Una mappa che racconti la situazione dell’epidemia da nuovo coronavirus nel nostro paese. Che metta insieme i tamponi effettuati, la percentuale di quelli considerati positivi e la densità abitativa, ovvero uno dei parametri presi in considerazione dagli epidemiologi per realizzare le mappe di rischio. Così da mostrare quelle province che, in base alla media dei dati dell’ultima settimana, potrebbero avere qualche problema in più rispetto alle altre.

È questo il tentativo che ha mosso Wired, che ha raccolto dati dalla Protezione civile e da Istat per costruire questa mappa aggiornata quotidianamente, poco dopo l’uscita del bollettino quotidiano della Protezione civile. I dati fanno sempre riferimento a quanto accaduto nell’ultima settimana, perché sul singolo giorno ha poco senso ragionare.

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Le sfumature di grigio che colorano le regioni danno conto della strategia di tamponatura. Più sono scuri più è basso il numero di tamponi ogni 100mila abitanti effettuati negli ultimi sette giorni. Si tratta, beninteso, di primi tamponi, non dei test effettuati per verificare che un positivo si sia negativizzato. Sono, in altre parole, quelli condotti alla ricerca di nuovi casi.

Poi ci sono i cerchi. Il colore indica la percentuale di test positivi sul totale dei primi tamponi effettuati (un dato che abbiamo solamente a livello regionale). Questo colore diventa più scuro quanto più è alto il rapporto, mostrando quindi un dato slegato dal numero di tamponi eseguiti, una cifra che può falsare le analisi. Infine, ci sono le dimensioni dei cerchi: più un cerchio è grande, maggiore è il numero di nuovi positivi per chilometro quadrato individuato nell’ultima settimana. In questo caso usiamo questo dato per includere la densità abitativa delle province italiane, partendo dal principio che dove ci sono più persone, rischiamo di più.

Volendo semplificare, le situazioni problematiche sono quelle che presentano colori scuri e dimensioni elevate. Ovvero pochi tamponi effettuati, che indicano una minore sorveglianza, molti dei quali risultati positivi e concentrati in poco spazio. Per quanto rispetto a quest’ultimo parametro occorre precisare che il dato utilizzato ai fini del calcolo rappresenta l’intera superficie provinciale, aree non abitate comprese. Circostanza che implica che il valore legato alla densità dei contagi sia in realtà una stima al ribasso.

Pur con questi limiti, la mappa rimane un tentativo di descrivere l’evoluzione della pandemia nel nostro paese. Lo stesso vale per questo grafico, che mostra gli stessi indicatori, questa volta però esclusivamente su base regionale.

Covid-19, tutte le province italiane da tenere d’occhio

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(si ringrazia Gianluca Dotti per la collaborazione)

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