(foto: Wilpunt via Getty Images)

La notizia dell’italiano rientrato da Wuhan positivo al coronavirus ha ovviamente riacceso l’attenzione già molto alta sulla nuova epidemia in Cina e fuori dalla Cina. Al 7 febbraio i casi sono 31.500, circa 3 mila in più rispetto al 6 febbraio, ma con una lieve flessione nell’aumento dei contagiati rispetto al giorno precedente, il 5 – è ancora presto, comunque, per fornire qualsiasi stima. Tutte le misure sono volte a bloccare la diffusione del coronavirus e oggi uno studio tedesco si chiede quanto a lungo il patogeno rimanga sulle superfici, da tavoli a maniglie, e come poterlo disattivare. I risultati si basano su una revisione di studi già usciti su altri coronavirus, come quelli che hanno causato la Sars e la Mers, e potrebbe essere esteso anche al nuovo 2019-nCoV. Lo studio è pubblicato sul Journal of Hospital Infection. Ecco quanto sono persistenti i coronavirus.

La trasmissione dalle superfici è possibile?

Gli esperti hanno spiegato che la trasmissione avviene attraverso particelle di saliva di chi ha già contratto il virus a contatto con le mucose di persone ancora non colpite, dunque attraverso starnuti e tosse. Ma anche la stretta di mano (sempre da persone infette) o il contatto con superfici contaminate dal coronavirus potrebbe essere un veicolo, anche se questo per il coronavirus è ancora soltanto un’ipotesi. Per altri virus, come quelli influenzali, può accadere che dopo aver avuto un contatto con il patogeno tramite stretta di mano o contatto con superfici infette, si portino le mani alle mucose – un’azione che avviene spessissimo durante la giornata, anche se non ci facciamo caso.

Pertanto i i ricercatori si sono chiesti per quanto tempo un coronavirus sopravvive su superfici che tocchiamo spesso, come tavoli, maniglie delle porte negli ospedali, bicchieri e stoviglie. Per capirlo hanno esaminato 22 studi su altri coronavirus, in particolare quelli responsabile della Sars e della Mers.

Quanto vivono i coronavirus

Gli autori mostrano che i coronavirus permangono su diverse superfici, sia di vetro, sia di metallo che di plastica. In media persistono 4-5 giorni. “Una bassa temperatura e un alto livello di umidità – ha spiegato Günter Kampf , dell’ospedale dell’università di Greifswald, primo autore dello studio – aumentano ulteriormente la loro sopravvivenza”. Tanto che possono arrivare fino a 9 giorni. Anche se, come scrive il virologo Roberto Burioni sulla sua pagina Medical Facts, “questo, però, badate bene, significa solo che c’è il virus, perché dati sulla trasmissibilità attraverso il contatto con una superficie contaminata non sono disponibili per il coronavirus”.

Sono stati analizzati diversi coronavirus e i risultati erano in tutti i casi simili”, ha sottolineato Eike Steinmann, capo del dipartimento di Virologia molecolare e medica all’università della Ruhr a Bochum, l’altra università che ha preso parte allo studio. In generale anche per questa ragione, nel caso di altri virus (ricordando che in Italia ad oggi il coronavirus non risulta circolante) è bene lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi.

Ma basta usare il disinfettante

Ma la buona notizia c’è: se questi virus sono persistenti, possono essere disattivati chimicamente attraverso disinfettanti di uso comune. Gli scienziati, infatti, hanno rilevato che disinfettanti a base di etanolo (alcol etilico) con concentrazione in percentuale dal 62 al 71% o perossido di idrogeno (noto come acqua ossigenata) allo 0,5% oppure ancora ipoclorito di sodio allo 0,1% riescono in un minuto a disattivare, dunque a rendere inermi, i coronavirus. Meno efficaci, invece, sono il cloruro di benzalconio e la clorexidina digluconato, anche questi disinfettanti. Se questi agenti sono applicati nelle concentrazioni citate, riducono il numero di particelle di virus attive di quattro ordini di grandezza praticamente annientando l’attività dei patogeni.

“Dato che attualmente non abbiamo terapie specifiche per il 2019-nCoV, la prevenzione e queste misure di contenimento precoce saranno essenziali per fermare l’epidemia in corso e per tenere sotto controllo questa nuova minaccia infettiva”, scrivono gli autori nel paper. Si tratta di una regola importante, come spiegano, soprattutto negli ospedali, dove i potenziali punti di contaminazione sono diversi – fermo restando che il personale sanitario è protetto e sta adottando le stesse misure utilizzate nel caso della Sars. “Negli ospedali” – aggiunge Kampf – “questi punti potrebbero essere maniglie delle porte, per esempio, ma anche pulsanti per la chiamata, tavoli lungo il letto, l’impalcatura dei letti e altri oggetti vicino ai ai pazienti, che sono spesso di plastica o di metallo”.

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