(foto: Russ Widstrand via Getty Images)

La corsa a un vaccino contro il nuovo coronavirus da parte di moltissimi gruppi di ricerca in tutto il mondo – ci sono già più di 70 vaccini candidati – è quasi una gara contro il tempo o meglio contro Sars-Cov-2, per poter provare a fermare quanto prima la pandemia di Covid-19. Ogni giorno si fa qualche passo avanti e arrivano notizie positive sui vaccini da vari gruppi. Oggi è il turno di un vaccino sviluppato in Cina, a Wuhan – in sigla Ad5-nCov – che ha superato la fase 1 della sperimentazione, dimostrando di essere ben tollerato e anche di stimolare la produzione di anticopri specifici contro Sars-Cov-2 e una buona risposta immunitaria delle cellule T. Ma questo ancora non indica che è efficace per prevenire Covid-19. Lo studio, condotto da vari istituti, fra cui Hubei e lo Jiangsu Province Centers for Disease Control and Prevention, è pubblicato su The Lancet.

Immunità umorale e cellulare

I ricercatori hanno svolto analisi del sangue a intervalli regolari per capire se il vaccino sia sicuro e se riesca riuscito a stimolare sia l’immunità umorale sia l’immunità cellulare. La risposta immunitaria umorale si basa sull’attività dei linfociti B ed è mediata dalla produzione da parte dell’organismo di anticorpi specifici contro il virus nei linfociti B. L’altra risposta immunitaria, quella cellulare, il meccanismo di difesa dal virus è diverso perché sono le stesse cellule del sistema immunitario – in particolare i linfociti T – e non gli anticorpi prodotti a combattere il virus e ad annientare le cellule infette. Idealmente, un vaccino dovrebbe stimolare entrambe queste risposte immunitarie e non solo quella umorale.

Lo studio

Il vaccino in questione si chiama Ad5-nCov dato che i ricercatori hanno utilizzato un adenovirus (di tipo 5 – di qui la sigla Ad5), indebolito, un comune virus causa di raffreddore, utilizzato come vettore per trasportare il materiale genetico del nuovo coronavirus Sars-Cov-2.

Lo studio ha valutato la sicurezza e la capacità di produrre una risposta immunitaria in grado di bloccare il virus. I ricercatori a Wuhan hanno coinvolto 108 volontari sani, di età fra i 18 e i 60 anni, che non avevano l’infezione Covid-19. I volontari, divisi in 3 gruppi, hanno ricevuto il nuovo vaccino Ad5, a basso, medio e alto dosaggio, tramite iniezione intramuscolo.

I risultati, dalla sicurezza alle potenzialità

A distanza di 28 giorni dalla somministrazione non c’è stata nessuna reazione avversa grave, anche se la maggior parte dei partecipanti ha avuto almeno un effetto non desiderato, di grado lieve o moderato, entro la prima settimana dalla vaccinazione. Le reazioni più comuni sono dolore intorno al punto dell’iniezione, febbre, stanchezza, mal di testa e dolore ai muscoli. Soltanto un partecipante ha riportato febbre alta, stanchezza marcata, affanno e dolori muscolari, sintomi che però sono rientrati entro 48 ore.

Per quanto riguarda la risposta immunitaria, gli autori hanno spiegato che dopo 14 giorni dalla somministrazione in una singola dose il vaccino sperimentale ha prodotto anticorpi specifici contro il Sars-Cov-2 e anche una buona risposta cellulare. “Questo lo rende un potenziale candidato per ulteriori indagini”, ha sottolineato Wei Chen, dell’Istituto di biotecnologia a Pechino, che ha coordinato lo studio. “Tuttavia, questi risultati devono essere interpretati con cautela, aggiunge l’autore, che ricorda che il fatto di riuscire a stimolare una buona risposta immunitaria non implica necessariamente che il vaccino protegga dal nuovo coronavirus. In ogni caso il vaccino ha superato la fase 1 della sperimentazione clinica, che ha dei tempi tecnici – ci sono 3 fasi, la prima serve a dimostrare la sicurezza e la tollerabilità del farmaco e coinvolge un campione ancora piuttosto ridotto di partecipanti.

Altri vaccini, a che punto siamo

Parlando della sperimentazione clinica (su volontari umani), attualmente, alla data del 27 maggio 2020 sulla pagina Clinicaltrials.gov risultano attivi tre studi clinici. Fra questi tre, uno è quello di cui abbiamo parlato oggi, che ha superato la fase 1. Il secondo, iniziato da poco, è la sua prosecuzione, ovvero la sperimentazione nella fase 2 di Ad5-nCov su 508 volontari sani. C’è poi un terzo studio clinico (di fase 1 e 2), condotto nel Regno Unito su 1.090 partecipanti, sta valutando il vaccino ChAdOx1, anche questo basato su un adenovirus indebolito che porta materiale genetico di Sars-Cov-2. Gli autori di Oxford qualche tempo fa hanno annunciato che sarebbe potuto arrivare, nelle prime dosi, già nell’autunno 2020, ma ancora non c’è alcuna certezza che questo possa accadere.

Ma non mancano anche risultati promettenti su animali, nella ricerca preclinica, che viene però ancora prima di quella clinica: è appena arrivata la notizia di un team cinese che ha individuato potenti anticorpi neutralizzanti. Fra questi, uno, in per ora testato su macachi, è riuscito a inibire l’infezione. Il risultato è stato pubblicato su Nature. Ma non è l’unica ricerca con buoni risultati su animali: due studi su Science, ad esempio, hanno mostrato lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti contro il virus e che i primati non erano soggetti a una seconda infezione.

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