Questa epidemia continua a ricordarci la nostra ignoranza. Ci siamo concentrati per decenni su farmaci, vaccini, terapie innovative, col risultato che sul piano della prevenzione ci troviamo più o meno al punto di partenza. Tanto che le domande oggi sono le stesse che ci ponevamo quando abbiamo affrontato l’altra grande pandemia a memoria d’uomo, quell’influenza spagnola che ha decimato la popolazione mondiale agli inizi dello scorso secolo. Una su tutte: le mascherine funzionano? E se sì, in che modo? E chi proteggono: noi o chi ci sta intorno? Oggi come allora, la verità è che non lo sappiamo. A ricordarcelo è un ampio studio danese pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, che ha cercato di chiarire quanta protezione offrano a chi le indossa (e non quindi, è bene sottolinearlo subito, quanto proteggano gli altri se siamo noi a essere malati) le mascherine nella vita quotidiana. E il responso, purtroppo, è negativo: le chance di ammalarci, infatti, sembrerebbero più o meno le stesse che avremmo non utilizzandole.

Lo studio è stato svolto in Danimarca tra il 3 aprile e il 2 giugno di quest’anno, un periodo in cui nel paese erano in vigore tutte le raccomandazioni previste anche in Italia per diminuire la circolazione del virus (distanziamento sociale, chiusura di ristoranti, inviti a curare l’igiene delle mani, e via dicendo) ma non era stato imposto l’utilizzo delle mascherine alla popolazione. I ricercatori del Copenhagen University Hospital hanno reclutato oltre 3mila cittadini a cui è stato chiesto di indossare per un mese le mascherine in ogni momento della giornata in cui si trovavano fuori dalla propria abitazione, e un numero uguale di persone che hanno fatto da gruppo di controllo, a cui è stato raccomandato unicamente di rispettare le indicazioni governative in tema di prevenzione.

Tutti i partecipanti sono stati muniti di un kit per raccogliere i campioni biologici necessari per effettuare un test sierologico all’inizio e alla fine dello studio, e un kit (con relative istruzioni) con cui auto-effettuare un tampone per il test molecolare (quello con la pcr) alla fine dello studio. Al termine del mese previsto per lo studio, i ricercatori hanno quindi analizzato l’incidenza di infezioni da Sars-Cov-2 nei due gruppi di volontari, per verificare se le mascherine avessero in qualche modo ridotto le chance di infezione. Così non è stato: nel gruppo di controllo è stato infettato l’1,8% dei partecipanti, contro il 2,1% di quelli del gruppo di controllo. Risultati che non offrono una differenza statisticamente rilevante, e che sono perfettamente in linea con la prevalenza dell’infezione riportata in quel momento in Danimarca, pari a circa il 2% della popolazione.

Come interpretare i risultati? Non è facile a dirsi. Lo studio è un trial randomizzato controllato, il massimo di rigore scientifico che si può sperare di ottenere per indagini di questo tipo, e lo studio è pubblicato su una rivista prestigiosa. Detto questo, non è esente da limiti, anche importanti: l’aderenza alle prescrizioni riguardo alle mascherine è stata valutata basandosi sulle affermazioni degli stessi partecipanti, e lo studio è stato svolto in un setting in cui la circolazione del virus era estremamente limitata, e nulla vieta quindi che l’efficacia delle mascherine emerga con una maggiore significatività solamente quando il rischio di contagio si fa più concreto.

Bisogna inoltre ricordare che le maggiori certezze sull’utilizzo delle mascherine riguardano la prevenzione del contagio da chi le indossa verso chi lo circonda (quello che in inglese si chiama source control, o “controllo della sorgente”), mentre sul fronte della protezione personale i dubbi esistevano già prima di questo nuovo studio (anche se proprio in questi giorni istituzioni autorevoli come i Cdc americani avevano deciso di rompere gli indugi e affermare che le mascherine offrono un’importante protezione anche per chi le indossa). Come ricordano gli autori della ricerca, i risultati riguardano un setting in cui una persona che indossa la mascherina è circondata da gente che non la indossa (ricordiamo che in quel periodo in Danimarca non era obbligatorio indossarle) e quindi non possono dirci quanto risulti efficace il loro utilizzo quando viene imposto all’intera popolazione. Che messaggio trarne, dunque? Probabilmente, la cosa migliore è considerare questi risultati un monito che ci ricorda che le mascherine non rendono invincibili, e vanno considerate solamente uno dei molti strumenti con cui si cerca di prevenire la diffusione di questo maledetto virus.

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