(foto: Mehmet Turgut Kirkgoz/Unsplash)

In Italia la campagna vaccinale sta entrando nel vivo in questi giorni. Anche se abbiamo già superato quota 2 milioni di dosi iniettate e la soglia delle 800mila persone vaccinate con la doppia iniezione, la vera sfida delle somministrazioni è appena ai cancelli di partenza. Medici, infermieri, operatori sanitari e ospiti delle Rsa, da cui è partita la campagna, rappresentano infatti una fascia molto particolare della popolazione. Persone mediamente più ricettive nei confronti delle iniziative di salute pubblica, registrate dalle strutture sanitarie e quindi più facilmente raggiungibili e contattabili, e a cui il vaccino è stato proposto con un livello minimo di complicazione organizzativa e logistica. Insomma fino a qui, rispetto a quello che ci attende nei prossimi mesi, è stata una passeggiata.

Per chi si stesse chiedendo come proseguirà la campagna vaccinale e quando verrà il proprio turno, la risposta possibile è una sola: dipende dalla regione. Appare già in modo macroscopico, infatti, che le discrepanze nelle strategie e nelle tempistiche da una regione all’altra siano abbastanza grandi da fare la differenza. Dunque, l’unica cosa da fare è restare aggiornati sul proprio caso specifico, sapendo che in moltissimi casi la situazione è ancora in divenire e più fluida che mai. Tanto per citare le quattro regioni più popolose d’Italia, che coprono quasi metà della persone, in Lombardia la data di partenza delle somministrazioni oscilla tra il 24 febbraio (al momento più probabile) e il 26 marzo, nel Lazio sono iniziate lunedì le prenotazioni e si partirà con le iniezioni l’8 febbraio, in Campania ci si può prenotare dallo scorso weekend e si comincia tra il 10 e il 15 febbraio e in Sicilia ancora non ci sono dettagli. Difficile immaginare una situazione meno omogenea di così.

A prescindere dai calendari particolari e dagli aggiornamenti che si susseguono quasi quotidianamente (anche perché, tra tutte le regioni, ce n’è sempre qualcuna in cui si rende necessaria qualche modifica), cerchiamo però di ricavare alcune indicazioni generali che sembrano già trasparire. Notizie buone e notizie meno buone, che però potrebbero essere importanti per aggiustare il tiro per i prossimi mesi.

I medici di famiglia possono fare la differenza

Anche sul coinvolgimento dei medici di medicina generale manca l’uniformità su scala nazionale, ma appare sempre più evidente come il loro ruolo sia decisivo per il successo della campagna. La somministrazione presso l’ambulatorio di fiducia, infatti, potrebbe essere importante non solo per aumentare l’adesione alla campagna, ma anche per raggiungere direttamente tramite un canale fidato gli anziani e le persone vaccinabili, risolvendo i problemi logistici di chi per potersi vaccinare dovrebbe spostarsi magari di decine di chilometri. Il che, soprattutto per i più anziani, può essere un problema non da poco.

Sul ruolo affidato ai medici di famiglia, soprattutto quando si tratta dei dettagli operativi e non delle generiche dichiarazioni di intenti, moltissimo resta ancora da decidere. Tra le questioni c’è quella del reperimento e della conservazione delle dosi (che dipende poi da quale tipologia di vaccino viene somministrata), ma anche l’equilibrio tra la centralizzazione dell’organizzazione e la capillarità sul territorio. Con molti obiettivi da tenere a mente: velocizzare le somministrazioni, aumentare la partecipazione alla campagna e sprecare il minor numero possibile di dosi. Replicando magari le prassi virtuose delle campagne vaccinali antinfluenzali.

Il digital divide non può essere trascurato

Soprattutto in questa prima fase dell’allargamento, in cui ci si rivolge alla parte di popolazione più anziana, l’informatizzazione delle procedure rischia di creare anche una serie di disguidi. Al di là dei classici problemi da click day al momento dell’apertura delle prenotazioni (che di per sé sottintende il dato positivo della voglia di vaccinarsi da parte di molti), il fatto che esista una procedura solo informatizzata può creare difficoltà e disegueglianze. Se da un lato la prenotazione può essere eseguita anche da un familiare più abituato a muoversi sui portali istituzionali, dall’altra non è detto che le possibilità siano le stesse per tutti.

Tutto ciò potrebbe in generale creare disparità di accesso, perché chi è meno avvezzo alla tecnologia e più lento nel prenotarsi si vaccinerà più tardi, anche se magari avrebbe motivo di essere anticipato. E poi si potrebbero lasciare del tutto fuori persone che non hanno la possibilità di registrarsi in questo modo. Ogni regione, presumibilmente, escogiterà modi per essere più inclusiva.

Ci sono importanti scarti temporali geografici

Non lo abbiamo certo imparato in questi giorni, ma è un’ulteriore conferma: in alcune zone d’Italia la propensione a vaccinarsi è molto più alta che altrove. L’esempio emblematico in questo senso è l’Alto Adige, che non a caso è stato primo in Italia a estendere le vaccinazioni agli over 80, dato che solo la metà degli operatori sanitari ha acconsentito a sottoporsi alla vaccinazione.

Questo fa prevedere che, se le dosi continueranno a essere distribuite in modo proporzionale alla popolazione regionale, ci saranno regioni con bassa adesione in cui le fasi della campagna procederanno più speditamente. Una differenza che, a medio termine, potrebbe tradursi in uno scarto di molti mesi, e che già ora è dell’ordine di diverse settimane.

Per chi non si vaccina, non si sta facendo granché

Complice da un lato la (per ora) lunga fila di persone smaniose di vaccinarsi, e dall’altro il piccolo ritardo accumulato nella fornitura delle dosi, finora il tema dell’adesione alla campagna vaccinale è passato quasi sotto silenzio. Per gli operatori sanitari e gli ospiti delle rsa che non hanno voluto sottoporsi all’iniezione si è in sostanza preso atto della decisione, e anche per la parte più anziana della popolazione non si sono finora viste grandi manovre per incentivare scettici e indecisi.

Sarà tema delle prossime settimane, con tutta probabilità, la scelta se procedere speditamente tra le varie fasce d’età privilegiando chi si vuole vaccinare prima possibile, o se invece insistere con la parte più anziana e fragile della popolazione, che è anche quella che può trarre più giovamento dalla vaccinazione e quindi determinare il maggiore impatto positivo in termini di riduzione dei decessi e occupazione delle terapie intensive.

Il punto critico sono le dosi

I dati delle somministrazioni parlano chiaro: con oltre il 90% di dosi somministrate rispetto a quelle ricevute, il nostro paese sta riuscendo a tenere bene il ritmo delle somministrazioni, almeno in questa fase di ben noto rallentamento delle consegne. Per le prossime settimane, dunque, parrebbe essere decisivo scegliere bene a chi destinare le dosi a disposizione, a differenza di quanto invece dovrebbe accadere tra qualche mese quanto (sperabilmente) avremo molte dosi consegnate e l’elemento chiave sarà la velocità di somministrazione.

Poca adesione alla piattaforma di Eni e Poste

L’annunciata piattaforma nazionale per gestire le vaccinazioni è stata finora in buona parte snobbata dalle regioni, e nulla fa pensare che le cose cambieranno. A prescindere dalle potenzialità tecniche del software messo a punto, a oggi solo Abruzzo, Marche, Calabria e Sicilia hanno scelto di farne uso, a cui pare potrebbero aggiungersi Molise e Friuli Venezia Giulia. La maggior parte del paese, incluse le tre regioni più popolose, parrebbe invece volersi affidare a sistemi sviluppati dalle sanità regionali, per motivi vari che spaziano dal fatto che quella nazionale sia arrivata in ritardo al voler affidare lo sviluppo a società di fiducia.

Sembrano non pesare invece le potenzialità tecniche, apparentemente molto buone, né il prezzo, visto che viene concessa gratuitamente alle regioni. A conti fatti, però, sarà un’ulteriore differenza tra le impostazioni delle campagne vaccinali tra una regione e l’altra.

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