Foto: Facebook Regione Lombardia

Mentre si continua a discutere su quanto sia opportuno procedere con una dose di richiamo (la terza dose) per le persone che hanno già completato il ciclo vaccinale e arrivano i primi dati, continuano ad arrivarne altri che cercano di far chiarezza sull’appropriatezza e le modalità di vaccinazione per chi ha già avuto Covid-19. Se infatti, almeno inizialmente, l’idea generale era che dopo aver avuto la malattia potesse bastare una sola dose di vaccino, ultimamente, complice anche l’arrivo ormai da mesi della contagiosa variante delta, la questione appare meno chiara e le indicazioni non sono le stesse nei diversi paesi.

Di certo si tratta di una questione complessa e chiama in causa diversi aspetti: la durata, l’efficacia e l’intensità della risposta immunitaria, naturale e indotta dai vaccini, e quindi il rischio di infezione e re-infezione, anche alla luce delle varianti virali. A contribuire alla complessità della materia in oggetto arrivano anche evidenze apparentemente contrastanti. Proviamo a mettere in fila quello che sappiamo finora, coscienti che la conoscenza quando si parla di Covid-19 è ancora in divenire e incerta.

Le indicazioni delle istituzioni

Al momento, l’ultimo aggiornamento reperibile sul sito dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ribadisce che per chi ha avuto l’infezione è possibile considerare l’ipotesi di una sola dose di vaccino, meglio entro i 6 mesi e comunque non oltre i 12. Le indicazioni valgono, con più forza in realtà, anche nel caso in cui l’infezione insorga dopo la prima dose di vaccino: “Non è indicato somministrare a queste persone la seconda dose vaccinale”.

Al contrario gli americani Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) raccomandano la vaccinazione a prescindere dall’aver avuto o meno Covid-19, in virtù del fatto che non è noto quanto duri e quanto protegga l‘immunità naturale acquisita con l’infezione. Dello stesso parere l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Entrambe non specificano il numero di dosi, ma il chiaro riferimento alla maggior protezione offerta da una vaccinazione completa rispetto alla sola infezione da parte dei Cdc lascia intendere che le raccomandazioni riguardino il ciclo vaccinale completo. Tanto più con la circolazione della variante delta così sostenuta.

L’immunità naturale e “mista”

Il dubbio sulla durata dell’immunità naturale da una parte e i dati disponibili per i diversi vaccini che mostrano una maggiore efficacia per il ciclo vaccinale completo dall’altra, porterebbero a pensare che due dosi di vaccino siano la scelta migliore per proteggersi da Covid-19.

Nell’idea che l’immunità sviluppata e acquisita con i vaccini sia migliore di quella naturale. Di certo più sicura, non solo perché scongiura i rischi associati all’infezione e all’insorgenza di complicanze post-infenzione (long-Covid) ma anche perché generalmente induce una risposta immunitaria meno variabile, come ricordano per esempio dalla British Society for Immunology, meno forte per esempio in chi ha avuto Covid-19 in forma lieve.

Ma non tutte le evidenze spingono nella stessa direzione, e accanto a studi che affermano la superiorità – in termini di protezione da re-infezioni – della doppia dose di vaccini rispetto alla sola infezione naturale, ne emergono altri che vanno in direzione contraria. Apparentemente, e in ogni caso da inquadrare nel contesto.

Un discusso studio

È il caso per esempio di uno studio che arriva dal Israele (ancora in pre-print) che ha analizzato l’incidenza di infezioni e complicazioni da coronavirus in persone non vaccinate, vaccinate con due dosi e con una sola dose (del prodotto Pfizer/BioNTech), con follow-up esteso durante la diffusione della contagiosissima variante delta. E i risultati che confrontano le cosiddette infezioni breakthrough (nella popolazione vaccinata) o le re-infezioni sembrano mostrare come l’immunità naturale sia maggiore e più protettiva di quella offerta dal vaccino. E come una dose di vaccino riesca a potenziare ancora di più la difesa contro le infezioni. In particolare, si legge nel paper, “l’immunità naturale conferisce una protezione più lunga e più forte contro l’infezione, la malattia sintomatica e l’ospedalizzazione causate dalla variante Delta del Sars-CoV-2, rispetto all’immunità indotta da due dosi del vaccino BNT162b2.

Ma attenzione (tanta), hanno tuonato diversi esperti interpellati da Science sul tema: al netto dei limiti dello studio (retrospettivo, condotto per un solo vaccino, e con casi analizzati in numeri ridotti), i cui risultati andranno approfonditi e validati da altre indagini, i vaccini rimangono il sistema più sicuro per combattere il virus. Quello che appare interessante, e che si è visto anche altrove, è l’efficacia della protezione offerta da una dose di vaccino nelle persone che hanno già avuto la malattia.

Diversi studi infatti hanno già suggerito che la vaccinazione completa in persone già infettate dal virus induca una risposta immunitaria maggiore, sia in termini di livelli anticorpali sia per quantità e diversità di risposte cellulari, maggiore. Lo ricordava tra gli altri un pezzo apparso su The Conversation poche settimane fa a firma di Sunit K. Singh della Banaras Hindu University, lasciando intendere che, malgrado le prove a favore dell’immunità “mista”, nel dubbio fosse preferibile per i guariti procedere con la vaccinazione completa. Anche considerando, come ha spiegato Thomas McDade, il ricercatore a capo di uno studio appena pubblicato su Scientific Report, che se la prima esposizione al virus, per esempio tramite infezione, è stata debole, la risposta anticorpale indotta da una singola dose non sarà molto diversa rispetto a chi non ha avuto il Covid-19.

No a test anticorpali prima del vaccino

Di certo le raccomandazioni generali sono quelle per la vaccinazione, anche per i guariti perché la sola stimolazione data dall’infezione è troppo variabile, specialmente per le persone che hanno avuto una forma lieve e perché a oggi non è ancora chiaro quale sia la quantità di anticorpi neutralizzanti (o tipologia di risposta immunitaria nell’insieme) in grado di offrire protezione. Lo ha ribadito anche Soumya Swaminathan per contro dell’Oms, sottolineando, proprio per questo che test anticorpali per capire se si è o meno immuni sono sconsigliati al momento.

 

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