(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Delle vere e proprie mine vaganti, che fin dall’inizio dell’epidemia da nuovo coronavirus, hanno dato parecchio filo da torcere. Si tratta degli asintomatici, persone che non avendo i sintomi da Covid-19, non sono neppure consapevoli di essere stati contagiati, e che potrebbero quindi contribuire ad alimentare l’epidemia. Un esercito di portatori silenziosi del nuovo coronavirus, che secondo recenti stime rappresentano almeno l’80% e più di tutti i casi positivi, e che per la maggior parte sono bambini e giovani, che appunto presentano sintomi molto lievi o del tutto assenti. Ma perché alcuni di noi sono asintomatici? Sebbene la scienza non abbia ancora una risposta definitiva, ecco cosa sappiamo finora per provare a dare una possibile spiegazione. Ad aiutarci sono stati alcuni esperti in un articolo pubblicato su The Conversation.

Partiamo dall’inizio, ossia quando prende il via l’infezione. Come tutti i virus, anche Sars-Cov-2 per moltiplicarsi e sopravvivere deve entrare nelle cellule umane. E lo fa grazie alla cosiddetta proteina spike (la chiave di accesso) che si lega al recettore umano Ace2 (una sorta di serratura molecolare), particolarmente abbondante nei polmoni, ma anche nel cuore, fegato, intestino e molti altri tessuti del corpo. Una volta che si è stati infettati, tuttavia, possono passare fino a 14 giorni prima che compaiano i sintomi, un arco di tempo noto come periodo di incubazione. Ed è proprio a questo punto che è fondamentale l’attacco da parte del sistema immunitario: avere una forte risposta immunitaria durante il periodo di incubazione può bloccare la diffusione dell’infezione, ridurre la quantità effettiva del coronavirus virus nel corpo e impedire, perciò, che raggiunga i polmoni.

Il nostro sistema immunitario, ricordano gli esperti, ci offre due linee di difesa contro i virus. La prima consiste nel cosiddetto sistema immunitario innato, che comprende barriere fisiche come la pelle e le mucose (della gola e del naso), varie proteine e molecole presenti nei tessuti e alcuni dei globuli bianchi che attaccano gli invasori. Questa risposta immunitaria non è specifica, ma si attiva molto rapidamente (nel giro di poche ore dall’infezione) ed è la prima a intervenire. Secondo alcune ipotesi, per esempio, i bambini, sebbene abbiano un sistema immunitario ancora immaturo, verrebbero in qualche modo risparmiati dal coronavirus perché la loro risposta immunitaria innata è più forte che negli adulti. La nostra seconda linea di difesa risiede invece nel sistema immunitario adattativo, che sebbene richieda più tempo per intervenire, è molto più efficace e più specifico nell’eradicare un’infezione quando la si incontra nuovamente. Generando una risposta immunitaria adattiva precoce, tuttavia, il corpo può riconoscere il virus durante il periodo di incubazione e può quindi combatterlo con una risposta adeguata.

Dopo il periodo di incubazione, se sopravvive, il coronavirus comincia a farsi strada lungo il tratto respiratorio fino ad arrivare nei polmoni. Qui si lega ai recettori Ace2, particolarmente abbondanti nel tessuto polmonare, continuando a replicarsi e a innescare ulteriori risposte immunitarie. E mentre la lotta tra virus e sistema immunitario continua, i rivestimenti delle vie aeree infetti cominciano a produrre grandi quantità di liquidi che riempiono man mano gli alveoli e compromettono, perciò, il regolare passaggio dell’ossigeno nel flusso sanguigno. Compaiono, così, i sintomi della polmonite, come febbre, tosse e respiro corto. Per alcune persone, la risposta immunitaria è talmente tanto aggressiva e prolungata che può portare alla cosiddetta tempesta di citochine, che provoca gravi infiammazioni e danni agli organi (anche quelli sani), e che portare a una prognosi infausta. La causa più comune dei decessi per la Covid-19, infatti, è la sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), quando appunto il liquido si accumula nei polmoni.

Le persone anziane e quelle che soffrono di disturbi polmonari cronici, come raccontano gli esperti su The Conversation, hanno maggiori probabilità di sviluppare l’Ards. Ciò, potrebbe essere dovuto al fatto che queste categorie di persone hanno nei loro polmoni meno recettori Ace2. Potrebbe sembrare un controsenso, perché l’Ace2 è la porta di ingresso alle cellule del nuovo coronavirus. Ma questi recettori svolgono un ruolo importante anche nella regolazione della risposta immunitaria. In altre parole, livelli ridotti di Ace2 negli anziani possono effettivamente renderli più a rischio di scatenare una tempesta di citochine. Al contrario, i bambini hanno più recettori Ace2 nei loro polmoni, e ciò potrebbe in parte spiegare perché la maggior parte di loro è asintomatica o presenta sintomi lievi.

Ma gli asintomatici possono trasmettere il nuovo coronavirus? Finora, studi recenti hanno suggerito che le persone affette da Covid-19 tendono ad avere un’alta carica virale poco prima e poco dopo che cominciano a manifestare i sintomi e che possono trasmetterlo quando i sintomi sono evidenti per la prima volta e fino a 48 ore prima, quando sono ancora asintomatici (o meglio pre-sintomatici). Tuttavia, concludono gli esperti, per ora non ci sono prove sufficienti del fatto che gli asintomatici sono in grado di trasmettere il nuovo coronavirus. Un dibattito, tuttavia, ancora molto acceso. Come vi avevamo raccontato, infatti, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), la principale via di trasmissione del virus è attraverso le goccioline di saliva emesse attraverso tosse e starnuti, e da chi mostra quindi sintomi dell’infezione. Ma “alcune evidenze suggeriscono che la trasmissione possa avvenire anche da una persona infetta due giorni prima che manifesti i sintomi”, precisa l’Ecdc. “Tuttavia, rimane incertezza sugli effetti della trasmissione da persone non sintomatiche”.

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