(foto: Getty Images)

Alle 12:30 di oggi i numeri ufficiali dell’epidemia di Covid-19 in Italia sono stati aggiornati: 528 persone risultate positive al coronavirus, e 282 casi confermati dall’Istituto superiore di Sanità (l’Iss). Ossia, i confermati sono poco più della metà del totale. Ministero della SaluteProtezione civile hanno un problema nella comunicazione dei dati? Non si crea confusione? È lo stesso problema riscontrato sul Corriere della sera da Walter Ricciardi, rappresentante dell’Italia presso l’Organizzazione mondiale della sanità e consulente del ministero proprio per l’emergenza coronavirus sui numeri di ieri: 400 casi contro i 190 confermati. Anziché soffermarci sugli aggiornamenti dell’ultim’ora, abbiamo provato a capire insieme allo stesso Ricciardi qualcosa in più del metodo con cui i dati vengono raccolti e comunicati, forse con qualche complicazione di troppo.

“Germania, Francia e Regno Unito, di cui conosco la situazione con certezza, comunicano i casi soltanto solo quando sono certi“, ha chiarito Ricciardi a Wired. “Se anche in Italia usassimo lo stesso criterio, alle 18:00 del 26 febbraio saremmo stati fermi a 190. E ora saremmo a 282, anziché 528. Ma come nasce questa discrepanza su quasi la metà dei casi? “Uno è il numero complessivo segnalato dalle Regioni”, ha spiegato, “mentre la differenza rispetto al valore più basso è da considerare come il computo dei casi sospetti ma non confermati, almeno fino a quando non ci sarà la verifica da parte dell’Istituto superiore di sanità”.

Un meccanismo, questo, che ha illustrato a Wired anche Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe che sta facendo un monitoraggio indipendente dei casi di Codiv-19 in Italia e anche a livello internazionale. “Dal punto di vista tecnico”, ha ribadito, “quello che accade per il flusso della comunicazione è che, dopo un primo test negli ospedali in cui ci sono casi sospetti, i positivi vengono notificati alle Regioni, che a loro volta in conferenza stampa comunicano il numero totale. Tuttavia, questi casi devono essere sottoposti a una successiva validazione del test presso l’Iss, quindi c’è un passaggio da un’analisi fatta localmente a una nazionale”.

La questione, dunque, più che strettamente sanitaria pare essere di natura comunicativa. “La maggior parte dei Paesi distingue i casi che riporta tra under investigation e confirmed, aggiunge Cartabellotta. “L’inghippo sta nel non avere riportato fino a oggi in maniera differenziata i casi da sottoporre a conferma rispetto a quelli confermati definitivamente. Se la situazione è questa, il meccanismo di centralizzazione dell’informazione in questo momento non sta funzionando”. Certamente, quel numero 528 non è solo una questione interna nazionale, ma campeggia sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità, e mostra a tutti che siamo il terzo Paese in assoluto per casi confermati. “I dati sono via via inviati a un’organizzazione internazionale, ma un neo-consulente del ministero ora dice, giustamente, che il meccanismo di comunicazione dei dati non è in linea con le modalità con cui dovrebbe essere fatto. E il risultato è che si rischia di non capirci più nulla sui numeri”.

Anche perché, chiudendo il cerchio, all’Oms i dati vengono comunicati direttamente dal ministero della Salute, che quindi da un lato si trova a dover rispondere all’obbligo di riportare fedelmente ciò che le regioni comunicano, ma allo stesso tempo si pone il tema se abbia senso o meno comunicare o meno quei casi ancora dubbi, gli under investigation.

Soluzione in vista, forse

Alla domanda sul perché non si passi a comunicare anche all’Oms e sui canali ufficiali del Ministero il dato dei soli confermati, ridimensionando nell’immediato il computo totale di un fattore due, Ricciardi ha risposto senza esitazioni: “È quello che credo che faremo dalle prossime ore“.

Una possibile correzione in corsa, non avvenuta nella conferenza stampa di fine mattina, che modificherebbe molte delle prassi a cui ci siamo abituati in questi ultimi giorni. “Non avrebbe più senso allora che ogni Regione alla sera faccia una propria conferenza stampa”, ha ipotizzato Cartabellotta. “Non ha senso, in particolare, che ogni Regione comunichi i casi rilevati sul proprio territorio qualora da protocollo si sia stabilito che serva una conferma dell’Istituto superiore di sanità”.

Quindi davvero i casi reali sono la metà?

Probabilmente no, il conto da poco aggiornato a 528 potrebbe comunque essere una buona stima, solo arrivata in anticipo rispetto a quando la si sarebbe dovuta comunicare. Il dato interessante, che probabilmente conosce solo l’Istituto superiore di sanità, sarebbe la percentuale di casi rilevati dalle regioni che poi si solo rivelati dei falsi positivi. Se ha fatto notizia l’accaduto in Piemonte, dove i 3 casi di Torino sono poi stati ridotti a 1, sui grandi numeri la variazione potrebbe essere assai meno significativa.

“Non conosco la statistica precisa”, ha spiegato a Wired Ricciardi, “ma credo che la maggior parte di questi casi verrà confermata. Ma è comunque sbagliato dire che sono casi prima della loro conferma: se devo dare una diagnosi la do quando sono certo, non quando la sospettoPuò anche darsi che alla fine verranno confermati tutti quei casi”, ha concluso, “ma se le Regioni continuano a comunicarli in attesa della conferma, noi siamo obbligati a darli all’Oms. Per cui spero che da oggi si crei un flusso rigoroso per cui i casi vengono comunicati non dalle regioni ma dall’Istituto superiore di sanità”.

Ad avallare l’ipotesi che nei prossimi giorni la grande maggioranza dei casi under investigation continuerà comunque a essere confermata è anche Cartabellotta, che aggiunge una nota di dettaglio. “Ci sono laboratori, come il Sacco di Milano o lo Spallanzani di Roma, che hanno una tale esperienza per poter effettuare queste conferme già a livello regionale senza passare a quello nazionale. L’attrezzatura è così sofisticata che si può discutere sul fatto che ciò che conferma il Sacco debba poi essere confermato di nuovo dall’Iss. Dato che la procedura non è scritta, sappiamo che ci sono centri regionali di riferimento che fanno questo test, ma le regioni che hanno un centro altamente qualificato li possono direttamente confermare”.

Emblematico è il dato, aggiornato a fine giornata del 26 febbraio, dato oggi alle 12:30 dalla Protezione civile. “Risultano confermati 282 casi sui 282 campioni che sono stati analizzati”, ha detto in conferenza stampa Angelo Borelli. In pratica, secondo quest’ultima rilevazione abbiamo un 100% di conferme. Borrelli ha anche ribadito, rispondendo alle domande dei giornalisti, che sarebbe stato il caos se la Protezione civile avesse comunicato un dato inferiore alla somma di quelli diffusi dalle singole regioni. “Dal punto di vista della comunicazione ufficiale stiamo dando un’informazione trasparente, e immaginiamo che l’Iss confermerà via via i dati che stiamo già dando”, ha concluso.

Dunque in ogni caso, anche nell’ipotesi del ridimensionamento dei numeri, saremmo terzi nella graduatoria mondiale (o al limite a poca distanza dai quarti, il Giappone), ma potremmo vedere un numero meno allarmistico accanto al nome del nostro Paese. Almeno temporaneamente, di fatto con una discrepanza temporale di un paio di giorni, in attesa di conferme e ufficializzazioni.

The post Coronavirus, ma quindi qual è il numero vero (e ufficiale) dei contagi in Italia? appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it