(foto: kuniharu wakabayashi via Getty Images)

La corsa ai vaccini contro il nuovo coronavirus non si ferma. E in gara, ovviamente non l’uno contro l’altro ma se mai tutti insieme, ci sono più di 95 candidati che diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno studiando – molti ancora in fase preclinica e solo qualcuno già testato su volontari umani. Poco più di un mese fa, un team dell’università di Oxford ha annunciato di star studiando un vaccino le cui prime dosi sarebbero potute arrivare già nell’autunno 2020. Oggi questo gruppo, cui si aggiunge una squadra anche italiana, sta per iniziare la fase 2-3 – le ultime due fasi – della sperimentazione clinica, come annuncia una nota della Oxford University. Ecco come funzionerà questo studio e a che punto siamo anche con gli altri vaccini.

Il vaccino di Oxford sta per iniziare la fase 2-3

Il 27 aprile 2020 il gruppo dello Jenner Institute all’università di Oxford dichiarava di aver iniziato il primo trial clinico con il vaccino denominato ChAdOx1 su un gruppo ristretto di pazienti. Qualora fosse andato tutto come previsto, spiegavano i ricercatori, le prime dosi disponibili (qualche milione) sarebbero potute arrivare già nel settembre 2020 – e questo è ancora possibile, ma tuttora non si ha alcuna certezza. Al vaccino sta lavorando anche l’Italia, come si legge in una nota dell’Ansa, che riporta che il trial clinico di fase 2-3 (la fase 3 è l’ultima della sperimentazione) partirà fra pochi giorni, sia nel Regno Unito, sia in Brasile.

Nella fase 1, iniziata nell’aprile 2020, sono già state fatte più di 1.000 vaccinazioni e il follow-up è ancora in corso. Nelle prossime fasi i partecipanti saranno molti di più, come previsto nel percorso della sperimentazione clinica sia dei vaccini sia dei farmaci, e saranno più di 10mila, di cui circa 5mila nel Regno Unito e 5mila in Brasile. Mentre nella fase 1 la fascia d’età coinvolta andava dai 18 ai 55 anni, nella fase 2 saranno inclusi anche partecipanti dai 56 anni in su e dai 5 ai 12 anni: questo servirà a capire se il sistema immunitario delle persone anziane ma anche dei bambini e dei giovanissimi risponde in maniera sufficiente al vaccino. Nella fase 3, poi, quando il vaccino avrà dimostrato in prima battuta di essere sicuro e efficace, i ricercatori dovranno valutare e confermare efficacia e sicurezza su un campione ancora più vasto di persone con più di 18 anni.

Vaccino, perché proprio il Brasile

Come mai prenderà parte anche il Brasile? I motivi sono dovuti al fatto che qui siamo nel pieno dell’epidemia (fra il 4 e il 5 giugno ci sono stati quasi 31mila nuovi casi di contagio e 1.473 morti in un solo giorno). Mentre in Italia e in altri paesi europei la (fortunatamente) bassa circolazione del virus non permette di poter svolgere trial clinici più ampi – tanto che tempo fa, nel pieno dell’epidemia, qualcuno si era chiesto se fosse etico infettare deliberatamente le persone in mancanza di un campione sufficientemente grande.

Vaccini, i trial clinici attivi

Ma ChAdOx1 non è l’unico candidato promettente. Attualmente i trial clinici – arrivati dunque già ai test sull’essere umano e non soltanto sugli animali – che studiano vaccini contro il coronavirus e che sono già attivi e partiti sono vari, come risulta dalla pagina ufficiale di Clinicaltrials.gov, su cui si possono trovare tutte le informazioni su trial preclinici e clinici sui vaccini e sulle terapie contro Covid-19. Il vaccino Ad5-nCov ha dato buoni risultati nella fase 1, il cui follow-up è ancora in corso, mentre in un altro trial è già partita la fase 2, dal 12 aprile 2020, su 508 partecipanti. Anche questo, come il precedente, utilizza un adenovirus, un comune virus del raffreddore, come vettore del materiale genetico del Sars-Cov-2 necessario per la vaccinazione.

Anche il vaccino mRna-1273 ha fatto registrare, nella fase 1, dati preliminari positivi per quanto riguarda la tollerabilità e la sicurezza (ma ancora solo su 8 partecipanti – la fase 1, appunto). Nel frattempo, il 15 maggio è iniziato poi un trial clinico, di fase 1 e 2, con un vaccino terapeutico, dunque non a scopo preventivo, come i precedenti, ma come terapia (non è la prima volta che si parla di vaccini terapeutici). Questo trattamento è una pillola derivata dal plasma inattivato dei pazienti con Covid-19. La pillola verrà somministrata una volta al giorno per almeno un mese in 20 volontari sani. Ma numerosi sono i candidati promettenti e solo il tempo ci dirà quanti e quali si mostreranno efficaci e arriveranno prima.

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