Non solo via terra: la partita contro la pandemia Covid-19 si gioca anche in volo, come hanno dimostrato queste settimane complesse. Dall’estero sono arrivati per via aerea, nel nostro paese, materiali medicali e competenze di professionisti della sanità di altri paesi; e allo stesso modo pazienti affetti dal virus (e team medici) hanno volato per raggiungere le strutture di cura.

L’epidemia ha ribadito la centralità dell’elisoccorso per agire con tempestività e flessibilità ma al tempo stesso ha imposto nuove sfide per adattare i mezzi a una logistica che, mai come prima, evidenzia precise esigenze. Gli interventi in biocontenimento non sono una novità assoluta di per sé, né per l’industria né per gli operatori civili o militari. Ma anche in questo ambito, Covid-19 si è imposto con una forza dirompente, generando un bisogno di adeguamento delle procedure e tecnologie che l’industria metteva già a disposizione. E un prima e dopo si intravede all’orizzonte per i costruttori. Un esempio italiano, che valica i confini, è quello di Leonardo, i cui modelli AW139, AW169 e AW101 (quest’ultimo ha certificazione militare), sono stati coinvolti nella gestione dell’emergenza.

Sono modelli già da anni impiegati in missione complesse, che spaziano dall’evacuazione medica, con trasferimento del paziente da una unità ospedaliera all’altra, al recupero di personale in teatro operativo militare e civile. L’alto rischio di contagio connesso al nuovo coronavirus – e quindi il bisogno di garantire la massima sicurezza a equipaggio, personale medico a bordo e un comfort più che ottimale al paziente- ha richiesto a operatori e progettisti dei mezzi di agire su diversi aspetti, a partire dalla configurazione stessa degli spazi, come l’isolamento dell’ambiente del cockpit dalla restante parte/sezione del mezzo eliambulanza (in accordo con specifiche regulatory guidance, stilate dagli enti certificanti per garantire i criteri di aeronavigabilità).

Tra fine febbraio e metà marzo, coordinandosi con Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) ed Easa (European union aviation safety agency), il costruttore italiano si è impegnato per apportare quelle soluzioni in grado di rispondere ai bisogni degli operatori, dalla sanificazione degli ambienti all’installazione in sicurezza del sistema di biocontenimento. E ha quindi emesso una comunicazione per gli operatori sulle procedure e le istruzioni ai fini dell’installazione del sistema Isoark N36, che necessita di peculiari bisogni, per motivi di spazio, alimentazione elettrica, ecc (aspetto che è stato disciplinato in deroga). Come spiegato a Wired da Leonardo Company, i primi casi di riconfigurazione della cabina sui modelli AW139 e AW169 hanno richiesto dai tre ai quattro giorni di lavoro, ma successivamente in sole 24 ore i velivoli coinvolti hanno assunto l’aspetto funzionale alle varie operazioni.

In Italia, diverse decine di elicotteri  sono stati predisposti per affrontare l’emergenza Covid tra macchine governative e civili, alcune di queste anche per trasporto di barella in biocontenimento,  conferma l’azienda. Il gruppo parla di grande sinergia creatasi tra più attori, anche nella fase di condivisione ed esportazione di questa best practice creata per l’emergenza. Parte del successo delle iniziative di adeguamento va anche più a monte e chiama in causa caratteristiche strutturali, quindi di progettazione dei velivoli.

Nel caso degli AW139 e 169, la cabina si presenta già priva di ostruzioni al centro, riconfigurabile velocemente per sfruttare al massimo i volumi, aspetto rilevante in una circostanza in cui è decisivo rispettare le distanze tra le persone ma anche facilitare le attività del personale specializzato a vantaggio del paziente. L’isolamento dell’ambiente di comando da quello della cabina sanitaria con una paratia ermetica è finalizzato ad assorbire le vibrazioni, evitando minori sollecitazioni che possono impattare fisicamente e acusticamente sul paziente. I diversi attori (autorità sanitarie, operatori del servizio 118 elisoccorso, industria e enti certificanti) hanno quindi definito un protocollo di intervento di elisoccorso in regime di Covid-19.

Covid-19, uno stress test anche per l’industria degli elicotteri

Successivamente Leonardo ha provveduto a condividere l’esperienza maturata con Easa, gli operatori di ambito elicotteristico e le autorità dell’aviazione civile dei paesi in cui è presente con i suoi mezzi, valorizzando quindi una consapevolezza maturata prima in Italia, a causa delle circostanze. E anche laddove l’emergenza Covid-19 non è ai livelli italiani, gli operatori elicotteristi che effettuano soccorso (in Brasile, Mar del Nord, Golfo del Messico) sono interessati a capire come agire al meglio per trasferire personale dalle piattaforme petrolifere agli ospedali a terra, con gli elicotteri utilizzati normalmente per il trasporto offshore.

Come l’emergenza Covid-19 ha indirettamente evidenziato, le scelte di  progettazione dei costruttori possono rivelarsi nel tempo più funzionali del solito ed è chiaro che miglioramenti e cambiamenti si affermeranno anche nel prossimo futuro, in una visione dove l’elicottero potrà essere sempre più, oltre che mezzo di trasporto, anche contesto di stabilizzazione del paziente diretto verso l’hub finale. Una dinamica che investirà aspetti correlati, ad esempio lo stesso training di piloti e personale medicale, fondamentale per massimizzare al meglio l’innovazione ma anche gli investimenti degli operatori, che non comprano solo un asset, l’elicottero, ma anche la formazione e la manutenzione.

Nella fase emergenza, infine, Leonardo ha anche attuato altre iniziative per offrire un proprio contributo; tra le ultime, in ordine di tempo, l’offerta gratuita, per due mesi, a partire dallo scorso 6 aprile del servizio di Threat Intelligence per supportare le aziende che voglio puntellare la propria difesa cibernetica (rivolto, complessivamente, a 100 richiedenti e garantito dalla Divisione Cyber).

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