(foto: Raman Oza via Pixabay)

Il coronavirus può essere pericoloso anche per il cervello, soprattutto in chi sviluppa forme gravi di Covid-19. In questi pazienti il responsabile del danno cerebrale potrebbe non essere il virus, o almeno non in maniera diretta, ma un’azione eccessiva del sistema immunitario che causa una forte infiammazione. Lo mostra una ricerca condotta dai National Institutes of Health (Nih) statunitensi che hanno analizzato i tessuti cerebrali di 19 pazienti deceduti con il Covid-19. In queste persone non è stato trovato, a livello cerebrale, il virus Sars-Cov-2, anche in presenza di un forte danno. I risultati, preliminari e su pochi individui, sono pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Danno ai tessuti: è il virus o il sistema immunitario?

Nell’infezione da nuovo coronavirus i meccanismi alla base della malattia e dell’aggravamento dei sintomi sono due: da un lato l’attacco del virus e dall’altro un’attivazione troppo marcata del sistema immunitario. Si è discusso spesso di quale processo abbia un ruolo preponderante nel determinare complicanze rilevanti e si è osservato che il ruolo della risposta immunitaria eccessiva (la cascata delle citochine) gioca sicuramente una parte centrale centrale. Partendo da queste informazioni gli scienziati si sono chiesti cosa succede quando le persone sviluppano sintomi nel cervello.

In generale i sintomi cerebrali possono essere anche di intensità leggera, cefalea, stanchezzanebbia mentale, perdita dell’olfatto, manifestazioni più lievi presenti in molti casi e non necessariamente associate a forme gravi. Ma in qualche paziente si possono avere problemi neurologici più importanti come l’ictus.

L’infiammazione si vede nel cervello

I ricercatori hanno studiato il tessuto cerebrale di 19 pazienti di varie età (età media di 50 anni), deceduti da poche ore a due mesi dopo la comparsa dei sintomi di Covid-19. Di questi 14 avevano malattie croniche, come diabete e ipertensione, e 11 sono andati incontro al decesso in maniera improvvisa e inaspettata. Nel caso oggetto di studio le persone avevano per lo più sintomi respiratori importanti, al di là dei quelli cerebrali.

Gli autori in primo luogo hanno utilizzato analisi di risonanza magnetica ad alto campo dei bulbi olfattivi, i centri nevralgici del riconoscimento degli odori, e del tronco encefalico, che controlla il respiro e il battito cardiaco. Queste due aree sono solitamente più colpite e più associate al Covid. Dall’indagine i ricercatori hanno rilevato anomalie (punti luminosi) associate ad infiammazione e macchie scure, collegate di solito a sanguinamento.

Nessuna traccia del virus

I ricercatori non hanno individuato alcun segno dell’infezione da nuovo coronavirus: non c’era traccia del materiale genetico del virus Sars-Cov-2 o delle sue proteine nei tessuti malati. “Pertanto i nostri risultati”, spiega Avindra Nath, direttore clinico dei National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Ninds) dei Nih, “suggeriscono che il danno potrebbe non essere causato direttamente dal Sars-Cov-2”. Tuttavia è anche possibile, scrivono nell’articolo, che il virus sia stato eliminato dal cervello prima della morte, dovuta ad altre complicanze, oppure che sia presente ma non in quantità sufficiente per poter essere rilevato. I dati, inoltre, riguardano ancora pochi pazienti e devono essere approfonditi.

Cosa succede nel cervello

Esaminando al microscopio i punti del cervello più intaccati – mostrati dalla risonanza – gli autori si sono accorti che i vasi sanguigni erano più sottili e c’era una fuoriuscita di proteine del sangue, come il fibrinogeno, nel cervello. Questo processo potrebbe essere alla base della risposta immunitaria. La presenza intorno a questi punti di cellule T e cellule della microglia – la principale difesa immunitaria nel sistema nervoso centrale – confermerebbe l’ipotesi di un’infiammazione causata dal sistema immunitario.

“Siamo rimasti completamente sorpresi”, rimarca Avindra Nath. “Inizialmente ci aspettavamo di rilevare che il danno fosse dovuto a una mancanza di ossigeno. Al contrario abbiamo osservato aree multifocali in cui il danno è associato solitamente all’ictus e a malattie neuroinfiammatorie”.

In futuro, prosegue il ricercatore, l’obiettivo è studiare in che modo il Covid-19 compromette i vasi cerebrali e se questo meccanismo causa alcuni dei sintomi cerebrali a breve e lungo termine.

The post Covid-19 potrebbe causare danni cerebrali anche se il virus non è nel cervello appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it