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Quanto rimane il nuovo coronavirus sulle superfici? Questa è una domanda che ci siamo posti spesso durante tutta la pandemia di Covid-19, per capire quanto e per quanto tempo potevamo rischiare di contrarre l’infezione anche da oggetti contaminati dal Sars-Cov-2. Tanto che la disinfezione costante e ripetuta delle superfici, una misura molto spesso opportuna e raccomandata – pensiamo a reparti ospedalieri, mezzi pubblici e altri locali ad alta frequentazione – è da tempo tema di discussione. Per capire meglio come potrebbe avvenire la diffusione del nuovo coronavirus da una superficie a un’altra, un gruppo di ricerca inglese, che include il team della University College London, ha svolto una simulazione con un altro virus, molto diverso da Sars-Cov-2 e non pericoloso per l’essere umano. Gli autori hanno il suo percorso e i suoi spostamenti da un oggetto a un altro in un reparto di ospedale. I risultati sono pubblicati all’interno di una lettera all’editore sul Journal of Hospital Infection, che si intitola Pandemia Covid-19: non dimentichiamoci delle superfici.

In ospedale si rischia di più

A oggi sappiamo che sicuramente il contagio da superfici non è fra le principali vie di trasmissione e che in generale la probabilità di contrarre l’infezione da un oggetto e bassa e richiede spesso una lunga catena di circostanze sfortunate. Ma non da escludere, soprattutto in ospedale, nei reparti Covid-19 e in altri luoghi a maggior rischio. Non è un caso che il nuovo studio sia pubblicato sulla rivista dedicata alle infezioni ospedaliere e che si concentri sulla diffusione di un patogeno all’interno di questo ambiente, un rischio da non trascurare mai.

La ricerca

I ricercatori riportano i dati di una loro indagine svolta con un virus a dna (mentre il Sars-Cov-2 è un virus a rna) che colpisce le piante e quindi non è pericoloso per l’essere umano. Gli scienziati hanno posizionato un campione contenente questo virus su un corrimano di un letto d’ospedale, all’interno di una stanza isolata per pazienti con malattie infettive come Covid-19. Successivamente, hanno analizzato la presenza del virus all’interno di vari punti, ben 44, nello stesso reparto, misurando la persistenza del virus nelle ore e nei giorni.

Bastano 10 ore per un’ampia diffusione del virus

Dai risultati è emerso che, in assenza di un’adeguata disinfezione, dopo 10 ore il virus delle piante si è diffuso nel 41% dei punti campionati nel reparto. Fra i punti ci sono maniglie, la struttura dei letti, i braccioli delle sedie e i libri in sala d’attesa. Ma gli spostamenti risultano massimi – fino al 59% dei siti esaminati – a distanza di 3 giorni dopo aver posizionato il primo campione di virus, mentre diminuiscono dopo 5 giorni, quando il microorganismo inizia a desistere e sparire. I dati della persistenza sembrano simili a quelli rilevati in altre ricerche condotte su coronavirus (non Sars-Cov-2 ma ad esempio Sars-Cov-1), che parlavano di una sopravvivenza di qualche giorno – fino a 9. In generale, più colpite sono le zone molto vicine a quella iniziale, come gli altri letti presenti nella stanza.

L’interpretazione dei dati

“Il nostro surrogato è stato inoculato in un singolo sito”, ha sottolineato Elaine Cloutman-Green, coautrice, responsabile della sanità al Great Ormond Street Hospital, “ed è stato diffuso dal personale che ha toccato la superficie, dai pazienti e dai visitatori. Una persona con il Sars-Cov-2, però, lascia il virus su più di una superficie, tossendo, starnutendo e toccando poi le superfici”.

Lo studio descrive però uno scenario particolare, quello di una struttura sanitaria con pazienti potenzialmente contagiati e che hanno sintomi. Inoltre, ci sono anche buone notizie. “Come il Sars-Cov-2”, prosegue l’esperta, “il surrogato che abbiamo utilizzato può essere rimosso passando un disinfettante o lavandosi le mani con acqua e sapone”. Basta poco per eliminarlo, come sapevamo già. Lo studio, peraltro, fotografa gli spostamenti di questo virus e non quantifica, come specificano gli autori, la probabilità di contrarre l’infezione sulla base della diffusione sulle varie superfici. Insomma, la prudenza è d’obbligo e l’obiettivo non è fare allarmismo quanto piuttosto richiamare l’attenzione e sull’importanza di una corretta pulizia.

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