(illustrazione: Getty Images)

In questi giorni anche Israele sta vedendo un aumento dei casi di Covid-19, nonostante la massiccia e rapida campagna vaccinale (circa l’85% della popolazione adulta è stata vaccinata con prodotti a mRna, il 57% di quella totale). Si stima che questa nuova epidemia sia in gran parte dovuta all’arrivo nel Paese della variante Delta di coronavirus, che sarebbe responsabile di almeno la metà dei casi tra vaccinati e non. I dati sono in aggiornamento e considerati i tempi qualsiasi conclusione sarebbe prematura. Proprio per questo, sottolineano gli esperti, non ha senso usare queste poche evidenze per screditare i vaccini, che invece a completamento del ciclo sembrano continuare a fornire una buona protezione nei confronti delle varianti, Delta compresa.

La situazione in Israele

Sarebbero più di 700 i nuovi casi di Covid-19 in Israele, tanto che secondo il progetto Our World in Data dell’Università di Oxford, la media settimanale sarebbe passata da poche decine di casi a un centinaio. I casi gravi, comunque, sarebbero un numero molto esiguo.

Stando alle dichiarazioni rilasciate dall’epidemiologo Ran Balicer, responsabile della direzione generale di sanità israeliana, il 50% delle nuove infezioni riguarderebbe i minori, moltissimi dei quali non sono stati ancora vaccinati (Israele ha approvato la vaccinazione anti-Covid anche per i 12-15enni da poco tempo), mentre dell’altro 50% tra gli adulti la metà si sarebbe verificata tra persone vaccinate.

Cifre che per il momento non preoccupano e che rimangono nel range dell’atteso, come spiega Enrico Bucci su Il Foglio. I numeri riflettono la composizione della popolazione reale, che per quanto riguarda gli adulti è fatta in gran parte (rapporto di quasi 6 a 1) da persone vaccinate.

I dati sono ancora pochi, troppo recenti e in aggiornamento per poter trarre delle conclusioni, nonostante qualcuno cerchi di tirarli a supporto delle proprie tesi.

I vaccini non funzionano contro la variante Delta?

Attualmente, se inseriti nel loro contesto, né i numeri israeliani né quelli britannici suggeriscono il fallimento dei vaccini nei confronti della variante Delta. Sono già stati condotti studi proprio per valutarne l’efficienza, e i primi dati sono rassicuranti con il vaccino Pfizer che a ciclo completo copre per circa l’80% e il vaccino AstraZeneca a ciclo completo per circa il 60%. È probabile, inoltre, che anche in caso di infezione la protezione conferita dal vaccino prevenga le forme gravi. Le verifiche, ovviamente, continueranno.

La variante Delta è più pericolosa?

È ancora da capire. Al momento il tasso di ospedalizzazione in Israele non è aumentato, ma si sa che i ricoveri cominciano a vedersi un po’ più tardi rispetto all’identificazione dei nuovi casi. Tuttavia il tasso di decessi nel Regno Unito, dove la variante Delta è ormai quella dominante e la percentuale di popolazione con ciclo vaccinale completo è inferiore a quella israeliana, non desta preoccupazione.

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