lavoro, il dottor Yano ritiene che l’app possa essere utile anche per gli anziani aiutandoli ad affrontare la solitudine e la tristezza. “Una vita da centenari con problemi di salute senza felicità non la vorrebbe nessuno, ma tutt’altra cosa sarebbe vivere cent’anni felici” dice il dott. Yano. “Spero che questa tecnologia possa essere utile per risolvere numerose e diverse problematiche”. Questo è uno dei modi più efficaci con cui l’Ai, se usata bene, potrebbe aiutarci a essere più felici e più sani.

Innovazione per il futuro
La vita moderna è satura di dati, e quasi ogni giorno vengono sviluppate nuove tecnologie: come possiamo usarle per fare davvero la differenza? Hitachi punta sul concetto di Social Innovation, l’innovazione sociale, per fare in modo che tutti i propri prodotti diventino uno strumento efficace per risolvere i problemi e le sfide che il futuro ci pone davanti. Visitate Social-Innovation.Hitachi per scoprire come Hitachi sta cambiando il mondo.

The post Come l’Ai può aiutarci a vivere vite più felici appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it