(foto: Thierry Monasse/Getty Images)

La tecnologia digitale sta cambiando la vita delle persone. Per questo l’Unione europea, consapevole dell’impatto socio-economico di questa transizione, ha presentato una strategia sul futuro digitale con l’obiettivo di poter avere dei benefici su tutti i livelli: dai cittadini alle imprese, fino al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Il piano, che è stato presentato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – e approfondito nel dettaglio dalla vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Margrethe Vestager e il commissario Ue per il Mercato interno Thierry Breton – si fonda su tre azioni principali: come dare forma al futuro digitale europeo; la fiducia e l’eccellenza nell’ambito dell’intelligenza artificiale e una strategia europea per i dati.

 

Dare forma al futuro digitale dell’Europa

Questo punto, che di fatto rappresenta la base degli altri due, si fonda a sua volta su tre pilastri principali, ognuno con obiettivi specifici: una tecnologia che funzioni per le persone; un’economia digitale equa e competitiva e la creazione di una società aperta, democratica e sostenibile. Il primo pilastro vuole potenziare le competenze digitali dei cittadini, proteggerli dalle minacce informatiche e rafforzare le capacità della banda larga e dell’innovazione in ambiti come medicina, trasporti e ambiente. Dal punto di vista economico, tutto questo deve tradursi in una vivace comunità di startup innovative e in rapida crescita. Per questo è necessaria una legge che rafforzi la responsabilità delle piattaforme online e chiarire le regole per i servizi online.

Il faro del futuro digitale è però il terzo pilastro, declinato in tutte e tre le accezioni: una società sostenibile, ovvero utilizzare la tecnologia per aiutare l’Europa a diventare neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050 (per questo si punta a ridurre le emissioni di carbonio del settore digitale); e una società democratica e aperta, consentendo ai cittadini un migliore controllo e protezione dei propri dati e combattendo la disinformazione online tramite la promozione di contenuti multimediali diversi e affidabili.

Libro bianco sull’intelligenza artificiale

Nel dettaglio, l’obiettivo è quello di attrarre 20 miliardi di euro di investimenti nell’Unione europea in questo settore. Secondo Von der Leyen – che si è definita “ottimista” nei confronti della tecnologia – l’intelligenza artificiale è una “grande opportunità per l’Europa”, soprattutto in termini di miglioramento della quotidianità di tutti i cittadini. Per questo è stato presentato un white paper con l’obiettivo di implementarne l’eccellenza europea e di favorire una rinnovata fiducia nei confronti dell’Ia. Un doppio binario che mira a solidificare e moltiplicare i risultati – oltre il 25 per cento dei robot industriali, ad esempio, è prodotto dentro i confini dell’Ue – e a costruire un rapporto sano fra uomo e macchina. Per farlo, si legge, serve una nuova legislazione che comprenda i rischi e non limiti l’innovazione.

I sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, come il riconoscimento facciale, dovranno essere “trasparenti, tracciabili e garantire il controllo umano” in settori sensibili come “salute, polizia e trasporti“, avverte Margart Vestager, precisando anche che “questi sistemi possono comportare rischi” e proprio per questo “è essenziale costruire fiducia regole chiare“. “L’intelligenza artificiale deve servire le persone e non interferire con i diritti delle persone“, ha ricordato Von Der Leyen.

Una strategia europea per i dati

I dati sono al centro della trasformazione digitale, in quanto modellano il modo in cui produciamo, consumiamo e viviamo. L’accesso al volume sempre crescente di dati e la capacità di utilizzarli si rivelano quindi essenziali per l’innovazione e la crescita. I dataset sono anche alla base dell’intelligenza artificiale: più ne abbiamo, meglio funzionano gli algoritmi.  La novità europea è la scelta di allocarli e condividerli, creando un mercato unico per i dati che si fondi sulla regole di accesso eque, chiare e condivise. In questo spazio verranno ovvimente applicate le norme europee come privacy, Gdpr e diritto alla concorrenza.

Il business dei big data è destinato a crescere enormemente, per questo non utilizzare quelli dei 27 stati membri “sarebbe potenziale sprecato” secondo Von der Leyen. Iniziando questo cammino, l’Ue diventerà un mercato dei dati con potere attrattivo e due caratteristiche fondamentali: sicurezza e dinamismo. “Voglio che le imprese europee e le nostre numerose Pmi accedano a questi dati e creino valore per gli europei, anche attraverso lo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale” – ha detto il commissario europeo al Mercato interno, Thierry Breton. “L’Europa ha tutto ciò che serve per guidare la corsa ai big data e preservare la sua sovranità tecnologica, la sua leadership industriale e la sua competitività economica a beneficio dei consumatori europei”.

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