(Foto: Kevin Frayer/Getty Images)

Prima i dipendenti delle aziende statali, poi i membri del governo e i dipendenti delle aziende farmaceutiche che hanno prodotto i vaccini. E a breve anche gli insegnanti, il personale dei supermercati e chi ha viaggiato in aree a rischio. È quanto riporta il New York Times, secondo cui una enorme parte della popolazione in Cina è e sarà presto vaccinata contro il nuovo coronavirus. Sebbene la comunità scientifica non sia ancora riuscita a sviluppare un vaccino sicuro ed efficace contro la Covid-19, il governo cinese ha deciso di accelerare i tempi e somministrare a decine di migliaia di persone tre vaccini candidati, al di fuori quindi del normale processo di sperimentazione che serve appunto per dimostrare la sicurezza e l’efficacia di un farmaco.

Finora, nessun altro Paese oltre alla Cina ha distribuito su larga scala vaccini sperimentali. Sebbene, infatti, la sfrenata corsa a un vaccino continua a velocità da record, gli Stati Uniti e altri paesi si stanno muovendo con maggiore cautela. Le aziende farmaceutiche americane, per esempio, nonostante le pressioni del presidente Donald Trump, si sono impegnate a rispettare i tempi necessari per esaminare a fondo i vaccini candidati prima del loro utilizzo su larga scala. Mentre in Russia, il primo paese ad approvare un vaccino prima che i trial clinici fossero completati, le autorità devono ancora cominciare a distribuirlo.

Degli unici candidati vaccini cinesi attualmente presenti negli studi clinici, quelli utilizzati dal governo cinese si trovano tutti nella fase 3 (l’ultima) della sperimentazione, che serve appunto per testare la sicurezza di un farmaco. Ma non è ancora chiaro, sottolinea il New York Times, quante persone abbiano a oggi ricevuto questi vaccini contro il coronavirus. Per esempio Sinopharm, una società statale cinese che sta svolgendo gli studi di fase 3 del suo vaccino candidato negli Emirati Arabi, in Perù, Marocco e Argentina, ha riferito di averlo già somministrato a centinaia di migliaia di persone, mentre Sinovac Biotech, una società con sede a Pechino, ha parlato di circa 10 mila persone, oltre a tutti i suoi dipendenti (circa 3mila) e le loro famiglie.

Nel frattempo, altre comunicazioni del governo hanno chiesto ai funzionari di identificare chi potrebbe candidarsi per ricevere un vaccino (uso in emergenza) e di includere le persone nelle scuole, negli asili e nelle case di cura, così come chi viaggia in aree ad alto rischio. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da Zheng Zhongwei, della China’s National Health Commission, la Cina avrebbe ottenuto “comprensione e sostegno” da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità per poter avviare il piano di sperimentazione per l’uso in emergenza di vaccini contro la Covid-19, prima, quindi, che la loro efficacia e sicurezza siano state pienamente dimostrate da studi clinici.

I vaccini non approvati, tuttavia, potrebbero essere pericolosi. Per esempio, come hanno raccontato gli esperti al New York Times, oltre al fatto che possono avere potenziali effetti collaterali, se fossero inefficaci potrebbero dare a un falso senso di sicurezza e, quindi, incoraggiare comportamenti che aumenterebbero notevolmente il numero di infezioni da Covid-19. “Potrebbero essere necessari dai tre ai sei mesi prima di avere i risultati della fase 3, e ormai non bisogna più aspettare così tanto”, ha spiegato Raina MacIntyre, della University of New South Wales a Sideny, sottolineando che non raccomanderebbe l’uso in emergenza dei vaccini prima della conclusione della fase 3.

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