(foto: Omar González da Pixabay)

Nella pandemia di Covid-19 quali sono state le misure restrittive più efficaci nel contenere la diffusione del virus? A porsi questa domanda è un gruppo di ricerca, di cui fa parte l’università di Edimburgo, che ha valutato l’impatto delle singole restrizioni imposti dai governi. La strategia più rilevante è risultata essere il divieto e il blocco di eventi pubblici e incontri che prevedono la partecipazione di più di dieci persone, mentre la seconda risulta essere la chiusura delle scuole. La ricerca è pubblicata sul Lancet Infectious Diseases.

Lo studio sul lancet

I ricercatori hanno analizzato i dati di ben 131 paesi e hanno studiato, attraverso modelli computazionali, l’impatto delle misure adottate nella prima fase della pandemia sull’indice Rt. Il valore Rt, un parametro centrale durante tutta l’emergenza sanitaria, indica il numero medio di persone che ogni malato può contagiare in un certo momento dell’epidemia e serve per valutarne l’andamento.

Gli autori hanno preso in considerazione, per ciascun paese, blocchi, chiusure e lockdown, e li hanno messe in relazione con l’Rt. L’indagine, che riguarda i primi mesi del 2020 e fino al 1° luglio, non individua un nesso di causa effetto ma solo un’associazione statistica, dato che altri fattori non tenuti in conto possono avere avuto un ruolo.

Bloccare incontri e eventi con molte persone

A distanza di quattro settimane dall’introduzione delle misure, la norma più efficace risulta essere il blocco di eventi pubblici e di occasioni sociali con più di dieci persone: vietarle ha ridotto il valore di Rt in media del 24%. Non è un caso che in cima alla classifica del pericolo ci siano questi eventi, dato che proprio in queste situazioni si verificano episodi in cui positivi ignari di esserlo contagiano un ampio numero di persone – i cosiddetti super spreader o superdiffusori. Al secondo posto la chiusura delle scuole, che in quattro settimane abbassa Rt del 15%. Gli autori specificano che non hanno dettagli sulle regole imposte dalle singole scuole per contenere la trasmissione del virus e su come e dove gli studenti si siano effettivamente contagiati.

Al terzo posto c’è lo smart working, che riduce Rt del 13%, limitare la circolazione delle persone del 7% e rimanere a casa del 3%. Come prevedibile, poi, se si combinano insieme tutte le restrizioni citate, il risultato migliora: Rt cala ben del 42%.

Anche ripetendo l’indagine al contrario, ovvero studiando quanto cresce Rt alla ripartenza delle attività lavorative e sociali, le cifre restano abbastanza simili. La ripresa di eventi con più di dieci persone fa crescere Rt del 25% in un mese, la riapertura delle scuole del 24%, l’eliminazione delle limitazioni agli spostamenti del 13% e la possibilità di uscire liberamente dell’11%.

Misure restrittive, effetti non immediati

L’adozione delle misure restrittive non ha un impatto immediato nel ridurre i contagi. Dall’analisi dei dati è emerso che quando vengono introdotte le restrizioni bisogna aspettare circa otto giorni per notare un primo cambiamento nel valore di Rt. Mentre quando vengono tolte (stavolta per fortuna) devono passare circa 17 giorni prima di rilevare un’inversione. In una ulteriore indagine sui dati (anonimi) forniti da Google Mobility, gli autori hanno rilevato che i tempi delle persone per adeguarsi alle nuove norme sono simili nei vari paesi. Insomma, ci sono dei tempi fisiologici con cui modifichiamo i comportamenti per aderire alle regole restrittive.

The post Covid-19, ecco le misure restrittive che hanno funzionato di più appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it