(foto: gabrielmbulla / Pixabay)

Entro poche settimane sarà testato su decine di migliaia di volontari. Si tratta di Soberana 2, il vaccino anti coronavirus messo a punto dall’Istituto Finlay di Cuba, che ha appena dato risultati molto promettenti e che entrerà nella fase finale (fase 3) della sperimentazione il prossimo mese. E potrebbe segnare così, se si dimostrasse sicuro ed efficace, un passo cruciale verso la sua approvazione. I risultati delle prime sperimentazioni cliniche, infatti, sono stati “incoraggianti” e “molto importanti”, ha riferito in una conferenza stampa Vicente Vérez Bencomo, direttore dell’istituto. “Il nostro piano è, ovviamente, immunizzare prima la nostra popolazione. Nel 2021 abbiamo in programma di avere 100 milioni di dosi, di cui una gran parte da dedicare alla completa immunizzazione del Paese”.

Ma di cosa si tratta esattamente? Sono quattro i candidati vaccini allo studio sull’isola, tra cui, appunto il più avanzato Soberana 2 che, come il vaccino sviluppato da Novavax, si basa su proteine che contengono parte del coronavirus e richiede tre dosi somministrate a intervalli di due settimane. Inoltre, non ha bisogno di essere conservato alle bassissime temperature, richieste invece dai vaccini di Pfizer e Moderna, caratteristica che rende la sua distribuzione più facile nei paesi poveri.

Dopo aver superato le prime due fasi di sperimentazione, considerate le più delicate, Soberana 2 è ora destinato a entrare nella fase 3, dove sarà testato su circa 150mila persone a Cuba e in Iran (anche il Messico è in trattativa per partecipare alla terza fase di sperimentazione). “Soberana 2 è molto sicuro con pochissimi effetti negativi, un requisito per passare a una terza e ultima fase di sperimentazione”, commenta l’esperto. Gli scienziati, tuttavia, non pubblicheranno il suo tasso di efficacia fino al completamento della sperimentazione e non è ancora chiaro se il vaccino proteggerà dalle nuove varianti (sull’isola è stata intercetta da gennaio scorso la variante sudafricana).

Il governo cubano è comunque ottimista e stima di poter produrre 100 milioni di dosi entro quest’anno, più che sufficienti per vaccinare il Paese (di 11,3 milioni di persone) e, forse, anche i turisti. Un obiettivo piuttosto ambizioso date le restrizione economiche e di forniture di materie prime e apparecchiature mediche dovute all’embargo statunitense. “Potrebbe essere difficile acquistare abbastanza fiale per tutte quelle dosi”, ha spiegato al New York Times José Luis DiFabio, ex rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità a Cuba. “Oppure, se ci sono apparecchiature che devono essere riparate, non si ha accesso alle parti di cui potresti aver bisogno. O invece di avere ricevere qualcosa in una settimana, arriva invece in un mese”.

Va precisato tuttavia, che Cuba vanta di una lunga storia di ricerca scientifica e ha più di 30 anni di esperienza nel campo della biotecnologia e dell’immunologia. Alla fine degli anni ’80, ricorda la Bbc, gli scienziati cubani produssero il primo vaccino contro la meningite B e l’allora leader, Fidel Castro, aprì l’Istituto Finlay per rendere la nazione autosufficiente di fronte all’embargo statunitense. “I nostri contatti principali sono con l’Europa e il Canada”, spiega Vérez, aggiungendo che “purtroppo” non c’è partecipazione da parte degli Stati Uniti. “Ci auguriamo che in futuro sarà possibile avviare una cooperazione”.

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