Un’opera dell’artista Guiles a San Paolo, Brasile (foto: Aloisio Mauricio/Fotoarena/Sipa USA)

Insieme all’India, il Sud America è un’osservato speciale per quello che riguarda la pandemia da nuovo coronavirus. In particolare, l’attenzione è rivolta soprattutto al Brasile, l’atteggiamento del cui presidente rispetto alla pandemia, specie nelle fasi iniziali, non ha contribuito a contenerla. Guardando i dati, raccolti e resi disponibili da Our World in Data, si scopre però che ci sono paesi nei quali la situazione relativa ai contagi è peggiore rispetto a quella brasiliana. Certo, dipende sempre se si guarda ai numeri assoluti o all’incidenza: visto la metà della popolazione del Sud America vive in Brasile, giocoforza i numeri assoluti vedranno sempre Brasilia primeggiare. In questa infografica, Wired ha scelto di rappresentare entrambi:

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La curva mostra la media mobile a 7 giorni dei nuovi casi, numeri assoluti che permettono di monitorare l’andamento della pandemia. La mappa, invece, dà conto dell’incidenza per milione di abitanti nel corso degli ultimi 7 giorni. Un colore più scuro indica un valore più alto. La mappa funziona anche come filtro: cliccando su una nazione, il grafico mostrerà l’andamento dei contagi nel paese selezionato.

Come si nota dalla mappa, è l’Uruguay la nazione del Sud America che sta registrando la maggiore incidenza. Si tratta di oltre 3mila casi per milione di abitanti. Certo, in numeri assoluti sono poco più di 11mila, niente rispetto ai 250mila brasiliani, dove pure l’incidenza è inferiore del 60% rispetto a quella uruguagia. Anche Argentina, Cile, Colombia e Paraguay presentano un’incidenza dei contagi superiore a quella brasiliana.

Utilizzando la mappa come filtro e mettendo a confronto la curva dei contagi in questi paesi, si può notare come il Brasile sia quello in cui il calo dei contagi è iniziato prima. Da queste parti la curva si è piegata alla fine di marzo. E nel giro di poco più di un mese si è passati dai 100mila casi giornalieri del 25 marzo ai 24mila del 3 maggio (data di aggiornamento del database mentre scriviamo).

Da qui a dire che la situazione è sotto controllo, ovviamente, ce ne corre. Ma quando il 26 aprile l’Italia ha iniziato con le riaperture si registrava un’incidenza dei contagi superiore a quella vista in Brasile lunedì scorso: 142,49 casi per milione di abitanti a Roma, 115,19 a Brasilia.

Ovviamente, non è l’unico parametro da tenere in considerazione. C’entra, soprattutto, la capacità del sistema sanitario di reggere all’onda d’urto dei contagi. E già a metà gennaio si parlava di mancanza di ossigeno negli ospedali brasiliani. Incide poi anche l’andamento della campagna vaccinale. Già, i vaccini: come vanno le cose da questo punto di vista in Sudamerica?

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Anche sotto questo punto di vista, è l’Uruguay il paese che sta somministrando il numero maggiore di vaccini rispetto alla popolazione, anche se la campagna di inoculazione è iniziata solo dopo la metà di febbraio.

Il Cile, che pure era partito con una campagna vaccinale aggressiva che lo aveva portato a vaccinare il 40% della popolazione già all’inizio di aprile, con solo Israele e Gran Bretagna capaci di fare meglio, ha rallentato le somministrazioni. E sta affrontando una seconda ondata, legata secondo gli esperti a diversi fattori: la diffusione delle varianti del Sars-Cov-2, l’inizio della brutta stagione, l’allentamento delle misure di distanziamento sociale e il fatto che il vaccino più diffuso, il cinese Sinovac, dispiega pienamente i suoi effetti solo dopo il richiamo. Mentre altri vaccini, come Pfizer-Biotech, offrono una protezione parziale già dopo la prima iniezione.

Il Brasile, per tornare sul tema di partenza, è invece il terzo paese del Sudamerica per incidenza delle dosi somministrate. Nell’ultima settimana sono state poco meno di 19mila per milione di abitanti, poco meno di 3 milioni in numeri assoluti. Il che significa che, nell’ultima settimana, un brasiliano su 70 ha ricevuto il vaccino. La strada per l’immunizzazione resta lunga anche qui.

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