Si torna a parlare di droghe leggere. Colpa del governo Draghi, che in pochi giorni ha prima consegnato la delega per le politiche anti-droga alla ministra cinquestelle delle Politiche giovanili, Fabiana Dadone, nota per le sue simpatie antiproibizioniste; e poi portato avanti la discussione della proposta di legge per la depenalizzazione delle droghe leggere per uso personale e terapeutico presentata lo scorso dicembre dal deputato di +Europa Riccardo Magi e dal Movimento 5 stelle Michele Sodano, che dovrebbe sbarcare in Commissione Giustizia già dalla prossima settimana. Difficile immaginare che il testo si trasformi in una legge nel corso di questa legislatura, visto il tema divisivo e le priorità sanitarie che caratterizzano il periodo, ma la discussione non potrà che alimentare il dibattito su un tema che si va facendo sempre più impellente, di anno in anno, con l’aumentare delle nazioni che imboccano la via della legalizzazione della cannabis. Una scelta che punta a riconoscere un cambio di sensibilità in merito da parte dell’opinione pubblica, ma anche a contrastare il commercio criminale di stupefacenti, a rimpolpare le casse statali con le tasse provenienti da un mercato legale, e non ultimo a ridurre le spese, non indifferenti, legate alle operazioni di repressione, e a ridurre il numero di persone detenute per possesso o piccoli traffici di droghe leggere. In questo senso, depenalizzare, legalizzare o liberalizzare le droghe leggere funziona? Vediamo cosa dicono alcune delle ultime ricerche.

Stime italiane

Un’analisi aggiornata della situazione nostrana si trova nell’Undicesimo libro bianco sulle droghe, una pubblicazione che ogni anno stima l’impatto sociale ed economico dell’attuale quadro normativo proibizionista. Nell’ultima edizione leggiamo che i costi annuali in termini di mancate entrate fiscali, operazioni di polizia, rallentamento dei processi e sovraffollamento delle carceri raggiungono circa i 20 miliardi di euro. Una stima di parte, probabilmente esagerata, che però aiuta a mettere in prospettiva i costi, inevitabili, dell’attuale ordinamento. Anche perché alcuni numeri non sono opinabili: il 30% dei detenuti entrano in carcere per una violazione dell’articolo 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope), quasi il 24% dei detenuti attualmente è in carcere per violazioni dell’articolo 73 (cioè per violazioni che riguardano il consumo o lo spaccio al dettaglio) mentre solo il 9% delle detenzioni è legato all’articolo 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), cioè per crimini gravi connessi al traffico di droga. La legalizzazione, o anche la semplice depenalizzazione, delle droghe leggere (o persino della sola cannabis) basterebbe quindi per risolvere in un colpo il problema del sovraffollamento delle carceri, comportando al contempo un aumento di entrate fiscali che l’economista Marco Rossi, della Sapienza, ha stimato raggiungere circa i 5,5 miliardi di euro l’anno.

Incidenti stradali

Un altro numero importante è quello che riguarda il numero di persone che si mettono alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: attenendosi agli accertamenti effettuati dalle forze dell’ordine nei weekend (certificati dall’Istat) queste rappresentano solo lo 0,27% del totale, e raggiungono appena il 3,20% nel caso di incidenti stradali. Attualmente quindi l’impatto delle droghe sugli incidenti automobilistici nel nostro paese è largamente minoritario. Ma quanto potrebbe aumentare il pericolo in caso di legalizzazione o depenalizzazione? Un indizio possono darcelo gli studi effettuati negli Stati Uniti, dove diversi stati a partire dal 1990 hanno iniziato a legalizzare il consumo medico (spesso definito in termini molto liberali) e poi quello ricreativo della marijuana. Una ricerca del 2019 ha calcolato un aumento medio degli incidenti automobilistici in seguito alla legalizzazione pari a 1,1 incidente per milione di abitanti nel primo anno dalla legalizzazione, seguito poi da una diminuzione media di 0,06 incidenti per milione di abitanti. Un altra ricerca americana, pubblicata nel 2017, calcolava un aumento annuo degli incidenti nei primi due stati americani che hanno legalizzato il consumo ricreativo, Washington e Colorado, pari a 0,2 incidenti in più per ogni miliardo di miglia percorse.

Risultati simili arrivano anche dal Canada, dove il consumo ricreativo della Cannabis è legale dal 2018: uno studio pubblicato 2019 ha analizzato le analisi del sangue di tremila guidatori coinvolti in incidenti e i verbali di polizia di altri 2.318 sinistri, senza trovare alcun collegamento statisticamente rilevante tra livelli di Thc nel sangue e rischio di incidente.

Legalizzazione e consumi

Altro tema caldo è quello degli effetti di una depenalizzazione, o legalizzazione, delle droghe leggere sui consumi: eliminato l’effetto dissuasivo dei divieti la popolazione inizierà a utilizzare più facilmente le droghe? E in particolare, lo faranno i minori, che rappresentano l’unica categoria in cui è stato dimostrato un impatto negativo per la salute legato al consumo di cannabis? A guardare la letteratura scientifica disponibile, non esiste ancora una risposta univoca. Uno studio del 2019 su Jama Pediatrics ha analizzato la situazione nello stato di Washington, concludendo che la legalizzazione della cannabis medica non incoraggia il consumo tra gli adolescenti, e che la legalizzazione del consumo ricreativo potrebbe addirittura ridurlo. Una ricerca simile svolta in Colorado e nello stato di Washington ha ottenuto invece risultati diversi, individuando un aumento dei consumi e una ridotta percezione del rischio tra i giovani dello stato di Washington, e un impatto nullo della legalizzazione in Colorado. In Canada, i risultati preliminari dell’indagine nazionale sul consumo di cannabis del 2019 indicano che non vi è stato un aumento nei consumi tra i giovani in seguito alla legalizzazione del 2018, e che gli unici ad aumentare il consumo sono stati gli uomini tra i 45 e i 64 anni. Altre ricerche sembrano indicare invece un aumento dei consumi, più o meno marcato, in seguito alle legalizzazioni. Una risposta univoca dalle ricerche non si può quindi ancora trarre, anche se molti esperti concordano nel ritenere la legalizzazione un fattore che dissuade il consumo tra i più giovani, in parte per motivi culturali, e in parte per una maggiore facilità dei controlli in un contesto normativo che ne proibisce la vendita unicamente ai minori.

Guadagni del mercato legale

Passando al principale argomento degli antiproibizionisti, quanti guadagni porta la legalizzazione nelle casse dello stato? Chiaramente, dipende da molti fattori, non ultimo il tipo di tassazione che si decide di applicare sulla marijuana legale. Qualche esempio comunque può aiutare a mettere le cose in prospettiva. In Colorado (che ha 5,7 milioni di abitanti) lo stato ha deciso per una tassazione del 15% a carico di coltivatori e rivenditori, e un altro 15% che ricade sul consumatore. In questo modo, nel 2018 il mercato della cannabis legale ha raggiunto 1,2 miliardi di dollari, producendo entrate per 270 milioni di dollari per le casse statali. Quasi sette volte di più di quanto lo stato guadagna ogni anno dalla tassazione degli alcolici. In California (39,5 milioni di abitanti), dove il mercato legale ha incontrato diversi problemi a causa di norme considerate da molti troppo severe, i ricavi del 2018 sono stati pari a 345 milioni di dollari. Nello stato di Washington (7 milioni e 600mila abitanti) 376 milioni. Con cifre simili, non è difficile immaginare che in Italia, con i suoi 60 milioni e rotti di abitanti, si raggiungerebbero facilmente i 5 miliardi e mezzo di introiti fiscali annuali stimati da alcune ricerche. Tagliando al contempo un’importante fetta di mercato alla criminalità organizzata e riducendo la popolazione carceraria.

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