(foto: Willfried Wende via Pixabay)

Lo sviluppo di nuovi vaccini contro Covid-19 non si ferma. Oggi si torna a parlare del vaccino italiano dalla storia travagliata Grad-Cov, sviluppato dall’azienda biotech Reithera, con sede a Castel Romano, insieme all’Istituto Spallanzani di Roma. La Corte dei conti ha recentemente bloccato i finanziamenti per lo studio del vaccino nella fase 3, l’ultimo step della sperimentazione clinica (qui le motivazioni). Al di là degli aspetti economici e burocratici della vicenda, oggi però arrivano nuovi dati favorevoli sull’efficacia nel generare una risposta immunitaria e sulla sicurezza di Reithera nella fase 2, stadio intermedio in cui i test avvengono ancora su un campione ristretto di volontari.

Stando ai dati preliminari diffusi, a distanza di 3 settimane dalla prima dose i ricercatori hanno rilevato una risposta anticorpale (parte della risposta immunitaria) nel 93% dei partecipanti e dopo la seconda somministrazione si arriverebbe al 99%. Questi risultati derivano da un’analisi preliminare, svolta da Reithera e non ancora pubblicata, dunque bisognerà attendere la pubblicazione ufficiale per avere tutti i dettagli. In ogni caso i fondi sono ancora fermi e ad oggi non sappiamo se e come proseguirà la sperimentazione.

Lo studio è nella fase 2

Attualmente lo studio clinico, chiamato Covitar, ha incluso 917 volontari all’interno di 24 centri e ospedali italiani distribuiti sul territorio. La ricerca è nella fase 2, ricordando che solo più avanti, nella fase 3, vengono generalmente coinvolte decine di migliaia di partecipanti. I ricercatori hanno comparato diversi regimi vaccinali, fra cui un piano che prevedeva una sola somministrazione e un altro che invece includeva un richiamo. Anche il vaccino di Reithera si fonda sull’uso di un vettore virale, un adenovirus innocuo, come i vaccini di AstraZeneca e Johnson&Johnson. Questo virus veicola l’informazione necessaria a produrre la proteina spike del coronavirus contro cui si attiverà il nostro sistema immunitario.

Grad-Cov di Reithera è ben tollerato

Dai dati il profilo di sicurezza è favorevole, e il vaccino risulta ben tollerato alla prima dose e ancora di più alla seconda. Questo è simile a quanto avviene po’ come per i vaccini di AstraZeneca e Johnson&Johnson, gli effetti collaterali si manifestano più alla prima somministrazione – al contrario con Pfizer-BioNTech e Moderna il richiamo è associato a più reazioni (parliamo sempre di effetti lievi e moderati). Le reazioni più frequenti riguardano dolore nel punto dell’iniezione, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari, e non ci sono stati eventi avversi gravi – sempre ricordando che il campione è ancora ristretto e che un’evidenza più estesa su questo aspetto si avrà soltanto con la fase 3.

Come si attiva il sistema immunitario

Dai primi dati anche l’attivazione del sistema immunitario al vaccino risulta buona. L’azienda Reithera riferisce che a distanza di tre settimane dalla prima dose si osserva una risposta anticorpale contro la proteina spike del coronavirus in più nel 93% dei volontari. Si arriva a quota 99% dopo la seconda somministrazione. Per capire di quale entità è questa risposta immunitaria gli scienziati aggiungono che dopo 5 settimane dalla prima vaccinazione il livello degli anticorpi che legano la proteina spike e che neutralizzano il coronavirus è comparabile a quello misurato in un gruppo di riferimento di pazienti convalescenti dall’infezione Covid-19.

Gli specialisti di Reithera, inoltre, sottolineano che c’è anche un’attivazione dei linfociti T. E che proprio l’azione di queste cellule, come avviene anche per altri vaccini, è importante per contrastare l’azione delle varianti come la delta, in cui la  proteina spike è mutata (e anche gli anticorpi, che sono diretti specificamente contro la spike, sono meno efficienti).

Ma ci sono problemi pratici

Ma la prosecuzione dei trial clinici potrebbe essere messa in crisi da problemi di finanziamento. I fondi – 81 milioni di euro – promessi da Invitalia non sono mai arrivati all’azienda, fermati dalla Corte dei conti. E l’istituto Spallanzani, che coordina i test, non ha ancora arruolato i nuovi volontari per lo studio più esteso. Insomma,  bisognerà attendere per capire se la situazione del vaccino Grad-Cov di Reithera si sbloccherà o meno.

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