(foto: Miguel Candela/Echoes Wire/Barcroft Media/Getty Image)

Wuhan, un anno e 2 milioni di morti dopo. Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), bloccati finora per problemi di visto, stanno per arrivare là dove pare che tutto sia cominciato. Finalmente la Cina ha concesso l’ingresso nel paese e il team dovrebbe volare da Singapore direttamente a Wuhan il 14 gennaio. Cosa possiamo aspettarci?

Il disappunto dell’Oms

Sono mesi che l’Oms programma il viaggio dei suoi esperti in Cina. L’obiettivo è quello di cercare di fare chiarezza su cosa possa essere avvenuto un anno fa: da dove è saltato fuori il coronavirus Sars-Cov-2? Quali le circostanze iniziali che gli hanno permesso di infettare gli esseri umani? Guardare indietro e risalire all’origine della pandemia, dicono dall’Oms, è molto importante per poter imparare a prevenire e a ridurre i rischi per il futuro, e per prepararci meglio per quando ricapiterà. Non serve per attribuire colpe.

Eppure, nonostante gli accordi, la scorsa settimana il governo di Pechino ha impedito agli esperti dell’Oms di varcare i confini cinesi. Con disappunto persino del sempre diplomatico Tedros Adhanom Ghebreyesus, che non ha nascosto la frustrazione per l’ennesima mancata finalizzazione.

Un’indagine controllata

Ora sembra finalmente che i giochi siano fatti, anche se l’Oms ha dovuto rinunciare a un’indagine davvero indipendente, non concessa dalla Cina. Il team di esperti internazionali infatti verrà seguito passo passo da funzionari cinesi. Il programma non è stato reso noto, ma sembra improbabile che agli investigatori venga concesso di arrivare a toccare aspetti davvero sensibili.

La visita della delegazione dell’Oms, che dovrebbe durare 4-5 settimane, è stata definita dal portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian un’opportunità per scambiare opinioni con scienziati ed esperti medici cinesi sulla cooperazione scientifica per la ricerca dell’origine del nuovo coronavirus”, aggiungendo però che ciò che sappiamo ora è diverso da quanto sembrava all’inizio della pandemia, che sono emersi casi precedenti rispetto a quelli indicati ufficialmente dalla Cina un anno fa e che dunque la ricerca dell’origine dovrebbe coinvolgere probabilmente “più paesi e località”.

Segnali contrastanti

L’impressione è che la Cina stia tentando di allontanare da sé le responsabilità della pandemia, le accuse di eccessiva segretezza che avrebbe ritardato la segnalazione dei primi focolai all’Oms e causato una sottovalutazione del rischio pandemico. La propaganda – come si può dedurre dalle dichiarazioni di Zhao Lijian – è arrivata a suggerire che il coronavirus non sia originario della Cina ma che sia stato importato. D’altra parte è l’Europa stessa ad aver prodotto evidenze che il virus circolasse nel vecchio continente mesi prima dell’allerta lanciata da Pechino, hanno proposto i media statali interpretando a proprio favore uno studio italiano.

Se da un lato c’è il tentativo di minimizzare le responsabilità proponendo ipotesi alternative, dall’altro ci sono anche segnali di apertura e di maggiore trasparenza: uno studio reso pubblico del Center for Disease Control cinese, per esempio, ha mostrato che il 4,43% dei campioni di sangue della popolazione di Wuhan contengono anticorpi contro il coronavirus, indizio che i tassi di infezione della città erano molto più alti di quanto originariamente riconosciuto.

The post Cosa faranno gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità a Wuhan? appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it