(foto: Martin Sanchez on Unsplash)

In un clima di emergenza, di fronte all’arrivo di un nuovo patogeno, sconosciuto prima d’ora, l’incertezza è in qualche modo fisiologica, in certa misura lo è anche nella comunicazione. Uno degli aspetti più discussi relativi al nuovo coronavirus è per esempio la contagiosità o meno dei soggetti asintomatici o con pochi sintomi (pauci-sintomatici). Ed è anche uno degli aspetti fondamentali alla luce delle politiche di contenimento della pandemia (come la questione dei tamponi). Pur nel clima di incertezza, qualche risposta in merito all’infettività dei soggetti asintomatici o paucisintomatici arriva da più parti. Abbiamo provato a metterle insieme.

Partiamo dalle affermazioni ufficiali, quelle istituzionali. Le stesse che potrebbero però essere riviste alla luce delle ultime scoperte. Sono infatti materia di discussione di queste ore le stesse modalità di trasmissione del virus: alcuni studi suggerirebbero la capacità   del virus di raggiungere distanze maggiori rispetto a quanto creduto finora, in virtù della potenzialità di propagarsi anche attraverso aerosol e non solo droplets (una distinzione in sostanza di dimensioni, più piccole per l’aerosol). Al momento però l’ European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), ricorda che la principale via di trasmissione del virus è attraverso le goccioline di saliva emesse mentre si tossisce o starnutisce, da chi mostra dunque sintomi dell’infezione da coronavirus. Ma non solo: alcune evidenze, scrivono dall’Ecdc, “suggeriscono che la trasmissione possa avvenire anche da una persona infetta due giorni prima che manifesti i sintomi; tuttavia, rimane incertezza sugli effetti della trasmissione da persone non sintomatiche”.

L’Organizzazione mondiale della sanità, ribadisce in sostanza le stesse cose: le vie principali di trasmissione avvengono da persone infettate che mostrano i sintomi, con le modalità note, e che “Il rischio di contrarre Covid-19 da qualcuno senza alcun sintomo è piuttosto basso”. Piuttosto basso non significa nullo, e ancora: la distinzione sul rischio di contagiosità andrebbe riferita anche alla presenza di pochi sintomi. E infatti aggiungono: “Molte persone con Covid-19 presentano solo sintomi lievi. Soprattutto agli inizi della malattia. Per questo è possibile ammalarsi di Covid-19 da qualcuno che ha, per esempio, solo una debole tosse e non si sente malato”. E forse buona parte della confusione, così come dell‘incertezza in materia ha a che fare con questa tipologia-intensità di sintomi più che assenza totale, nonché con la notifica e la definizione stessa che nel tempo si è avuta per casi sintomatici e asintomatici, fa notare il New York Times.

Le posizioni ufficiali riassumono le evidenze in materia, e sono aperte a continui aggiornamenti che potrebbero arrivare dal proseguire della ricerca scientifica in materia. Qualcosa in questo senso comincia ad arrivare, insieme ad alcune osservazioni per così dire aneddotiche, o ancora non completamente confermate dalla comunità scientifica. Motivo per cui capita – e capita – di sentire voci completamente discordanti in materia anche da parte degli esperti. Cosa hanno detto?

L’epidemiologo della Harvard University Eric Feigl-Ding, commentando i dati che arrivavano dalla Corea del Sud, metteva per esempio in guardia sul rischio rappresentato dai giovani come vettori della malattia: proprio perché inconsapevoli (dei sintomi) con i loro comportamenti potrebbero alimentare la diffusione del virus.

Anche le analisi condotte a Vo’ Euganeo (Veneto) hanno dimostrato che circa il 70% della popolazione infetta è asintomatica. Soggetti identificati come portatori sani, ma comunque portatori, vettori, “formidabili fonti di contagio”, e per questo doverosamente da isolare. L’isolamento dei casi positivi a Vo’ Euganeo stesso, e quindi la rapida caduta dei casi, avrebbero confermato l’appello lanciato da alcuni esperti. Altre analisi preliminari, condotte in Lombardia, e per ora disponibili solo in pre-print su arXiv, per esempio, lasciavano supporre analoghi potenziali di trasmissione per persone con o senza sintomi, dal momento che tra i tamponi nasali delle persone con o senza sintomi non sono state rivelate significative differenze nelle cariche virali, pur con tutti i limiti relativi al ridotto numero di casi analizzati. Dello stesso parere una comunicazione apparsa nei giorni scorsi sulle pagine del New England Journal of Medicine. Ma sono ormai diversi i casi che nel complesso suggeriscono una trasmissione da asintomatici o prima della comparsa dei sintomi, da casi presintomatici. Al riguardo scrivono però, ancora dall’Ecdc nel settimo aggiornamento del Rapid risk assessment, che peso abbia questo sulle dinamiche di trasmissione della pandemia non è chiaro, anche perché le evidenze non sono ottimali, spiegano. Continuano di certo ad accumularsi, anche per quel che riguarda le sintomatologie lievi. Solo un paio di giorni fa per esempio un piccolo studio pubblicato su Nature, condotto su 9 pazienti, mostravava come, anche in casi da Covid-19 con sintomi lievi, si osservava un alto tasso di replicazione ediffusione del virus nelle alte vie aeree nella prima settimana dei sintomi.

Ma ancora: solo poche ore fa anche il virologo a capo dei Centers for Disease Prevention and Control (Cdc), Robert Redfield, in un’intervista parlava del ruolo degli asintomatici come vettori di malattia, come uno dei dati emersi dall’analisi dei dati in materia. Fino al 25%, spiegava Redfield, potrebbero essere asintomatici: “è un dato importante, perché ci sono individui che possono non avere nessun sintomo e che contribuiscono alla trasmissione, e abbiamo imparato che effettivamente contribuiscono alla trasmissione”, scrive la National Public Radio. Questo, insieme alle prove sul fatto che fino a 48 ore prima della comparsa dei sintomi – in chi poi insorgeranno – si osservano quantità considerevoli di virus a livello orofaringeo, spiegherebbe la rapida diffusione del virus nel paese, ha detto.

E potrebbe portare anche a revisioni sulle raccomandazioni di utilizzo delle mascherine. I Cdc al momento, così come l’Oms, ne raccomandano l’utilizzo – secondo misure igieniche corrette – solo a chi malato o si prende cura di persone malate, fuori dai contesti ospedalieri. E gli stessi Cdc di cui è a capo Redfield alla domanda se la trasmissione del virus possa avvenire anche da persone non malate rispondono con lo stesso tono di quelle che sono al momento le dichiarazioni dell’Ecdc e dell’Oms: si è più contagiosi quando si è più malati e anche ammettendo una trasmissione prima della comparsa dei sintomi, al momento non si crede sia questa la via preferita dal virus per diffondersi. Ma non mancano voci secondo cui, scrive la Cnn, queste dichiarazioni andrebbero quantomeno riviste.

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