Durante la pandemia del nuovo coronavirus, mentre la ricerca per un trattamento efficace contro la Covid-19 prosegue senza sosta, sono finiti per la seconda volta sotto i riflettori. Si tratta dei lama, o meglio i loro piccoli anticorpi, vere e proprie armi che potrebbero essere in grado di combattere il nuovo coronavirus. Questa volta a raccontarlo sulle pagine della rivista Nature Structural & Molecular Biology sono stati i ricercatori britannici del Rosalind Franklin Institute, in collaborazione con l’Università di Oxford, la Diamond Light Source e il Public Health England, che hanno appena progettato anticorpi, provenienti dai lama, in grado, per ora solo nelle culture cellulari, di neutralizzare il nuovo coronavirus.

I risultati, ricordiamo, confermano ricerche precedenti che avevano suggerito già come gli anticorpi dei lama potessero essere alleati preziosi per riuscire a sviluppare un trattamento in grado di combattere il nuovo coronavirus. Come vi avevamo raccontato, infatti, un paio di mesi fa i ricercatori dell’Università del Texas ad Austin si erano focalizzati su un lama di nome Winter, scoprendo che i suoi anticorpi (quelli più piccoli, chiamati anticorpi a singolo dominio) erano in grado di legarsi alla proteina spike, quella che permette al virus di penetrare nelle cellule, e di neutralizzare, di conseguenza, alcuni coronavirus, come quello della Sars e della Mers, e, infine, anche il nuovo coronavirus (Sars-Cov-2).

In questo nuovo studio, il team è riuscito in 12 settimane a identificare questi piccoli anticorpi, provenienti da campioni di sangue di lama, due nano-corpi (H11-D4 e H11-H4). Servendosi di una innovativa tecnica a raggi X, i ricercatori hanno poi testato e osservato come questi nano-corpi siano stati in grado di legarsi saldamente alla proteina spike del nuovo coronavirus, impedendole quindi di entrare nelle cellule umane e di fermare di conseguenza l’infezione. Più precisamente, i nano-corpi colpiscono un’area della proteina adiacente e quasi sovrapposta alla regione di legame con il recettore Ace2. “Siamo stati anche in grado di combinare uno dei nano-corpi con un anticorpo umano e abbiamo dimostrato che la combinazione era persino più potente che se usati singolarmente”, spiega James Naismith, tra gli autori dello studio.

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(Foto: Rosalind Franklin Institute)

Attualmente non esiste un trattamento o un vaccino per la Covid-19, ma le trasfusioni nei pazienti gravi con il plasma dei guariti, che contiene anticorpi umani contro il virus, hanno dimostrato di migliorare notevolmente le loro condizioni cliniche. Questo processo, noto come immunizzazione passiva, potrebbe perciò rappresentare uno strumento utile contro questa malattia. Tuttavia, spiegano i ricercatori, non è affatto semplice identificare i pazienti che possono sottoporsi a queste trasfusioni, e soprattutto farlo in modo sicuro. “Questi nano-anticorpi hanno il potenziale per essere usati in modo simile al plasma, arrestando efficacemente la progressione del virus nei pazienti”, conclude Naismith.

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