(foto: Michael Gaida via Pixabay)

Dopo la scoperta a Milano della possibile paziente 1 italiana, che aveva il nuovo coronavirus già in novembre 2019, oggi arrivano nuove informazioni sulla circolazione del Sars-Cov-2 in tutta la Lombardia, una delle regioni più colpite, anche considerando le dimensioni del territorio, soprattutto nella prima fase. Uno studio condotto dall’Università Statale di Milano, insieme all’ospedale Niguarda e al policlinico San Matteo, ha scoperto sette diverse varianti del coronavirus circolanti in Lombardia nella prima fase dell’epidemia, da febbraio a aprile 2020. Questo farebbe pensare che il patogeno fosse circolante all’interno della popolazione almeno un mese prima dei primi casi a Lodi. I risultati sono pubblicati su Nature Communications. Ecco cosa sappiamo delle sette varianti, che non hanno nulla a che vedere con quelle scoperte recentemente nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile.

Lo studio della Statale

La Statale di Milano è fortemente impegnata nella ricerca sul coronavirus e sulle sue origini in Italia, dalla scoperta del caso di un bimbo di quattro anni con Covid a dicembre alla possibile paziente uno italiana. Non è un caso che secondo uno studio su Science la Statale risulti prima in Europa e quarta al mondo per numero di articoli pubblicati sul Covid-19.

In questa indagine genomica e geografica i ricercatori hanno studiato e sequenziato 346 genomi completi del coronavirus Sars-Cov-2 prelevati da pazienti con il Covid nella prima fase dell’epidemia, da febbraio ad aprile 2020. In questo periodo, la Lombardia ha avuto il primato per numero di contagiati a livello globale (circa 89mila entro il 2 giugno 2020), scrivono gli autori nel testo – almeno stando ai dati rilevati all’epoca dal nostro paese e dagli altri paesi (può essere che ci fossero dei casi non identificati in altre zone e in altri paesi).

I risultati: le 7 varianti in Lombardia

L’indagine ha messo in luce la presenza di sette diverse varianti di Sars-Cov-2 e tre di queste sono ampiamente ricorrenti nei campioni. Inoltre due varianti si sono probabilmente originate proprio qui in Italia, in Lombardia, mentre le altre sarebbero state introdotte da altri territori e zone in un periodo di tempo ridotto. Questi dati, scrivono gli autori nella pubblicazione, “suggeriscono che il virus stava circolando in maniera silente da qualche tempo prima del suo primo rilievo e della conferma del ruolo centrale della Lombardia nell’epidemia di Sars-Cov-2”. Secondo gli autori, infatti, è probabile che il coronavirus fosse presente già un mese prima della scoperta dei primi casi nel lodigiano, che hanno rappresentato l’inizio dell’epidemia in Italia.

I percorsi geografici del virus sono differenti

Ma c’è di più. Gli autori sono riusciti a collegare le varianti alla diffusione geografica dell’epidemia. E si sono accorti che c’erano almeno due sub-epidemie, legate a due varianti diverse: una che ha colpito soprattutto il Sud della Lombardia, con le province di Lodi e di Cremona maggiormente investite, e la seconda diffusasi principalmente nel Nord della Lombardia, con Bergamo e i suoi territori adiacenti (per esempio Alzano e Nembro) più intaccati.

A che serve lo studio

Il risultato fornisce un tassello per comprendere come evolve e cambia il virus e può essere d’aiuto anche per indagini future, considerando che la ricostruzione del percorso dell’epidemia nei vari paesi è molto importante anche per future strategie di prevenzione e contenimento – il 2021 è l’anno in cui la task force dell’Oms, appena arrivata in Cina, indagherà sulle origini del virus.

Riguardo alle varianti circolanti in Lombardia nella prima fase pandemica, non possiamo escludere che questa circolazione multipla e simultanea di catene di Sars-Cov-2 – scrivono gli autori nel testo – possa aver aumentato la potenziale trasmissibilità del virus e dunque creato un vera cascata virale in una regione così densamente popolata”. Insomma, potrebbe essere uno dei fattori di cui si parla da tempo (un altro elemento indicato all’inizio era lo smog) alla base della maggiore circolazione del virus in Lombardia, nel nord Italia e nella Pianura Padana rispetto al sud e ad altre regioni.

In generale questo e altri studi del genere sono importanti anche per rilevare precocemente eventuali mutazioni e nuove varianti con caratteristiche tali da rendere il coronavirus più mutevole e sfuggente al riconoscimento del nostro sistema immunitario, come probabilmente la variante scoperta in Brasile, che i ricercatori di vari istituti al mondo stanno studiando.

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