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La lista delle nuove varianti del coronavirus si va via via allungando. Tanto che qualcuno ora si potrebbe chiedere: basterà un solo alfabeto? Oltre alla delta, altre due varianti oggi sono sotto la lente degli scienziati in quanto portatrici di cambiamenti nella struttura del virus che potrebbero rivelarsi rilevanti. Si tratta delle varianti kappa e lambda, presentate nell’elenco delle nuove forme virali del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Varianti sotto osservazione, che ancora non sono fonte di preoccupazione ma sicuramente di attenzione. Ecco cosa sappiamo finora di kappa e lambda.

Kappa e lambda, varianti “di interesse”

Secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per ora nei tre livelli di rischio delle varianti (“di interesse”, “che preoccupano” e “con conseguenze significative”), la variante alfa (ex inglese), la beta (ex sudafricana), la gamma (ex brasiliana) e la delta (ex indiana) rientrano nel secondo gradino, quello della preoccupazione, perché le forme di Covid-19 associate sono risultate più contagiose e difficili da trattare. Kappa e lambda, invece, sono per ora varianti “di interesse”, dato che la diffusione è per fortuna limitata anche se comunque potrebbero essere associate – ma per ora si tratta solo di ipotesi tutte da verificare – a una maggiore trasmissibilità, a cambiamenti della struttura virale rilevanti o al fatto che il virus possa sfuggire alla risposta immunitaria.

La variante kappa

Procedendo in ordine alfabetico, secondo l’alfabeto greco, la variante kappa, in sigla B.1.617.1, uno dei sottotipi della variante B.1.617 delta (ex indiana), possiede in particolare due catene virali mutate che la rendono differente. La prima mutazione degna di nota è la E484Q, che è simile a un’altra già nota, la E484K, presente nelle varianti beta (ex sudafricana) e gamma (ex brasiliana). La seconda mutazione che la distingue è la L452R, presente anche nella variante scoperta nella California meridionale, che potrebbe aiutare la kappa a evitare l’attacco del nostro sistema immunitario. Individuata già nel dicembre del 2020 in India (anche questa come la delta) kappa è responsabile di alcuni focolai ed epidemie in vari paesi. Anche in Italia si segnala qualche caso, benché nella penisola la diffusione della variante delta è al 22,7% (alla data del 2 luglio) rimane maggiore.

La variante lambda

Identificata per la prima volta in Perù nell’agosto 2020, il 17 giugno 2021 è stata inserita fra le varianti “di interesse” dall’Oms e oggi è diffusa in 29 paesi, di cui 7 dell’America meridionale. In Perù è ora prevalente e diffusa all’82%, ma è stata individuata anche nel Regno Unito in 6 casi, tutti tracciati e legati a viaggi internazionali. A tal proposito, anche per la crescente circolazione in Europa, l’Oms richiama l’attenzione nell’occasione degli Europei sull’importanza di non abbassare la guardia e rispettare tutte le regole per contenere i rischi.

Nel frattempo la Public Health England ha messo la lambda sotto osservazione fra le Vui (variants under investigation) per alcune sue mutazioni rilevanti – L452Q and F490S – e per l’aumento dei casi associati a questa forma. Attualmente in Italia non risultano casi registrati da collegare a lambda. Nel nostro paese rimane ancora prevalente alfa con oltre il 74% dei contagi (che comunque in assoluto sono in discesa), seguita da una buona fetta da attribuire a delta, con quasi il 23%.

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