(foto: Marco Bertorello/AFP via Getty Images)

Al solo sentirne parlare, pensiamo subito all’inizio di un nuovo incubo. Una seconda ondata di casi del nuovo coronavirus, infatti, potrebbe essere catastrofica. E mentre il numero di nuovi contagi sta tornando ad aumentare in Europa, facendo temere che sempre più focolai sfuggano al controllo generando nuovamente una circolazione massiccia del virus, molti governi hanno deciso di ripristinare le misure di sicurezza, dalle mascherine, alla quarantena fino al rigido controllo di chi proviene dall’estero. Ma quali prove ci sono per poter affermare che sia realmente così?

Facciamo un rapido punto sui Paesi che sono in maggiore difficoltà. Secondo le stime diffuse dagli Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control) al 30 luglio in Europa (compreso il Regno Unito) sono stati segnalati complessivamente oltre 1 milione e 700mila casi di nuovo coronavirus, mentre i decessi salgono a circa 182mila. L’organizzazione, inoltre, ha riferito di “continuare a ricevere segnali di una ripresa dei casi o di grandi focolai locali in diversi Stati membri a seguito del progressivo allentamento delle misure di confinamento”.

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(fonte: Ecdc)

In particolare, dai dati degli Ecdc è emerso un aumento di focolai e di casi in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi balcanici. La Spagna, per esempio è alle prese con un nuovo aumento soprattutto in Aragona, Catalogna e Madrid. Anche la Germania e la Francia stanno registrando una nuova impennata di casi, tanto da spingere i governi ad adottare misure che implementino l’utilizzo delle mascherine nei luoghi pubblici (rispettivamente, negli ultimi 14 giorni, i casi sono saliti a 8 e 17 ogni 100mila persone). Anche Regno Unito, Svezia e Belgio, Romania, Bulgaria e il Lussemburgo non sono da meno, rispettivamente con 12, 32, 31, 72, 46 e 240 casi ogni 100mila abitanti (l’Italia è a 5 casi circa per 100mila).

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(Fonte: Ecdc)

Tuttavia, più che di una seconda ondata, si potrebbe trattare di una ripresa. A raccontarlo alla Bbc è Paul Hunter, un esperto della Norwich Medical School, secondo cui per seconda ondata, si intende che il coronavirus sarebbe prima dovuto sparire completamente, per poi tornare. “Non dovrebbe sorprendere poi che stia avvenendo in aree altamente popolate come l’Europa occidentale”, commenta l’esperto. “Il contenimento del virus si basa su efficienti sistemi in grado di rilevare i casi e sul fatto che i cittadini facciano la loro parte, rispettando le misure di prevenzione, come il mantenimento della distanza di sicurezza”. Chiaramente, evidenzia l’esperto, ogni momento di debolezza lascia i Paesi più suscettibili, in particolare perché il nuovo coronavirus potrebbe essere trasmesso anche da chi è asintomatico. Basta pensare all’aumento dei contagi registrato tra i giovani, che avendo meno probabilità di contrarre un’infezione da Covid-19 grave, sono meno attenti nel mantenere il distanziamento sociale. “Mentre i casi potrebbero tornare aumentare, vale la pena notare che non sono in alcun modo vicini ai livelli visti durante il picco della pandemia, spiega Hunter.

Qualunque sia la ragione dietro l’aumento dei casi, quel che è certo, a detta di Keith Neal, esperto di malattie infettive dell’università di Nottingham, è che continueranno per il prossimo futuro. “Questi picchi diventeranno la normalità, ma non sono affatto una seconda ondata”. Secondo l’esperto, infatti, i Paesi di tutta Europa stanno imparando a convivere con il coronavirus prendendo precauzioni come l’allontanamento sociale e indossando le mascherine, nell’attesa che arrivino trattamenti e vaccini. Bisogna, quindi continuare a non abbassare la guardia, perché, a quanto pare, che ciò che stiamo osservando sono ancora gli effetti della prima ondata, piuttosto che l’arrivo della tanto temuta seconda ondata.

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