(foto: Miguel Medina/ AFP via Getty Images)

Ogni volta che si esce di casa è obbligatorio indossare la mascherina. Ma vanno bene anche sciarpe e foulard. È una delle misure più restrittive appena introdotte dall’ordinanza della Regione Lombardia, secondo cui per limitare la diffusione del nuovo coronavirus tutti i cittadini devono uscire dalla propria abitazione con le mascherine, o nel caso in cui non si abbia la disponibilità “anche attraverso semplici foulard e sciarpe”, si legge nell’ordinanza, in grado di coprire naso e bocca.

Ma c’è chi su questa ultima misura di contenimento si è mostrato molto dubbioso: per esempio, nei giorni scorsi il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha dichiarato: “mascherina obbligatoria? Io non la uso perché rispetto le distanze. È importante indossarla se non si rispettano le distanze”. Mentre Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, che ha affermato: “Sull’uso delle mascherine non ci sono evidenze fortissime. Sappiamo che sono utili per prevenire il contagio da chi è infetto, ma la misura fondamentale è il rispetto del distanziamento sociale”. Senza contare che le mascherine hanno attualmente problemi di rifornimento.

Ricordiamo, infatti, che le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riguardo l’uso delle mascherine sono molto chiare. Non servono per proteggersi dall’infezione, bensì per proteggere gli altri da chi è positivo al coronavirus. Bisogna, perciò, utilizzarle solo nel caso in cui si è sospetti di essere positivi, in presenza di sintomi da Covid-19, e se si assiste un malato. Se il loro utilizzo non viene associato alle misure principali per contenere la diffusione del nuovo coronavirus, ossia mantenere la distanza di sicurezza gli uni dagli altri di almeno un metro e lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone, le mascherine diventano strumenti inutili. Secondo un rapporto dell’Oms dello scorso gennaio, inoltre, le mascherine di stoffa (cotone o garza) non sono consigliate in alcuna circostanza. E, sempre per l’Oms, non ci sono prove scientifiche sufficienti per dimostrare che il coronavirus può trasmettersi, oltre che tramite le droplets, anche via aerosol(e perciò rimanere per lunghi periodi di tempo sospeso nell’aria), tranne che nei contesti ospedalieri.

E mentre le mascherine sono obbligatorie anche in molti paesi dell’Asia, nella Repubblica ceca e in Slovacchia, una risposta definitiva sulla loro reale efficacia sembra ancora non arrivare. Come vi avevamo raccontato, infatti, Ben Cowling, epidemiologo dell’Università di Hong Kong, aveva dichiarato a Nature, riguardo la differenza tra droplets e aerosol, che “le particelle che fuoriescono possono avere una vasta gamma di dimensioni. Da molto grandi fino agli aerosol”, e in un recente articolo di Science, che le mascherine possono risultare efficaci. Sia quelle chirurgiche sia le più protettive N95, secondo l’esperto, si sono dimostrate in grado di prevenire numerosi casi di infezione respiratoria tra il personale sanitario. “Non avrebbe senso l’idea per cui le mascherine chirurgiche sono molto importanti per il personale sanitario ma non siano utili per il resto delle persone”, ha dichiarato l’esperto. Sempre nello stesso articolo Arnold Monto, esperto dell’Università del Michigan, ha aggiunto che se sapessimo quali persone sono positive asintomatiche faremmo loro indossare la mascherina, “ma non sappiamo chi sono”. Un altro problema, inoltre, è che gli operatori sanitari sono stati istruiti su come indossarle e rimuoverle correttamente, mentre l’inesperienza e un falso senso di sicurezza delle mascherine da parte delle persone potrebbe farle diventare un serio problema.

Ricordiamo che esistono diverse tipologie di mascherine che, secondo il parere della scienza, potrebbero avere tutte una parziale utilità, se ovviamente utilizzate nel modo giusto. C’è quella chirurgica, la tipologia più semplice, che consiste in un insieme di strati di tessuto-non-tessuto che formano una barriera impenetrabile alle goccioline liquide ma permeabile all’aria, e che servono a chi è infetto (e non, perciò, a proteggere le persone sane visto che non aderiscono perfettamente al viso di chi la indossa, e lasciano scoperti anche gli occhi e altre mucose). Poi, ci sono quelle chiamate maschere dotate di filtro, indicate anche con la sigla N95, che riescono a filtrare almeno il 95% delle particelle sospese nell’aria, inclusa l’eventuale presenza del nuovo coronavirus.

Come vi avevamo raccontato, quindi, mentre la mascherina chirurgica serve per proteggere le persone chi sta intorno, perché offre una schermatura alle goccioline di saliva (ma non l’aerosol), le N95 offrono una parziale protezione solo se vengono indossate correttamente. Anche se, uno studio del 2016 aveva evidenziato che non è detto che queste mascherine sono davvero più efficaci di quelle chirurgiche, almeno per quanto riguarda la protezione del personale sanitario da una malattia virale come l’influenza. Un risultato confermato, poi, in una ricerca del 2017, secondo cui una maggior efficacia delle maschere N95 è stata verificata solo nel caso delle patologie di origine batterica, ma non per le malattie virali. Una parziale utilità di entrambe le mascherine che, tuttavia, viene completamente annullata, da comportamenti scorretti nel modo di indossarle e rimuoverle.

Ma qual è allora il materiale più efficace in grado di bloccare il nuovo coronavirus? La comunità scientifica sta cercando di rispondere a questa domanda, testando i più disparati materiali di uso quotidiano, come federe, pigiami di flanella e sacchetti dell’aspirapolvere, che hanno mostrato risultati migliori, e sciarpe e foulard che hanno invece riportato il più basso grado di filtraggio per le particelle virali. Per capire quale materiale è migliore da mettere su naso e bocca, se non si hanno a disposizione le mascherine, basta fare un semplice test della luce. “Se la luce passa molto facilmente attraverso le fibre e si possono vedere gli intrecci di fibre, non è un buon tessuto”, spiega al New York Times Scott Segal, del Wake Forest Baptist Health. “Se il tessuto ha una trama più compatta e la luce non lo attraversa tanto, allora è il materiale che puoi usare”. Gli statunitensi Center for Disease Control and Prevention (Cdc), infatti, ora raccomandano di indossare mascherine di stoffa in ambienti pubblici dove le altre misure di contenimento sono difficili da rispettare (mentre le mascherine chirurgiche e le N95 devono essere riservate al personale medico). E raccomandano che i rivestimenti in tessuto devono essere lavati regolarmente, a seconda della frequenza dell’utilizzo, in lavatrice. Bisogna, inoltre, fare attenzione a come rimuoverle nel modo corretto: “non toccare gli occhi, il naso e la bocca quando si rimuovono le mascherine dal viso e lavarsi le mani immediatamente dopo la rimozione”, spiegano i Cdc.

Come riporta il ministero della Salute, ricordiamo che per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus rimane di fondamentale importanza curare l’igiene delle mani e rispettare la distanza di sicurezza. Per mettere e togliere la mascherina, ricordiamo di seguire attentamente questi passaggi: prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica. Copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che aderisca bene al volto ed evita di toccare la mascherina mentre la indossi (se la tocchi, lavati le mani). Quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla; infatti sono maschere mono-uso. Togli la mascherina prendendola dall’elastico (non toccare la parte interna della mascherina), gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

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