(Credits immagine: National Cancer Institute on Unsplash)

Si torna a parlare di gruppi sanguigni e Covid e l’occasione è l’uscita di nuovi dati che rimescolano in buona parte le carte in tavola, ridimensionandone il ruolo di possibile fattore di rischio. Sappiamo infatti che alcune caratteristiche della popolazione e condizioni – come l’età avanzata e la presenza di patologie pregresse – possono causare forme più gravi della malattia e sono associate a un maggior pericolo di complicanze. Per altri fattori ci si muove ancora nell’ambito del potenziale: l’asma, la demenza o la talassemia potrebbero, per esempio, aumentare il rischio di forme gravi. E, almeno fino a oggi, anche per alcuni gruppi sanguigni si parlava di un aumentato rischio di complicanze ma anche di suscettibilità all’infezione. È davvero così? Cosa potrebbe giustificare una simile associazione?

Gruppi sanguigni e rischio Covid

Proviamo a riavvolgere le fila della discussione. Nel pieno lockdown (il nostro) sono cominciati a emergere i primi dati relativi a una possibile correlazione tra gruppi sanguigni e Covid. Arrivavano dalla Cina, riguardavano circa duemila pazienti con diagnosi di malattia e indicavano come, rispetto a un gruppo controllo, il gruppo A sembrasse associato a un maggio rischio di infezione, mentre quello 0 a un minor rischio. Pur con tutti i limiti della ricerca (preliminare), il dato è sembrato per un po’ però prendere corpo, dopo che anche uno studio condotto tra Spagna e Italia su 1600 pazienti circa osservava un (possibile) link tra gruppo A, come a maggior rischio (di acquisire Covid e di insufficienza respiratoria), e gruppo 0, come protettivo. Anche dalla società 23AndMe lo scorso giugno erano arrivati dati a sostegno di un possibile ruolo protettivo del gruppo 0 nel contrarre l’infezione.

Si è parlato, con la cautela del caso, da subito di possibili evidenze, in cerca di ulteriori dati. Che sono arrivati e, come dicevamo, hanno rimescolato un po’ le carte in tavola. Lo ha fatto nei giorni scorsi uno studio pubblicato sulle pagine di Annals of Heamatology, che ha analizzato il legame gruppi sanguigni e rischio Covid in circa 1300 pazienti provenienti dagli ospedali dell’area di Boston. Seppure, anche qua, i ricercatori hanno osservato un minor rischio di risultare positivi al coronavirus per il gruppo 0 (ma maggiore per quelli B e AB), nessuna correlazione è stata osservata con la severità della malattia, o la necessità di ricovero e intubazione, o ancora con i marker infiammatori, spiegano dal Massachusetts General Hospital (Mgh). Tanto che, per Anahita Dua del Mgh, a capo dello studio, quanto osservato: “Dovrebbe mettere a tacere le comunicazioni precedenti circa una possibile associazione tra il gruppo sanguigno A e un più alto rischio di infezione e mortalità”.

Altri dati sono quelli che Nicholas Tatonetti della Columbia University ha riferito al New York Times. Un’analisi su oltre 7mila pazienti mostrerebbe come le persone con gruppo sanguigno di tipo A sono apparse a minor rischio di essere sottoposte a ventilazione, e un rischio maggiore si ha per quello di tipo AB (pur con tutti i limiti dello studio, che ha permesso di coprire poche persone con questo gruppo sanguigno, scrive il Nyt). I dati dunque, quelli accumulati finora, vanno in direzioni diverse e ancora poco chiare, al punto che sulla questione gruppi sanguigni, lo stesso Tatonetti afferma: “Nessuno dovrebbe pensare di essere protetto”.

In che modo i gruppi sanguigni potrebbero influenzare il rischio Covid

Se un legame apparso relativamente forte agli inizi sembra ora essere rimesso in discussione, o magari più complicato di quanto inizialmente pensato, l’idea di una possibile associazione tra gruppi sanguigni e Covid-19 come si potrebbe spiegare? Michael Zietz, collega di Tatonetti, ha spiegato al Nyt come diversi gruppi sanguigni possano avere un diverso rischio di coaguli (e da quel che sappiamo la coagulazione del sangue giocherebbe un ruolo importante nella malattia).

Ma c’è anche l’ipotesi che diversi gruppi sanguigni siano associati a diverse risposte immunitarie con diverse produzioni anticorpali. I gruppi sanguigni, infatti, sono definiti non solo dalla presenza di determinati antigeni sulla superficie dei globuli rossi ma anche dalla presenza di anticorpi contro alcuni di questi antigeni. Per esempio, chi è di gruppo sanguigno A ha un antigene di tipo A e anticorpi di anti-B (e viceversa per gruppo B), mentre chi ha 0 non mostra antigeni di nessun tipo ma possiede sia anticorpi anti-A e anti-B (e il contrario vale per il gruppo AB: presenti entrambi gli antigeni, ma nessuno degli anticorpi). Forse potrebbe essere questa diversa produzione anticorpale a conferire una sorta di protezione al gruppo 0, ipotizzava Sakthivel Vaiyapuri della University of Reading, raggiunto da Science Media Center. Senza per questo invitare a un rilassamento delle misure di precauzione o di contro al panico.

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