(foto: Gil Cohen-Magen/AFP via Getty Images)

Il nuovo coronavirus, sappiamo bene, colpisce molti organi e tessuti del nostro organismo. Oltre ai polmoni, infatti, attacca anche il fegato, il cervello, la pelle, i testicoli e il cuore. Durante la pandemia, per esempio, molti studi hanno evidenziato come numerosi pazienti affetti dalla Covid-19 abbiano riportato gravi danni anche al sistema circolatorio. E mentre l’intera comunità scientifica sta tentando di trovare una spiegazione sul perché il virus causi i coaguli di sangue, frequente complicanza della malattia, una ricerca appena dimostrato come il sangue dei malati potrebbe essere usato per prevedere la progressione della malattia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell System, rappresenta quindi un importante passo in avanti per lo sviluppo di un test diagnostico in grado di predire se un paziente svilupperà sintomi gravi. Ma non solo: una ricerca della 23andMe, società specializzata nell’analisi del dna e nella ricerca di correlazioni tra genoma e rischio di patologie, ha scoperto che il gruppo sanguigno gioca un ruolo nella suscettibilità alla Covid-19. Secondo i risultati, ancora preliminari, infatti, il gruppo sanguigno 0 ridurrebbe significativamente il rischio di contrarre il nuovo coronavirus.

Ma cosa è emerso esattamente da questi due nuovi studi? Nel primo articolo, i ricercatori dell’ospedale universitario della Charité di Berlino, in collaborazione con il Francis Crick Institute di Londra, sono andati a caccia dei biomarcatori, caratteristiche biologiche che potrebbero fornire uno strumento affidabile per prevedere la progressione e la gravità della malattia. Servendosi di innovative tecniche analitiche, infatti, il team di ricerca ha scoperto alcune differenze nei campioni di sangue dei casi gravi rispetto a quelli con sintomi più lievi. Analizzando il plasma sanguigno di 31 pazienti affetti dalla Covid-19, i ricercatori sono riusciti a determinare i livelli di varie proteine nel sangue e identificare vari biomarcatori, collegati alla gravità della loro malattia.

Dai risultati, infatti, hanno individuato 27 proteine che variavano quantitativamente a seconda della gravità della malattia. “Questi risultati pongono le basi per due applicazioni molto diverse. Un possibile uso futuro sarebbe per la prognosi della malattia”, spiega l’autore dello studio Markus Ralser. “Un esame del sangue precoce consentirebbe al medico di prevedere se un paziente con Covid-19 svilupperà o meno sintomi gravi. Ciò potrebbe quindi salvare vite: quanto prima i medici sanno quali pazienti necessiteranno di terapia intensiva, più velocemente potranno usufruire delle opzioni di trattamento disponibili”.

Un’altra possibile applicazione futura, aggiunge l’esperto, potrebbe essere quella di un test diagnostico, che potrebbe essere più preciso e obiettivo riguardo alle condizioni di salute di un paziente. “In alcuni casi, i sintomi di un paziente non sembrano fornire un quadro accurato del loro vero stato di salute”, commenta l’autore. “Una valutazione obiettiva, basata sul loro profilo dei biomarcatori, potrebbe essere estremamente utile in questo senso”.

Il secondo studio, invece, sembra confermare i risultati di due recenti studi svolti in Cina, in Italia e in Spagna, nei quali è stato evidenziato un legame tra gruppo sanguigno, determinato dal gene ABO, e suscettibilità e gravità della Covid-19. La società californiana 23andMe, infatti, ha suggerito come una precisa tipologia di sangue potrebbe svolgere un ruolo protettivo e rendere immune al coronavirus. Per capirlo, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati di 750mila partecipanti, scoprendo un collegamento diretto tra gruppo sanguigno del paziente e la sua suscettibilità all’infezione. In particolare, dai risultati preliminari è emerso che i partecipanti con il gruppo sanguigno 0 hanno, in generale, una minor probabilità (tra il 9 e il 18%) di risultare positivi al virus rispetto ai partecipanti con altri gruppi sanguigni, e quelli più esposti al coronavirus (come gli operatori sanitari) del 13-26% in meno di contrarre il virus. Per ora, quindi, i dati preliminari sembrano fornire prove dell’importanza del gruppo sanguigno di una persona nelle diverse suscettibilità al coronavirus.

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