(foto: Nitat Termmee via Getty Images)

Ormai lo sappiamo, nei pazienti con Covid-19 grave il sistema immunitario si attiva in maniera eccessiva per combattere l’infezione e produce un’infiammazione che danneggia gli organi e i tessuti. Oggi un gruppo di ricerca del Lawson Health Research Institute, in Canada, ha individuato sei molecole che assumono valori alti nel sangue dei malati Covid-19 con una forte infiammazione.  alzano in presenza di una forte infiammazione. Il risultato potrebbe aprire nuove strade di ricerca per provare a colpire queste molecole anziché utilizzare farmaci che agiscano in maniera più generica sull’infiammazione. Lo studio è pubblicato su Critical Care Exploration.

Covid-19: quando il problema maggiore è l’infiammazione

I ricercatori hanno preso in considerazione cosa succede nell’organismo delle persone con un’infezione Covid-19 grave. Sappiamo due meccanismi fisiologici concorrono al peggioramento dei sintomi. Da un lato c’è l’attacco del virus, che penetra in alcune cellule dei polmoni legandosi a un recettore (una particolare proteina), l’Ace2. La presenza di questo recettore anche in altri distretti corporei fa sì che il virus possa diffondersi anche in altri organi e tessuti. Oltre all’attacco del virus, uno dei problemi maggiori nei pazienti più gravi è l’eccessiva risposta del sistema immunitario, che si attiva più del dovuto determinando un’infiammazione spesso diffusa – con la cascata delle citochine.

Da un lato il sistema immunitario deve fare questo lavoro per contrastare l’azione del virus, ma quando l’infezione è grave l’effetto collaterale è proprio questa iper-infiammazione che fa molto male allo stesso organismo. “I medici hanno provato a combattere questa iper-infiammazione”, ha spiegato il ricercatore Douglas Fraser, primo autore del paper, “ma senza le prove di cosa bisognava andare a colpire. Il nostro studio elimina le supposizioni identificando per la prima volta dei potenziali bersagli terapeutici”. Ma come?

Le 6 molecole candidate

I ricercatori hanno studiato i campioni di sangue di 10 pazienti con Covid-19 grave, insieme ad altri 10 pazienti in terapia intensiva per altre malattie e 10 partecipanti sani del gruppo di controllo. In particolare hanno studiato 57 molecole legate all’infiammazione e hanno scoperto soltanto 6 di queste erano specificamente legate all’infiammazione nel Covid-19 grave. Le sei molecole hanno tutte nomi complicati ma sono legate in vario modo al processo infiammatorio. C’è il fattore di necrosi tumorale, coinvolto anche in varie altre malattie come cancro, Alzheimer, malattie infiammatorie intestinali e altro. Nella lista ci sono anche il granzima B (capace di innescare la morte cellulare), la proteina Heat shock protein 70 (delle Heat Shock Proteins, un gruppo di proteine prodotte in seguito a shock termici), l’interleuchina 18 che è una citochina. E ancora, la proteina Cxcl10 (o interferon-γ-inducible protein-10), che recluta globuli bianchi nei siti dell’infiammazione, ma non solo, e l’elastasi neutrofila, un enzima rilasciato dai neutrofili (un tipo di globuli bianchi) nel processo infiammatorio.

L’infiammazione predice bene il Covid-19 nei pazienti gravi

I ricercatori hanno poi valutato i risultati con algoritmi di intelligenza artificiale, convalidandoli, e hanno scoperto che lo studio delle caratteristiche dell’infiammazione permette di prevedere la presenza di Covid-19 nei pazienti gravi con il 98% dell’accuratezza – un’altra prova del ruolo centrale dell’infiammazione e del sistema immunitario. Inoltre hanno rilevato che una delle sei molecole, la Heat shock protein 70, era fortemente associata al rischio di decesso quando rilevata nel sangue del malato. “Il nostro prossimo passo – conclude Fraser – sarà quello di testare farmaci che blocchino gli effetti nocivi di diverse di queste molecole senza impedire al sistema immunitario di continuare a combattere il virus”.

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