(Foto: Barcroft Media via Getty Images)

Di oltre 44mila contagi di Covid-19 esaminati, in circa l’80% dei casi il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2) provoca sintomi lievi, nel 13% gravi, e solo nel 4,7% critici, con anziani e persone con altre condizioni cliniche a maggior rischio. È quanto emerge da un nuovo studio, il più completo dall’inizio dell’epidemia, appena diffuso dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie della Cina (Ccdc), secondo cui a rischio elevato è anche il personale medico, mentre Hubei, la cui capitale è Wuhan (focolaio dell’epidemia) è la provincia più colpita del Paese. Lo studio, che fa riferimento ai casi registrati fino all’11 febbraio scorso, è stato appena pubblicato sul Chinese Journal of Epidemiology.

Dal rapporto è emerso che il tasso di mortalità tende ad aumentare con l’età, in particolare per la fascia al di sopra degli 80 anni. Inoltre, è significativamente più elevato a Hubei (2,9%), rispetto al resto della Cina (0,4%), per un tasso di mortalità globale pari al 2,3%. Gli uomini, riferiscono le autorità cinesi, subiscono maggiormente rischi letali (2,8%) rispetto alle donne (1,7%) e le malattie pre-esistenti che mettono a maggior rischio i pazienti sono principalmente le malattie cardiovascolari, seguite da diabete, malattie respiratorie croniche e ipertensione.

Secondo gli ultimi dati ufficiali, i contagi del nuovo coronavirus sono saliti a circa 75mila e le vittime a oltre 2mila. Nell’ultimo giorno, inoltre, le autorità hanno registrato 98 nuovi decessi e 1.886 nuovi casi, nella maggior parte nella provincia di Hubei (93 decessi e 1.807 infezioni). Secondo il rapporto, tuttavia, oltre 12mila persone sembrano ora essere guarite, e sono nelle ultime fasi della convalescenza. Particolare attenzione viene rivolta anche al personale medico, che stando agli ultimi dati (raccolti fino all’11 febbraio), è ad alto rischio di contagio: infatti, sono stati contagiati circa 3mila operatori sanitari, di cui 1.716 casi sono stati confermati. Cinque di loro sono deceduti l’11 febbraio, l’ultimo giorno preso in considerazione dallo studio.

La ricerca, infine, indica che il picco di nuovi casi di contagio si è registrato verso la fine di gennaio, esattamente tra il 23 il 26, per poi diminuire fino all’11 febbraio. Questo rallentamento, secondo le autorità cinesi, è dovuto a diversi fattori, come l’isolamento di intere città e una miglior trasmissione di informazioni cruciali, tra cui il lavaggio delle mani e indossare mascherine adeguate, per provare a contenere l’epidemia del coronavirus. Ma le autorità invitano alla cautela. “L’epidemia si è diffusa molto rapidamente impiegando solo 30 giorni per espandersi dall’Hubei al resto della Cina continentale”, si legge nel rapporto. “Con molte persone che tornano da una lunga vacanza, la Cina deve prepararsi per il possibile rimbalzo dell’epidemia”.

The post Coronavirus, quello che possiamo dire sui contagi finora appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it