(foto: Rhona Wise via Getty Images)

26 morti, cinque città isolate, 830 persone contagiate. Questi sono i numeri aggiornati al 24 gennaio delle persone colpite dalla nuova polmonite in Cina, causata da un coronavirus finora sconosciuto (qui i rischi). Per ora non si tratta di un’emergenza globale, rassicura l’Organizzazione mondiale della sanità, dato che il problema è circoscritto alla Cina. Ma gli scienziati si stanno dando da fare in tutti i modi per cercare di avere il maggior numero possibile di informazioni sull’epidemia.

Uno studio condotto da ricercatori cinesi e uscito il 22 gennaio mostra che il coronavirus proverrebbe da serpenti e sarebbe il frutto di una ricombinazione di un coronavirus del pipistrello con un altro coronavirus di origine sconosciuta. In pratica, i passaggi sarebbero: da pipistrello a serpente e da serpente a essere umano, senza dimenticare che poi il virus passa da uomo a uomo. La ricerca è pubblicata sul Journal of Medical Virology. Ma altri scienziati esprimono dei dubbi sul fatto che l’animale responsabile sia il serpente e le loro considerazioni sono pubblicate su Nature. Ecco tutte le ipotesi.

Da dove viene il coronavirus

Il virus appartiene al genere dei coronavirus. Questi patogeni possono causare un semplice raffreddore ma alcuni sono molto temibili, come quelli che causarono la Sars provocando quasi 800 morti, e la Mers, almeno 500. In questo caso si tratta di un virus diverso e nuovo. Quando si è manifestato, i primi contagiati risultavano tutti assidui frequentatori di un ampio mercato a Wuhan, il Huanan Seafood Wholesale Market, che vende sia pesce e frutti di mare, sia animali selvatici vivi, inclusi pipistrelli, marmotte, rane, ricci, uccelli, serpenti. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e altre autorità hanno ritenuto che l’epidemia sia partita dal contatto con specie animali presenti in questo mercato, che è stato chiuso dal 1° gennaio 2020.

Il coronavirus da serpente

Una volta capito questo, gli scienziati si sono subito messi all’opera per cercare di capire quale sia l’animale che più probabilmente ha trasmesso il virus all’essere umano. I ricercatori cinesi hanno comparato la sequenza di rna del coronavirus dei pazienti cinesi con le sequenze di altri 276 coronavirus rintracciati in varie specie animali in tutto il mondo. I risultati mostrano che si tratta di un coronavirus affine a quello che causò la Sars e che il serpente risulta essere il principale serbatoio di questo virus.

Inoltre, si tratta di un virus ricombinante, ovvero il risultato di una combinazione, una sorta di miscuglio genetico, di un coronavirus del pipistrello con un coronavirus di origini sconosciute. Infine, secondo i ricercatori è avvenuta quella che si chiama una trasmissione cross-specie, dove il patogeno salta da una specie a un’altra e si stabilizza nel nuovo ospite. Lo stesso processo è avvenuto nel caso della Sars, trasmessa dalla civetta delle palme all’essere umano per poi passare alla trasmissione uomo-uomo.

I dubbi

Ma alcuni scienziati dubitano dell’ipotesi che la trasmissione del coronavirus sia stata fra serpente ed essere umano. “Nessuna prova supporta il fatto che i serpenti siano coinvolti”, ha affermato su Nature David Robertson, virologo dell’università di Glasgow. L’idea di Robertson, riportata sulla prestigiosa rivista, è che è molto improbabile che il nuovo coronavirus, che sicuramente proviene da mammiferi (nel nostro caso dal pipistrello), abbia infettato per un periodo un animale secondario, non mammifero, come il serpente, così a lungo che il genoma del virus possa risultare modificato. “Non ci sono prove coerenti della presenza di coronavirus in ospiti che non siano mammiferi e uccelli”, ha aggiunto Paulo Eduardo Brandão, dell’università di San Paolo in Brasile.

Anche secondo Cui Jie, virologo del Pasteur Institute di Shanghai, la provenienza è da mammiferi, e nel caso della Sars i coronavirus sono stati trovati soltanto in questa classe di animali, quindi l’ipotesi più probabile è il pipistrello. Ma il lavoro sul campo e analisi approfondite, che richiedono più tempo, sulle gabbie in cui erano tenuti gli animali al mercato di Wuhan, potranno dare una risposta, secondo i ricercatori. Il tempo, insomma, fornirà un’indicazione più certa.

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