Foto: Louis Reed / Unsplash

Contro Covid-19 i vaccini sono decisamente efficaci, ma non bastano. Per far fronte alla pandemia nei paesi del mondo in cui le campagne vaccinali sono rallentate e per affrontare la diffusione di varianti più contagiose di Sars-Cov-2 servono anche terapie specifiche. Il miglior trattamento possibile per Covid-19 è un farmaco efficace, facile da somministrare, che possa essere adattato a eventuali varianti. Per il momento i candidati migliori sembrerebbero gli anticorpi monoclonali, che tuttavia mostrano non poche criticità.

Nel prossimo futuro, però, grazie alla tecnologia premio Nobel Crispr/Cas, potremmo avere una terapia che con grande precisione riconosce ed elimina il materiale genetico di Sars-Cov-2, impedendone la trasmissione e, di fatto, eliminando l’infezione virale. È quanto hanno riscontrato i ricercatori del Peter Doherty Institute for Infection and Immunity e del Peter MacCallum Cancer Center, in Australia. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, spianerebbero la strada per lo sviluppo di un farmaco innovativo.
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Quali sono le terapie disponibili

I numeri e le istituzioni sanitarie di tutto il mondo, lo confermano: la pandemia di Covid-19 è ben lontana dall’essere finita. La diffusione di nuove varianti, i sistemi sanitari fragili, la ridotta attuazione delle misure di sanità pubblica e la scarsa copertura vaccinale – specialmente nei paesi a basso reddito – stanno aggravando la situazione epidemiologica mondiale. Sebbene, quindi, in molti stati il tasso di immunizzazione della popolazione generale è piuttosto alto (in Italia ammonta al 50,21 % della popolazione over 12) e le previsioni sono promettenti, i casi e i morti per Covid-19 sono in aumento in tutto il mondo.

Almeno per il momento, solo i vaccini, per quanto efficaci, non bastano: c’è bisogno di terapie da somministrare immediatamente dopo la diagnosi di Covid-19, che migliorino gli esiti della malattia e, auspicabilmente, prevengano la trasmissione da una persona all’altra. Ad oggi non vi sono farmaci approvati efficaci e specifici contro il coronavirus, anche se buoni candidati sembrano essere gli anticorpi monoclonali, molecole innovative che riconoscono Sars-Cov-2 in maniera specifica e possono istruire il sistema immunitario a eliminarlo (lo scorso novembre sono saliti agli onori della cronaca in quanto sono stati utilizzati, in via del tutto sperimentale, per curare l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump). Eppure gli anticorpi monoclonali presentano diversi problemi: sono costosi, devono essere somministrati in ospedale per via endovenosa, e si dimostrano meno efficaci contro le nuove varianti. Servirebbe, invece, un farmaco antivirale economico, orale e non tossico. Gli scienziati dei due centri di ricerca australiani vogliono ottenere questo obiettivo utilizzando la tecnologia Crispr.

Lo studio e i risultati

Clustered regularly interspaced short palindromic repeats: ecco cosa vuol dire l’acronimo Crispr, tecnologia che è valsa il premio Nobel per la chimica nel 2020 a Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier. Crispr/Cas, che deriva da una forma di sistema immunitario adattativo presente nei batteri, è una tecnica di gene-editing in grado di riconoscere, legare ed eventualmente eliminare specifiche sequenze di Rna o Dna. La tecnologia Crispr al momento rappresenta una risorsa importante della ricerca e il futuro terapeutico di numerose malattie, da quelle genetiche ai tumori.

Con questo studio i ricercatori australiani hanno dimostrato che lo stesso approccio con Crispr ipotizzato come terapia di tumori infantili è in grado di sopprimere la replicazione di Sars-Cov-2, in un modello in vitro. I ricercatori hanno verificato cosa succede, in presenza della tecnologia da loro messa a punto, in cellule epiteliali di scimmia e umane infette dal coronavirus. I risultati sono stati incoraggianti, anche nei confronti di una delle varianti che destano preoccupazione, l’alfa (ex variante inglese). Il sistema Crispr programmato dai ricercatori è stato in grado di sopprimere il virus ed evitare la trasmissione dell’infezione.

Una volta che il virus viene riconosciuto, l’enzima del sistema Crispr (che si chiama Cas 13, ndr) viene attivato e lo elimina”, afferma Sharon R. Lewin, una degli autori dello studio. L’efficacia riscontrata nei confronti della variante alfa rappresenta un risultato promettente, anche nei confronti di nuove varianti, come la variante delta. “La flessibilità di Crispr/Cas13 significa che possiamo cercare di progettare rapidamente antivirali per Covid-19 e qualsiasi nuovo virus emergente“, conclude la ricercatrice. I prossimi passi? Studi in vivo su animali e, se tutto dovesse andare bene, studi clinici, per verificare l’effettiva applicabilità della tecnologia come terapia innovativa per Covid-19.

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