(foto: via Pixabay)

Oltre alla corsa al vaccino, di cui diversi candidati sembrano essere quasi pronti e annunciati in arrivo nella prima parte del 2021, anche la ricerca di nuove terapie efficaci contro il nuovo coronavirus non si arresta. Oggi è il turno di un farmaco già approvato e somministrato da pazienti con artrite reumatoide che non rispondono o non tollerano gli altri antireumatici, che sembra apportare dei benefici nei casi di Covid-19 gravi, anche in persone con più di 70 anni. Il medicinale in questione è il baricitinib, un inibitore di alcuni enzimi, detti Jak (o Janus chinasi), coinvolti anche nel processo infiammatorio che si riscontra nei pazienti con il Covid. I risultati sono pubblicati su Science Advances.

Lo studio preliminare

Il baricitinib non è il primo farmaco per l’artrite reumatoide che viene studiato per combattere il coronavirus. ricercatori hanno coinvolto 601 pazienti, italiani e spagnoli, ricoverati per Covid-19, di cui un gruppo ha ricevuto il baricitinib e l’altro lo standard di cura – il trattamento standard, ad oggi, contro l’infezione da coronavirus, che varia a seconda degli ospedali e che si basa sulle terapie già convalidate per l’uso in questi pazienti. Il campione è composto da 179 pazienti di Pisa e 422 spagnoli, questi ultimi tutti sopra i 70 anni e di età media pari a 81 anni. Gli autori sottolineano che lo studio non è completamente randomizzato con un gruppo di controllo che riceve un placebo: pertanto sarà necessario condurre altri trial clinici strutturati in questo modo.

I risultati mostrano che nel gruppo trattato con il baricitinib la percentuale di persone ricoverate che nonostante la terapia sono decedute o che hanno dovuto essere intubate è pari al 16,9% mentre nel gruppo di controllo che non ha ricevuto il baricitinib la percentuale è più alta, pari al 34,9%. Attualmente sono in corso altri studi randomizzati per valutare e confermare i risultati. Anche a fronte dei limiti dello studio, il farmaco ha mostrato effetti benefici rilevanti, spiegano gli autori, soprattutto fra i pazienti spagnoli che sono più anziani. Il dato suggerisce che il trattamento potrebbe essere utile nel ridurre la mortalità.

Come potrebbe funzionare il farmaco

Il baricitinib è un inibitore di alcuni enzimi che hanno un ruolo importante nel processo infiammatorio, non solo nell’infiammazione che caratterizza l’artrite reumatoide ma anche nel caso del Covid-19. Il meccanismo, infatti, è per alcuni aspetti simile, dato che in entrambe le malattie – molto diverse fra loro – sono coinvolte le citochine, molecole proteiche prodotte dall’organismo in presenza di infiammazione che in alcuni casi possono peggiorarla. Nei pazienti con Covid grave è l’azione fuori controllo del sistema immunitario – in particolare la cosiddetta cascata delle citochine, una reazione potentissima e potenzialmente fatale – a peggiorare il quadro della malattia. In questa cornice il farmaco potrebbe agire sui due fronti su cui Covid-19 agisce: da un lato potrebbe ridurre l’entrata del virus nelle cellule e la sua replicazione e dall’altro bloccare alcuni processi del sistema immunitario che portano a questa infiammazione incontrollata e diffusa.

Inoltre, alcuni esperimenti in vitro, su particolari colture cellulari 3D, che riproducono i tessuti del fegato, confermano che il farmaco abbassa l’infettività dato che frena l’elevata produzione del recettore Ace2, necessario al virus per penetrare nelle cellule. Questi dati, messi insieme, supportano un precedente risultato, ottenuto attraverso analisi computazionali basate su algoritmi di intelligenza artificiale, che avevano indicato il baricitinib come un candidato potenzialmente valido contro il coronavirus. Ora non resta che attendere i risultati degli studi clinici in corso per vedere se il risultato sarà confermato.

The post Cosa sono gli inibitori delle Jak e come potrebbero aiutarci contro Covid-19 appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it