(foto: Steve Buissinne via Pixabay)

Cambiare vaccino al richiamo con la seconda dose, dunque mischiare vaccini basati su approcci differenti, risulta portare a un aumento di vaccinati che presentano effetti collaterali lievi e moderati. Ad affermarlo è un gruppo dell’università di Oxford – università che ha sviluppato anche il vaccino Vaxzevria, insieme ad AstraZeneca – che riporta oggi i primi dati di uno studio in corso, chiamato Com-Cov. Gli autori hanno studiato la seguente combinazione: una prima dose con Vaxzevria di AstraZeneca e una seconda con Pfizer-BioNTech e viceversa. Non c’è ancora una pubblicazione completa della ricerca, ma i risultati preliminari sono presentati in una lettera (peer reviewed) su The Lancet. La questione assume rilievo anche perché la Germania e la Francia ha scelto di cambiare prodotto per la somministrazione della seconda dose nelle persone con meno di 60 anni (in Francia con meno di 55) che avevano ricevuto la prima del vaccino di AstraZeneca – ipotesi che è stata valutata anche da altri paesi, fra cui l’Italia.

L’obiettivo

Lo studio è iniziato nel febbraio 2021 con l’obiettivo di comprendere sicurezza ed efficacia di un approccio vaccinale combinato, finora non approfondito. Uno schema del genere potrebbe risultare vantaggioso qualora manchino le dosi di un certo prodotto, per problemi nell’approvvigionamento o per ritardi che come sappiamo in una pandemia possono verificarsi. Inoltre, come spiegano gli scienziati nella lettera pubblicata su The Lancet, è importante studiare un approccio che è già stato scelto da alcuni paesi per gli under 60 già vaccinati con AstraZeneca.

Pertanto ricercatori di Oxford hanno coinvolto 830 partecipanti e nel testo riportano i primi dati estrapolati dallo studio sulla sicurezza e sulla reattogenicità, ovvero sullo studio delle reazioni manifestate in seguito alla vaccinazione. Ad oggi non ci sono indagini su questo aspetto nel caso di schemi vaccinali combinati. I dati sulla reattogenicità del trial sono i sintomi riportati dal paziente stesso, interpellato dai ricercatori, sia a livello locale sia a livello sistemico, nei 7 giorni successivi la ricezione della prima e della seconda dose. Nello studio i partecipanti hanno ricevuto la seconda dose a distanza di 28 giorni oppure di 84 dalla prima, a seconda del gruppo di studio, nel trial, in cui si trovavano.

Aumentano le persone con sintomi lievi

Aumentano nella frequenza i casi di febbre, brividi, stanchezza, mal di testa, dolori articolari e muscolari e malessere. Ma non c’è alcun allarme. “I risultati di questo studio suggeriscono che gli schemi vaccinali basati sul mix delle dosi potrebbero avere come effetto un aumento nei giorni di assenza dal lavoro dopo l’immunizzazione”, sottolinea Mattew Snape, docente di Pediatria e vaccinologia all’università di Oxford, “e questo è un elemento importante da considerare quando si pianifica la vaccinazione degli operatori sanitari. Cosa da sottolineare, non ci sono segni di preoccupazione sulla sicurezza e questo risultato non ci indica se la risposta immunitaria viene modificata” dal nuovo approccio. Gli autori auspicano di poter rispondere a quest’ultima domanda nei prossimi mesi. Ora stanno valutando se un uso precoce e regolare di paracetamolo possa ridurre la frequenza di questi effetti collaterali lievi e moderati.

Inquadrare il caso

Dopo le rarissime segnalazioni di anomale forme di trombosi incorse in persone con meno di 60 anni, e potenzialmente legate al vaccini delle case AstraZeneca e di Johnson&Johnson, gli scienziati si sono interrogati su come e quando somministrare la seconda dose della vaccinazione nelle persone under 60 che alla prima avevano ricevuto il vaccino AstraZeneca (ricordando che Johnson&Johnson è monodose). Gli episodi gravi sono pochissimi, qualche decina su milioni di vaccinati. Fra le ipotesi discusse dalle autorità, c’era anche quella di fornire al richiamo un vaccino basato su un meccanismo diverso e la scelta in quel caso sarebbe ricaduta sui vaccini a Rna messaggero (mRna) di Pfizer-BioNTech o di Moderna. Dopo un’attenta valutazione, fondata anche sui dati aggiornati di chi ha ricevuto il richiamo con AstraZeneca, il ministero della Salute italiano ha deciso di somministrare la seconda dose come da piani senza cambiare nulla.

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