(foto: Volanthevist/Getty Images)

Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, Aifa e Inail hanno appena pubblicato un documento (Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-Cov-2 in tema di varianti e vaccinazione) che risponde alle principali domande sulle varianti di coronavirus, ritenute in alcuni casi (come per la B117) più infettive e più pericolose. Il documento contiene anche nuove raccomandazioni per la prevenzione del contagio e per mitigare la diffusione delle forme mutate di Sars-Cov-2. Ecco i punti principali.

Come prevenire il contagio

Dato che è ormai assodato che alcune varianti di coronavirus si trasmettono più facilmente da persona a persona, per gli esperti del gruppo di lavoro occorre porre ancora più attenzione e rigore alle misure non farmacologiche di prevenzione finora adottate: distanziamento sociale, utilizzo di dispositivi di protezione individuale e igiene frequente e accurata delle mani. In particolare, si ricorda che la distanza minima di sicurezza è quella di un metro, da aumentare fino a due metri, quando possibile, “in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria (come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo)”.

Il controllo della diffusione del virus, anche nelle sue forme mutate, è l’obiettivo della vaccinazione. I vaccini finora approvati hanno dato tutti dimostrazione di efficacia nella prevenzione delle forme gravi di Covid-19 e alcuni studi attestano anche significativi effetti sulla trasmissione del virus stesso, almeno delle varianti più diffuse durante la prima ondata pandemica. L’efficacia sulle varianti individuate più recentemente è ancora da appurare anche se i dati al momento a disposizione indicano che gli attuali vaccini offrono protezione anche nei confronti di B117.

Tutti devono attenersi alle raccomandazioni di prevenzione e contenimento, sempre

Proprio perché non sappiamo ancora se e in che misura la vaccinazione argini la trasmissione di Sars-Cov-2 (e di quali varianti) è fondamentale che anche le persone che sono già state vaccinate continuino a rispettare le norme igieniche, il distanziamento e le altre precauzioni, sia sul lavoro che fuori. Lo stesso vale per le persone che hanno già contratto l’infezione.

Quarantena per tutti in caso di contatto a rischio

In caso si venga riconosciuti come contatti stretti di una persona risultata positiva al test per il coronavirus, sono previsti isolamento e quarantena indipendentemente dalla vaccinazione, e “a prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione”. La quarantena prevista in caso si rimanga asintomatici è di 10 giorni dall’ultima esposizione previo test antigenico o molecolare negativo, altrimenti rimane di 14 giorni. Attenzione, però, le cose cambiano se si risulta essere contatto stretto con un caso sospetto o accertato di infezione sostenuta da variante. In questo caso “la quarantena non può essere interrotta al decimo giorno e deve essere effettuato un test molecolare al 14° giorno di quarantena”.

Vaccinazione anche per chi ha già contratto l’infezione

Gli esperti di Iss, ministero della Salute, Aifa e Inail rispondono a una delle domande più frequenti dall’inizio della campagna vaccinale: chi ha avuto Covid-19 deve comunque vaccinarsi? E inoltre, è a rischio di avere delle reazioni avverse più frequenti o gravi al vaccino? Stando a quanto raccolto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai Cdc statunitensi, la vaccinazione è ritenuta sicura anche per chi ha già contratto l’infezione da Sars-Cov-2. Chi avesse contratto l’infezione da almeno 3 mesi e entro i 6 mesi dalla stessa può ricevere una singola dose di vaccino (una sorta di richiamo, insomma). “Fanno eccezione i soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, i quali, pur con pregressa infezione da Sars-Cov-2, devono essere vaccinati quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi”.

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