(foto: David McNew/Getty Images)

Quali sono i settori che più stanno promuovendo la diffusione della realtà virtuale? Al primo posto, secondo le stime della società d’investimenti Pipper Jaffray, troviamo ovviamente l’industria dei videogiochi. Al secondo, invece, ci sono gli eventi immersivi legati alla Nfl (il football statunitense). Al terzo posto, davanti all’Nba, ai film e ai concerti in realtà virtuale, troviamo invece un’industria (forse) inattesa: il porno in Vr, che dovrebbe raggiungere un giro d’affari pari a un miliardo di dollari entro il 2025 ed è animato da decine di startup (Naughty America, HoloGirls, VirtualRealPorn, solo per citarne alcune) che sperano di sfruttare le nuove tecnologie per ridare fiato a un settore che muove un giro d’affari di 97 miliardi di dollari l’anno, ma che ha sofferto più di ogni altro i colpi della pirateria online e dei portali gratuiti come PornHub (l’8° sito più visitato al mondo).

Secondo la società di analisi del mercato pornografico XBiz, il 38% dei visori per la realtà virtuale viene acquistato da persone che vogliono utilizzarlo per vedere materiale adult. Stiamo per entrare nell’era del sesso virtuale? Non proprio. Fino a oggi, nessuna startup è stata in grado di offrire veramente un’esperienza interattiva in realtà virtuale (che prevede, come avviene nei videogiochi, di muoversi liberamente e interagire con l’ambiente circostante), ma solo di immergersi in video a 360° in cui l’utente osserva le scene dallo stesso punto di vista di uno dei due attori coinvolti nella performance. Potete scegliere dove posare lo sguardo, insomma, ma restate comunque degli spettatori passivi.

Le cose potrebbe a breve cambiare grazie alle innovazioni di startup come Holodexx, che – attraverso la scansione delle fattezze degli attori e dando vita a simulacri digitali dotati di un’intelligenza artificiale sufficiente a recepire i desideri degli utenti – punta a rendere l’esperienza porno realmente immersiva, consentendo di interagire con la partner e di essere davvero i protagonisti attivi. Ma in tutto questo sesso digitale, non manca qualcosa? Ovviamente, nessuna tecnologia è ancora in grado di simulare le sensazioni fisiche. Ed è per questo che la società produttrice di sex-toys Lovense ha da qualche tempo iniziato a produrre gadget pensati apposta per essere sincronizzati con i filmati in VR, con l’obiettivo di farvi provare sensazioni fisiche sincronizzate con l’atto sessuale digitale.

Tutto ciò dimostra come, ancora una volta, il mondo del porno sia all’avanguardia nello sviluppo e nel consolidamento di nuove tecnologie, senza peraltro poter contare sui soldi dei venture capitalists, storicamente restii a entrare in un campo non visto di buon occhio, spesso al centro delle polemiche e le cui società raramente fanno ingresso in borsa.

E se si guarda ancora più avanti, scrutando in un futuro popolato da robot dotati di intelligenza artificiale, lo scenario non cambia: ancora una volta è il sesso digitale a svolgere il ruolo di forza motrice dell’innovazione tecnologica. Merito di Harmony: il sex-robot progettato dalla californiana Abyss Creation (oggi Realbotix) di Matt McMullen, imprenditore già noto per le sue costosissime e iper-realistiche bambole sessuali Real Dolls (che, a differenza dei sex robot, sono presenti anche in versione maschile).

La dotazione tech di Harmony, da poco ufficialmente in vendita a un costo che arriva anche a 15mila dollari, non si limita al riconoscimento facciale e vocale (che le consente di individuare il proprietario), alla rilevazione di movimento e alla tecnologia animatronica che le fa muovere le labbra in sincrono con quanto sta dicendo. Harmony, almeno stando alle promesse, è dotata di una personalità definita (che potrete scegliere in una gamma che va da timida e innocente fino a gelosa e intellettuale), impara a conoscere gusti e preferenze del suo proprietario, apprende ciò che le viene spiegato e sfrutta queste conoscenze per arricchire la sua conversazione.

Ma chi è che va in cerca di partner sempre sorridenti, che ridono a tutte le nostre battute e che soprattutto sono sempre disposti a fare sesso? Secondo McMullen, intervistato in un lungo reportage del Guardian, i clienti potenziali sono persone affette da isolamento sociale, che hanno avuto gravissime delusioni affettive o che, per altre ragioni, non sono più in grado di intraprendere una vera relazione.

La versione del “robot terapeutico”, però, non convince studiosi come l’antropologa Kathleen Richardson, che da tempo sottolinea come questi sex-robot intelligenti potrebbero finire per sostituire le relazioni amorose umane; consentendo a tutti di avere partner sempre ben disposti, che esistono al solo scopo di fornire piacere e privi di tutti gli inevitabili rovesci della medaglia di una vera relazione. “Una macchina, così come l’immagine di una donna nella pornografia, è un oggetto pensato per la gratificazione maschile. Ma le donne sono altro”.

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