(Foto:  Martin Sanchez on Unsplash)

Sono numeri in continua evoluzione, cui è difficile stare dietro e che fotografano per loro stessa natura quando è successo nel passato, ma che molto possono dire anche su quello che ci aspetta in futuro (basti pensare alle avvisaglie dello scorso agosto, prima che arrivasse la seconda terribile ondata). Pur con tutti i limiti, sono comunque un punto di partenza imprenscindibile per analizzare l’evoluzione della situazione coronavirus in tutto il mondo. Senza addentrarci in analisi, tenendo conto che le misure restrittive sono diverse da paese e paese, così come l’andamento delle vaccinazioni e che risulta quindi piuttosto difficile fare qualsiasi paragone, come stanno andando i contagi nel mondo?

Il monitoraggio globale al momento parla di circa 110 milioni di casi e quasi due milioni e mezzo di vittime. L’ultimo bollettino settimanale spiegava come i dati complessivamente – sia per quel che riguarda i contagi, sia il numero dei decessi – erano in calo, rispettivamente del 16% e del 10% rispetto alla settimana precedente. Un calo che, come mostrano gli ultimi grafici dell’Ecdc del 18 febbraio si verifica da circa 5 settimane, ovvero da poco dopo l’inizio del 2021.

contagi
(Immagine: Ecdc)

Sono il continente americano e l’Europa a guidare i nuovi casi.

Cosa sta succedendo nel mondo con il coronavirus
(Immagine: Ecdc)

Più lento (come sempre) e con un trend meno definito quello sul numero di morti.

 

Cosa sta succedendo nel mondo con il coronavirus
(Immagine: Ecdc)

In realtà, rimanendo confinati per macroaree, la situazione non segue – come lecito attendersi in parte – lo stesso andamento. Per esempio, riferisce proprio l’Oms, nella regione del Mediterraneo orientale nell’ultima settimana si è osservato un aumento dei casi (pari a circa il 7%), unica tra quelle dell’Oms, soprattutto in Iran, negli Emirati Arabi e nel Libano.

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Dati epidemiologici per le diverse regioni dell’Oms. Dall’alto a sinistra: Americhe, Africa, Pacifico Occidentale, Sud-Est Asiatico, Meditrraneo Orientale, Europa. (Fonte immagini: Who, aggiornamento epidemiologico del 16-02-2021).

Sempre dall’Oms – i cui dati si fermano a domencia 14 febbraio – all’interno di ogni regione è possibile identificare quali sono i paesi che registrano il più alto numero di nuovi casi nel bollettino settimanale. In Europa è la Francia, nelle Americhe sono gli Usa, il Sudafrica per l’Africa, l’India nel Sudest asiatico e la Malesia nel Pacifico occidentale.

I dati elaborati da Our World in Data, con una media mobile a sette giorni, permettono di avere uno sguardo più aggiornato sull’evoluzione della pandemia.

Se il trend globale è quello di una riduzione del numero dei casi, in direzione contraria va quello sulla diffusione delle varianti, con la crescita dei paesi in cui sono state rilevate (verosimilmente anche all’implementazione di programmi di ricerca e sequenziamento, come accaduto in Italia), su cui si concentrano buona parte delle preoccupazioni in questa fase dell’epidemia, non solo come motore di contagi ma anche come possibile freno e complicazione all’efficacia delle vaccinazioni.

Tanto che anche il direttore generale dell’Oms ha lanciato un appello al mantenersi pronti ad adattare eventualmente all’occorrenza i vaccini, come si fa con quelli per l’influenza.

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Diffusione della variante VOC 202012/01 (“inglese”) al 16 febbraio (Immagine: Who)

Il tema varianti è diventato così centrale nell’epidemiologia del coronavirus che già da qualche tempo comincia a essere mappata nel dettaglio la loro diffusione, in alcuni casi con la sensazione di essere comunque in ritardo (la prima mappatura della cosiddetta variante inglese in Italia è piuttosto recente, e in concomitanza con la sua rivelazione nell’ultima settimana è aumentata anche l’incidenza dei casi). Facendo zoom sull’Europa, ecco la situazione secondo l’Ecdc.

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(Immagine: Ecdc)

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