(foto: Panuwat Dangsungnoen/EyeEm via Getty Images)

Numeri, statistiche, proiezioni e modelli ci hanno accompagnato durante tutta la pandemia Covid-19, che ancora non è terminata. Oggi arrivano i nuovi dati italiani dell’Istat e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sulla mortalità complessiva, per tutte le cause. Mortalità che nel mese di marzo 2020 è più alta del 48,6% rispetto alla media degli anni scorsi (dal 2015 al 2019) relativa al mese di marzo e del 33,6% rispetto alla media del mese di aprile.

I dati sono poi divisi per fasce d’età e sesso e per tutti i comuni italiani. L’aumento dei decessi nel 2020 è più marcato negli uomini e nelle fasce d’età sopra i 70 anni, mentre è più contenuto nelle donne e praticamente quasi nullo sotto i 50 anni. Le province più colpite da quest’incremento sono Bergamo, Lodi, Pavia, Monza e la Brianza e Milano. Ecco tutti i dati.

Come aumenta mortalità a causa del coronavirus

Dal 20 febbraio al 30 aprile 2020 ci sono stati 28.561 decessi accertati collegabili a Covid-19 e alla data del 3 giugno 2020 sono 33.601. Nei primi 4 mesi del 2020 la mortalità per tutte le cause, in alcune fasce d’età, è risultata significativamente più alta rispetto a quella registrata negli stessi mesi negli anni precedenti, dal 2015 al 2019. A livello nazionale e considerando tutte le fasce d’età, nel mese di marzo 2020 ci sono stati più di 80mila morti (per tutte le cause), circa 26mila decessi in più – un aumento del 48,6% – rispetto alla media del mese di marzo del periodo 2015-2019 (dunque facendo una media di marzo 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019). Per quanto riguarda il mese di aprile 2020, i deceduti sono stati complessivamente più di 64mila, con circa 16mila casi in più (+ 33,6%) rispetto alla media degli anni precedenti.

Le novità dei dati: la frenata alla fine di aprile

I nuovi dati Istat-Iss confermano sostanzialmente quelli dei rapporti precedenti. Un elemento nuovo riguarda le stime della mortalità del mese di aprile, ora complete. Se nella settimana dal 9 al 15 aprile c’è stato un incremento del 37,8%, considerando tutto il mese di aprile l’aumento si abbassa al 33,6%, confermando che soprattutto negli ultimi 10 giorni del mese c’è stata fortunatamente una frenata nei decessi.

Le ragioni sono da rintracciare probabilmente – spiegano statistici ed epidemiologi – nella riduzione della fetta della popolazione più fragile, già fortemente colpita purtroppo nei mesi precedenti. Altri fattori della progressiva riduzione della mortalità nel 2020 possono essere legati alla via via minore pressione sui sistemi sanitari e all’aumentata capacità diagnostica.

Lombardia: marzo, il mese nero dei decessi

Sicuramente le differenze che balzano più agli occhi sono quelle registrate in Lombardia, una delle regioni più intaccate dal coronavirus. Tanto che qui l’eccesso nella mortalità è del 188% nel mese di marzo 2020 e scende però al 107% nel mese di aprile 2020. All’interno della Lombardia, lo sbalzo più alto è stato registrato a Bergamo e Lodi: l’aumento statistico nella percentuale di morti per tutte le cause passa dal 571% di marzo a 123% di aprile a Bergamo, e dal 377% al 79,9% a Lodi.

Insomma, sicuramente il mese peggiore è stato quello di marzo 2020, soprattutto per queste zone e per la regione. Nel mese di aprile 2020 la crescita della mortalità si mantiene ancora elevata, in qualche caso anche più che a Bergamo e Lodi, nella provincia di Pavia (135% di decessi in più rispetto alla media 2015-2019), di Monza e della Brianza (101%) e di Milano (98%).

Le altre regioni

Nelle altre zone geografiche, la distribuzione dell’epidemia è stata eterogenea, con le regioni del nord molto intaccate, quelle centrali men ma comunque più colpite di quelle meridionali e delle isole. Al nord l’eccesso della mortalità è stato più marcato in Piemonte, in Valle d’Aosta, in Liguria, in Trentino-Alto Adige e in Emilia-Romagna, con un aumento sopra il 50% sia per il mese di marzo sia per il mese di aprile, mentre molto più basso del 50% in Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia. Al  centro, l’aumento della mortalità è stato più marcato nelle Marche (+48,9% a marzo e +32,4% ad aprile). Mentre al sud e nelle isole si è mantenuto basso – in alcune regioni la mortalità è addirittura diminuita rispetto a quella degli anni precedenti.

Anziani e uomini i più colpiti

Ovviamente il nuovo coronavirus non ha riguardato tutti nello stesso modo. Sappiamo che gli anziani sono i più colpiti, dato che in Italia l’età media dei contagiati accertati è di 62 anni, piuttosto alta. Gli anziani sono anche quelli che vanno più spesso incontro a complicanze, soprattutto a causa di patologie precedenti, e al decesso (età media dei deceduti pari a 78 anni). Ma un altro dato, ampiamente discusso, riguarda le differenze di genere. Il virus è stato più aggressivo, per più di un motivo, nel sesso maschile. Tuttavia, la differenza riguarda probabilmente soprattutto la gravità dei sintomi, dato che, stando ai dati Istat-Iss, dei 209.013 casi Covid-19 diagnosticati entro il 30 aprile 2020, il 53,3% (111.452) è di sesso femminile. Questo elemento è confermato dai dati dell’ultima infografica dell’Iss, del 28 maggio 2020, in cui su 31.851 morti, 18.809 sono uomini (59%) e 13.042 sono donne (40,9%).

Anziani, uomini e donne

All’interno di questi dati, che sono una media nazionale o per regione o provincia, ci sono poi forti differenze e l’aumento dei decessi è maggiore per le categorie più a rischio. A livello nazionale, negli uomini di età dai 70 ai 90 anni l’aumento della mortalità nei mesi di marzo e aprile 2020 è di ben 52 punti percentuali rispetto alla media dei mesi degli anni scorsi, mentre per gli over 90 l’aumento è del 48%. Per le donne la crescita della mortalità è meno accentuata e fa registrare un +31% nell’età dai 70 agli 80 anni, un +35% dagli 80 ai 90 e un + 42% dai 90 in su.

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