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Il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 e la relativa malattia, Covid-19, continuano a tenere banco nelle pagine dei giornali e nei laboratori scientifici di tutto il mondo. I contagi totali hanno superato le 75mila persone (compresi i primi casi di italiani mai stati in Cina e il primo decesso, a Padova), mentre le vittime sono oltre 2mila. Gli scienziati di tutti i continenti hanno messo in piedi misure straordinarie per gestire l’emergenza sanitaria: in Cina, in particolare, sono partiti oltre 182 trial clinici (qui l’elenco completo) per testare potenziali trattamenti contro la malattia. Abbiamo provato a scartabellare i registri per capire quali sono le linee terapeutiche più interessanti.

Una doverosa precisazione: il monito dell’Organizzazione mondiale della sanità

L’Organizzazione mondiale della sanità, come ha raccontato Nature, si sta accollando l’arduo compito di coordinare e monitorare dall’alto i trial clinici. Uno dei punti più delicati, spiega Souma Swaminathan, esperto dell’agenzia, riguarda la standardizzazione dei protocolli, per far sì che i risultati siano immediatamente e contemporaneamente riproducibili e verificabili da centri di ricerca indipendenti tra loro: se i trial cinesi, che arruolano una media di 600 pazienti ciascuno, non sono progettati con standard rigorosi (gruppi di controllo, randomizzazione, misure precise dei risultati clinici), tutti gli sforzi saranno vani.

Per questo l’Oms ha raccomandato agli scienziati cinesi di impostare degli standard condivisi ancora prima di cominciare a mescolare le provette. Tanto per fare un esempio, le fasi della progressione della malattia – recupero o peggioramento – devono essere misurate sempre allo stesso modo, indipendentemente dal trattamento testato. “La priorità è anzitutto quella di far sì che i trial clinici siano condotti correttamente”, ha detto Swaminathan. “In questo modo possiamo capire più facilmente quale trattamento funziona e quale non funziona, e i pazienti potranno avere benefici più rapidamente”.

Si prova col remdesivir

Una delle linee terapeutiche attualmente allo studio coinvolge il remdesivir, un antivirale sperimentale messo a punto da Gilead già sperimentato con moderato successo contro diversi tipi di coronavirus in studi animali. Il remdesivir blocca gli enzimi usati dai virus per replicarsi nelle cellule umane: non è ancora stato approvato per l’uso clinico, ma sembra almeno essere sicuro, stando ai risultati di un trial clinico condotto nel 2018 su pazienti che avevano contratto l’ebola.

Poche settimane fa, la Cina ha avviato due diversi trial clinici randomizzati, uno su pazienti con sintomi gravi e l’altro su pazienti con sintomi moderati o lievi, per un totale di 760 persone, per valutare l’efficacia del remdesivir rispetto al placebo. Si tratta della prima sperimentazione di questo tipo mai condotta su esseri umani, eccezion fatta per il caso di un singolo paziente che, negli Stati Uniti, è sopravvissuto all’infezione dopo essere stato trattato con l’antivirale, nel gennaio scorso. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, gli studi dovrebbero essere completati intorno alla fine di aprile, e la molecola potrebbe essere approvata dalle autorità cinesi entro maggio (anche se potrebbe essere troppo tardi: Shibo Jiang, virologo della Fudan University di Shangai, ha detto che in quel momento “l’epidemia potrebbe essere già finita”).

I trattamenti per hiv, influenza e malaria

Un’altra linea terapeutica interessante riguarda la combinazione di due antivirali, il lopinavir e il ritonavir, già approvati per il trattamento di pazienti contagiati da hiv. Come il remdesivir, anche queste due molecole agiscono sugli enzimi usati dai virus per replicarsi all’interno delle cellule: in Cina è appena iniziato un trial clinico per valutarne l’efficacia. Studi animali condotti in precedenza hanno mostrato che la combinazione di lopinavir e ritonavir ha ridotto le cariche virali in pazienti affetti da Sars e Mers.

Altre due sperimentazioni in partenza coinvolgeranno invece l’oseltamivir e l’arbidol, antivirali già usati per il trattamento dell’influenza, che impediscono al virus di attaccarsi alle superfici delle cellule ospiti. Anche in questo caso, per avere i primi risultati bisognerà attendere qualche mese.

E ancora: altre équipe di scienziati cinesi stanno avviando diversi trial clinici per testare l’efficacia della clorochina, un farmaco antimalarico che si è mostrato moderatamente efficace nell’eliminare il coronavirus nelle colture cellulari.

Steroidi, siero, staminali

L’elenco delle possibilità terapeutiche in corso di valutazione è ancora lungo: si studiano per esempio l’effetto degli steroidi per ridurre i sintomi nei pazienti più gravi e l’efficacia di infusioni di siero prelevato dai soggetti sopravvissuti, come già tentato con l’ebola. L’idea alla base di quest’ultimo approccio – in via di sperimentazione in un trial clinico che coinvolge 300 pazienti – è che gli anticorpi sviluppati dai sopravvissuti possano aiutare il sistema immunitario dei neocontagiati a combattere il virus.

E ancora: il registro cinese comprende anche due trial che coinvolgono le cellule staminali. Il primo sarà condotto al First Affiliated Hospital della Zheijang University, e coinvolgerà 28 persone cui saranno infuse staminali prelevate dal sangue mestruale; i risultati saranno comparati con quelli di pazienti che non hanno ricevuto l’infusione. C’è da dire, però, che al momento l’idea che le staminali possano aiutare a combattere l’infezione da coronavirus è supportata da prove molto deboli.

Medicina tradizionale

Al momento, sono stati registrati 15 trial clinici, per un totale di circa 2mila pazienti, che testeranno l’efficacia di diversi trattamenti della medicina tradizionale cinese. Il più ampio, che coinvolge 400 pazienti e un gruppo di controllo, ma per cui non è previsto il confronto con un placebo, valuterà lo shuanghuanglian, un preparato che contiene estratti di un frutto del genere Forsythia, usato per il trattamento di diverse infezioni da oltre 2mila anni.

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