(foto: R Franca/Eye Em via Getty Images)

L’emergenza del nuovo coronavirus, orma pandemia, è il tema del momento e ha cambiato la nostra routine quotidiana. Dai notiziari, dai media e dai social riceviamo ogni giorno dei numeri sull’emergenza Covid-19: quello dei contagiati, quello dei guariti e quello dei decessi, non necessariamente in questo ordine. Se istintivamente cogliamo al volo chi sono i contagiati – i positivi al test del tampone – quando e come si definisce invece un paziente guarito dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2? La risposta è ben precisa ed è stata stabilita dal Consiglio superiore di sanità, organo di consulenza tecnica e scientifica del ministero della Salute. Ecco cosa vuol dire guarire dalla Covid-19, secondo i numeri ufficiali (che ovviamente non tengono conto delle guarigioni silenziose, in cui il virus non era stato cercato visti i sintomi lievi o assenti).

Il paziente “clinicamente guarito

Ci sono due diverse definizioni tecniche, definite in un documento del Consiglio superiore di sanità, nonché riportate dall’Istituto superiore di sanità: quella di “paziente clinicamente guarito” e quella di “paziente guarito”.

Un malato che ha avuto il Covid-19 si definisce clinicamente guarito se, dopo aver manifestato i sintomi associati all’infezione da Sars-CoV-2, diventa asintomatico e le manifestazioni cliniche si sono risolte. L’infezione da Sars-CoV-2 deve essere stata documentata tramite il test virologico in laboratorio. In pratica si parla di chi smette di avere sintomi dopo averli manifestati in maniera più o meno grave – si va da febbre, tosse e affanno, nei casi lievi o medi a polmonite e insufficienza respiratoria in quelli gravi. Pur essendo clinicamente guarito, dunque asintomatico, il paziente può però ancora presentare un test positivo al Sars-CoV-2.

Il paziente guarito

Diverso è il caso del paziente guarito, che non lo è solo dal punto di vista clinico, ma anche virologico. In questo caso, infatti, la persona, oltre a non avere più i sintomi della Covid-19, deve essere risultata negativa a due test per il coronavirus Sars-CoV-2, svolti consecutivamente, a distanza di 24 ore uno dall’altro. Le autorità sanitarie, inoltre, consigliano di ripetere il test sul paziente, sia asintomatico sia in presenza di sintomi, non prima di sette giorni dal primo riscontro risultato positivo.

Ma quando il virus scompare del tutto?

Quando il paziente è guarito, di fatto il Sars-CoV-2 non è più rilevabile. I medici parlano in questo caso di clearance – ovvero eliminazione – del virus, un’espressione che indica la scomparsa dell’rna virale (il nuovo coronavirus è un virus a rna) rilevabile nei fluidi corporei. Questo vale sia in persone risultate positive e che hanno avuto la malattia sia in persone positive ma senza sintomi.

Chi è risultato positivo, anche se asintomatico (dunque non malato), deve ripetere il test, secondo le raccomandazioni delle autorità, dopo 14 giorni (che è anche la durata della quarantena) dal primo test, per verificare che sia diventato negativo. Non è un caso che 14 giorni sia anche la durata periodo dell’isolamento o della quarantena, dato che questa finestra temporale copre tutto (e oltre) il periodo di incubazione.

Gli esperti hanno concluso infatti che quando entrambi i test molecolari per il Sars-CoV-2, svolti consecutivamente, in pazienti positivi asintomatici o a cui i sintomi sono passati sono “indicativi della clearance virale dall’organismo”, si legge nel documento del ministero. La negatività confermata e ripetuta indica che non si è più contagiosi, come spiegato precedentemente: non si rimane portatori sani, un elemento confortante.

Cosa succede dopo che il coronavirus scompare

L’eliminazione del virus solitamente si accompagna alla comparsa di anticorpi specifici di tipo IgG per il Sars-CoV-2 prodotti dall’organismo. Questo è un passo importante perché si sviluppa un’immunità al patogeno. “Tali anticorpi”, si legge nel documento del ministero della Salute, “hanno un carattere protettivo, ovvero sono in grado di difendere l’organismo da eventuali reinfezioni con lo stesso virus”.

Ci si può re-infettare subito dopo essere guariti?

Ma è stato riferito dai media il caso di una persona due volte positiva al coronavirus e qualcuno si è chiesto se sia possibile una re-infezione, anche se gli scienziati sono scettici. Nel documento del ministero della Salute si legge che riguardo al caso di “possibile reinfezione da Sars-CoV-2, non è escludibile che venga ricondotto ad una lunga persistenza del virus nell’organismo, e che alla base dell’osservazione vi possa essere o un’inadeguata gestione pre-analitica del campione o un limite di sensibilità del test”. Insomma, è verosimile che ci sia stato un problema nello svolgimento del test e che la persona sia sempre stata positiva lungo tutto il periodo fra le due presunte infezioni. E il documento aggiunge è poco probabile che ci sia stata una seconda nuova infezione dovuta a una mutazione del virus. “I dati correnti – si legge – sembrerebbero escludere la possibilità di rapida insorgenza di mutanti in grado di sfuggire al controllo del sistema immunitario quando questo sia stato in grado di eliminare il virus”.

The post Coronavirus, cosa vuol dire essere “guariti” dal Covid-19 (e quando si può dire) appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it