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Qualche buona notizia sul fronte del trattamento di Covid-19: l’uso di corticosteroidi, farmaci antinfiammatori e modulatori della risposta immunitaria, riduce il rischio relativo di morte del 20% nei pazienti in condizioni gravi e critiche, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla necessità di ventilazione meccanica e dalla durata della malattia. A confermarlo sono i risultati della meta-analisi di 7 trial clinici appena pubblicata sul Journal of the American Medical Association (Jama), commissionata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che annuncia anche un aggiornamento delle proprie linee guida.

La meta-analisi

La meta-analisi ha preso in considerazione i più importanti studi clinici per la valutazione dell’effetto della somministrazione di corticosteroidi ai pazienti ospedalizzati per forme gravi di Covid-19, tra cui lo studio britannico Recovery (che aveva indagato le potenzialità di alcuni farmaci tra cui il desametasone, testato su 2.104 pazienti) e il Remap-Cap (i cui risultati sono stati anch’essi pubblicati di recente su Jama).

Gli studi, scrivono gli autori della meta-analisi, si sono dimostrati coerenti nelle conclusioni e hanno mostrato effetti significativi nella riduzione della mortalità relativa (-20%) a 28 giorni dalla somministrazione dei farmaci corticosteroidi, in particolare di desametazone e idrocortisone. Non ci sarebbero invece abbastanza dati per esprimersi sull’utilizzo di metilprednisolone. L’effetto benefico del trattamenti, precisano, è superiore quando il paziente non versa in condizioni così gravi da richiedere farmaci per sostenere la pressione.

Una buona notizia ma non una cura

I corticosteroidi sono farmaci ampiamente utilizzati in clinica (per controllare malattie autoimmuni, reazioni allergiche e infiammazioni croniche), che i medici conoscono bene, sono di facile reperibilità ed economici. La conferma che il loro impiego nel trattamento di Covid-19 aiuti a risolvere positivamente l’infezione è dunque una buona notizia, ma non bisogna pensare di aver trovato la cura e che siano utili in qualsiasi caso di infezione. Dal momento che sono molecole che interferiscono con i meccanismi dell’infiammazione e deprimono il sistema immunitario sono indicati nelle forme gravi di Covid-19, quando la risposta del’organismo all’infezione è esagerata, fuori controllo, e compromette l’organismo stesso. Una loro assunzione in caso di forme lievi, invece, potrebbe essere controproducente.

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