(foto: Miguel Medina/AFP via Getty Images)

L’Italia ormai è zona protetta per un lungo periodo di tempo. Le misure di contenimento, sempre più restrittive e rigorose, appena messe in atto nell’interna penisola per riuscire a limitare la diffusione del nuovo coronavirus potrebbero, infatti, durare a lungo, in quanto il picco dei contagi sembrerebbe essere ancora molto lontano. A ipotizzarlo è un modello matematico messo a punto per la pandemia influenzale del 2009 e applicato al nuovo coronavirus da Stefania Salmaso, ex direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss). E secondo le prime previsioni, appena pubblicate su Scienza in rete, sito del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il picco dei contagi nelle aree di prima introduzione, come la Lombardia, potrebbe arrivare a metà aprile, con picchi più tardivi anche nelle altre regioni del Paese.

Per comprendere la situazione attuale è importante guardare alle esperienze del passato e analizzare il lavoro svolto durante la pandemia A/H1N1pdm09 del 2009, che può offrire un scenario plausibile dell’evoluzione dell’epidemia a breve tempo. “Condivido la riluttanza delle autorità nel fare previsioni sul picco dell’epidemia da Covid-19, ma credo che i numeri del contagio aggiornati quotidianamente non bastino a fornirci uno scenario di evoluzione”, spiega l’esperta all’Ansa. “I cittadini devono sapere che non si tratta di cambiare il proprio stile di vita solo per una o due settimane: probabilmente le misure di contenimento dovranno essere mantenute a lungo”.

Nel modello della pandemia del 2009 si erano ipotizzati tre scenari diversi: nel peggiore, ovvero un R0 (che è il tasso di riproduzione dei casi di malattia da un singolo caso contagioso) pari a 2 (quindi che ogni persona infetta potesse contagiarne altre due), l’infezione sarebbe arrivata in Italia dopo 37 giorni dal primo caso mondiale attraverso i principali aeroporti internazionali. E, senza alcuna misura di contenimento, il modello stimava che l’infezione avrebbe raggiunto il picco di diffusione 90 giorni dopo.

Per la Covid-19, spiega l’esperta, i primi casi confermati in Lombardia sono del 21 febbraio, per cui come data di prima introduzione del nuovo coronavirus si risale facilmente alla metà di gennaio. “Considerando che ogni persona con coronavirus ne infetta in media 2,6, nel modello i tempi si accorciano in modo proporzionale, collocando una verosimile data di introduzione verso la fine del mese di gennaio”, spiega Salmaso. Il modello, inoltre, prevedeva che in assenza di misure di contenimento, la crescita del numero di casi avrebbe raggiunto il massimo di diffusione tra i 54 4 i 125 giorni. “Anche questa stima, se R0 è maggiore del valore 2 considerato, il picco viene raggiunto prima”, spiega l’esperta sul sito. “Se il virus è stato introdotto alla fine di gennaio, e se il modello è verosimile alla situazione attuale, l’apice della curva epidemica può essere atteso verso la metà di aprile“.

Sebbene le previsioni siano ipotetiche, in quanto la Covid-19 non si comporta come un’influenza, la consapevolezza di un probabile scenario e dei tempi da affrontate è fondamentale per il contributo di ognuno di noi. A incoraggiarci, conclude l’esperta, sono i dati della Cina, dove l’isolamento prolungato sembra aver portato a una riduzione dell’indice di contagiosità sotto il valore oltre il quale l’epidemia si estingue.

The post Coronavirus: il picco dei contagi, probabilmente, è ancora lontano appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it