Redatto da Oltre la Linea.

Le incursioni “pirata” delle ONG in acque territoriali libiche non presuppongono l’accertamento della sicurezza dei loro porti di riferimento. Traduzione? Intralciano l’attività della Guardia Costiera incaricata. Risultato: aumentano i morti in mare. La tesi della Prof.ssa Kelly M. Greenhill è alquanto profetica in tal senso.

Nel suo saggio “Armi di migrazione massa” parla di come costoro sappiano bene che le loro azioni comportino notevoli conseguenze umanitarie, ma ritengono che l’obiettivo le renda accettabili. Un’azione che, nel tempo, ha contribuito a sviluppare una vera e propria macchina propagandistica affinché fosse facilmente digerita dall’opinione pubblica. Andiamo a vedere quale.

Alarm Phone, ad esempio, è un servizio telefonico per “soccorso” nelle acque del Mediterraneo. Creato nel 2014 da Padre Mussi Zerai – capo di una rete di “attivisti” in Europa e Nord Africa su cui pende una condanna per traffico di droga e già indagato per favoreggiamento all’immigrazione clandestina – ha più o meno il seguente funzionamento. I gommoni fatiscenti vengono trasportati (sgonfi) su qualche nave insospettabile e poi scaricati ad una distanza strategica dalla costa libica ed idonea al salvataggio tempestivo (circa 60 km).

I trafficanti e i migranti “alla deriva” gli telefonano – ovviamente tutti ne conoscono in anticipo il numero (francese) – ed in seguito lui provvede a sollecitare la Sea Watch affinché intervenga per il salvataggio. Un “taxi del mare” in piena regola, al contrario di quanto dice Roberto Saviano nel suo nuovo libro. Da qui si capisce l’intenzione di entrambi a usare ad effetto donne e bambini e sbandierare malesseri, presunti guasti e naufragi.
Senza questi stratagemmi non avrebbero senso di esistere.

Perché per quanto le inchieste di Carmelo Zuccaro siano state archiviate in fretta e furia, la giurisdizione italiana non comprende le acque internazionali nemmeno per il penale. Di conseguenza non significa che queste organizzazioni non abbiano avuto collusioni con le varie milizie di Sabrata e Tripoli per questi fini. I dati satellitari parlano chiaro. Nei fatti degli ultimi giorni, ad esempio, in tal senso, ci sono molte fallacie logiche. Hanno parlato di “gommoni sgonfi, senza motore, imbarcanti acqua e senza più carburante”. Ma come fa un gommone senza motore ad avere carburante? A cosa serviva realmente quest’ultimo? Misteri.

Inoltre gli spezzoni di filmato non hanno una sequenza ben definita. Non si capisce bene il quando, il prima, il durante e il dopo. Vi sono solo le riprese aeree dell’istante preciso in cui l’imbarcazione si affloscia da un lato. I movimenti dei passeggeri, peraltro, fanno pensare ad un allontanamento volontario, perché se fossero caduti accidentalmente si sarebbero aggrappati ai bordi. Un tempismo che fa quasi pensare ad un naufragio architettato, indotto, cinematografico, come ai tempi di Frontex e Mare Nostrum. Diversamente staremmo parlando di strage.

Chiunque abbia nozioni nautiche basilari e un gommone di quelle dimensioni, sa che i tubolari sono divisi in almeno 5 scomparti indipendenti ed è praticamente impossibile che tutti si sgonfino così velocemente ed in contemporanea. Mission accomplished, tuttavia. La P490 Cigala Fulgosi della Marina Militare ne porterà il “carico” a Genova. Tutto composto da giovanotti di 90 kg, come sempre. Ancora una volta, con il ricatto, hanno condizionato la nostra politica estera. E con figure deboli come Elisabetta Trenta non sarà né la prima né l’ultima volta.

(di Davide Pellegrino)

L’articolo Cosa non torna nella versione della Sea Watch originale proviene da Oltre la Linea.



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