Quando si sono abbassati i costi di transazione e di trasporto l’economia di scala si è arrivati alla globalizzazione dei beni e dei capitali.

Cosa può accadere con le imminenti innovazioni monetarie?

Quando le grandi piattaforme avranno le loro valute sottrarranno sicuramente parte del potere degli Stati nazionali. Gli Stati sono al momento molto titubanti perfino nell’imporre tasse su di loro, anzi, c’è una concorrenza a chi offre un greenfield migliore.

Le piattaforme saranno sempre più attraenti e avranno delle ragioni irresistibili: transare sarà facile, veloce e economico. Per le quotidiane operazioni non servirà serve neanche un conto corrente.

Basta che i millennials non pensino al controllo discriminatorio, alla possibilità di confisca o di rifiuto di un pagamento (così come oggi possono vedersi rifiutare la pubblicazione di un post).

Per salvaguardare i dati individuali su una piattaforma che, per definizione, li trattiene dentro il suo perimetro aziendale, i partecipanti dovrebbero avere il potere di controllare chi può accedere ai propri dati e in quali circostanze.

Le nuove innovazioni hanno il potenziale per trasformare il mondo in una scala difficile da contemplare. Come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e la blockchain, anche le crypto hanno la capacità di portarci a risultati positivi e negativi. Dipende dalla nostra adozione.

I grandi poteri hanno anche buoni argomenti – contro il contante – per non essere ostacolati dai regolatori, per esempio:

  • In primo luogo, l’uso del contante è inefficiente e significativamente più costoso dei pagamenti elettronici;
  • In secondo luogo, la liquidità promuove il crimine e facilita il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale;
  • In terzo luogo, il contante ostacola la politica monetaria limitando la capacità della banca centrale di utilizzare tassi di interesse nominali negativi come opzione strategica.

Tutti temi molto sensibili.

Osserviamo a caldo ciò che è appena emerso dall’implementazione dalla coin Libra.

In ogni creazione di token c’è sempre un convitato di pietra: la banca centrale, che non gradisce una proliferazione di emissione di valore fuori dal proprio controllo.

La società promotrice, Facebook, ha questa volta presentato delle ragioni molto convincenti per loro:

  • Oramai il dollaro non può più espandersi, anzi decresce il suo impiego, per varie ragioni
  • Il numero delle persone che usano Wechat, come sistema di pagamento, è molte volte più grande degli americani
  • Bitcoin, come riserva di valore, vede aumentare l’adozione.

Pertanto, sarà meglio mettere in piedi un sistema “gestito” prima che sia troppo tardi?

Aspetti tecnici

Partono come permissioned perché non credono che esista una soluzione comprovata in grado di fornire la portata, la stabilità e la sicurezza necessarie per supportare miliardi di persone e transazioni in tutto il mondo attraverso una rete senza autorizzazione.

Ma hanno la mira di diventare permissionless appena possibile.
Per incrementare la scalabilità e la bassa latenza si prendono dei rischi in termini di sicurezza perché non usano la Proof of Work (ma BFT), per esempio sul tema del double spending e dell’immutabilità.

In ogni caso hanno coraggio per lanciare su scala globale un progetto di tale portata, introdurre per la prima volta un nuovo linguaggio di programmazione per gli smart contract (Move) è un azzardo, speriamo bene.

Da capire se resterà in vigore anche domani lo pseudo-anonimato che oggi viene promesso.

La creazione della testnet è ancora in corso, ciò significa che non possiamo transare oggi, ma da oggi la strada è tracciata.

Come si decide la governance? Chi paga?

Gli interessi sulle risorse messe a garanzia saranno utilizzati per coprire i costi del sistema, garantire basse commissioni di transazione, pagare dividendi agli investitori che hanno fornito il capitale iniziale per far partire l’ecosistema.

Il ruolo di Facebook per adesso marginale, si è messa alla pari con gli altri nodi validatori (per es. Mastercard, Visa, Vodafone, ecc.)

Tutte le decisioni sono portate al consiglio dell’associazione Libra, e le principali decisioni politiche o tecniche richiedono il consenso dei due terzi dei voti, la stessa maggioranza della rete richiesta nel protocollo di consenso BFT.

C’è da aspettarsi un sistema di identità digitale standard da adottare in tutto il mondo. Il tesoro che tutti cercano.

Conclusioni 

Lasciamo da parte per ora il concetto di bitcoin e il suo valore, perché nella prima implementazione Libra è molto distante, pensiamo invece alla rivoluzione del coordinamento sociale, alla p2p governance.

Se la blockchain deve andare oltre la frangia tecnologica e nel mainstream, per sostenere un mondo più trasparente, dobbiamo, come innovatori, rimanere impegnati in una serie di ideali. Bisogna sostenere le reti a prova di futuro, impedire qualsiasi lock-in e promuovere un solido ecosistema di innovazione.

Il monopolista vince sempre se le persone non si coordinano. In questo contesto, la blockchain – e l’annessa decentralizzazione e disintermediazione- è una vera rivoluzione.

La concentrazione di potere, invece, è coeva al controllo dei capitali.
Se la moneta diventa unica, allora non possiamo dividerci, anzi, dobbiamo agire come in uno sport di squadra. Non è più possibile questa gerarchia e asimmetria.

Abbiamo a disposizione intelligenza, computer e la rete; non possono essere solo a vantaggio di uno e non degli altri.

L’idea stessa di coniugare lo storage di valore digitale e la trasmissione di valore sta dando vita a una nuova generazione di rete finanziaria che finisce per “denazionalizzare” il denaro. E probabilmente faranno prima delle banche centrali, che tenteranno di “rinazionalizzare” la moneta attraverso lo strumento della CBDC.

È una battaglia molto chiara che si profila all’orizzonte: c’è chi sta costruendo una Torre di Babele economica e chi la vuole distruggere. Possiamo e dobbiamo deciderne le sorti.

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