Le criptovalute potrebbero essere considerate una vera minaccia del cyberspazio nei confronti dello Stato?

Una premessa è doverosa. Sullo sfondo si trova l’immagine del soggetto della domanda, che ne determina anche l’esistenza: la tecnologia blockchain. Però, in ragione di circostanze quali l’efficacia immediata e attuale rispetto ai sistemi economici, alle leggi e ai rapporti sociali che oggi abbiamo si è scelto di svolgere l’analisi in relazione alla sola applicazione criptovaluta della tecnologia blockchain.

Per rispondere al quesito bisognerebbe prima di tutto definire cosa vuol dire minaccia allo Stato. Poiché ogni singolo e autonomo Stato può definire con le leggi cosa o chi rientra nella categoria e, in secondo luogo, le criptovalute hanno efficacia e portata di utilizzo globale, grazie allo stato di esistenza nel cyberspazio, si è deciso di usare come base giuridica l’Art. 39 della Carta delle Nazioni Unite come traccia per indirizzare una risposta.

Ai sensi della disposizione richiamata bisogna determinare la portata e l’estensione della locuzione “any threat to the peace. Il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite ha elaborato negli anni, attraverso diverse risoluzioni, una definizione del termine che comprende: guerre civili, violazioni dei diritti umani, terrorismo e altre.

Senza soffermarsi eccessivamente ed approfonditamente sui criteri interpretativi dei trattati internazionali, bisogna accennare all’Art. 31 della Convenzione di Vienna. 

Quindi, per determinare il significato e la portata diany threat to the peace bisogna considerare anche il valore, ovvero il significato ordinario dei termini utilizzati. Come riportato da praticamente tutti i dizionari di lingua, il termine minacciare richiede: 

  • almeno due soggetti, il minacciante e il minacciato; 
  • Uno strumento;
  • La prefigurazione del danno.

A questo punto manca un solo elemento per provare a dare una risposta al quesito di apertura.  Il 31 gennaio 1992, il Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che le crisi economiche, umanitarie, sociali ed ecologiche sono minacce per la pace, aggiungendo che l’assenza di guerra e conflitto militare tra gli Stati non assicura di per sé la pace e la sicurezza internazionale.

Le armi, in astratto il concetto di uso della forza, è una attribuzione fondamentale esclusiva dello Stato. Anzi, senza questo potere secondo tanti non sarebbe controllabile un territorio. Come esposto, dal 1992 la fattispecie threat to the peace non comprende solamente la minaccia armata e la forza delle armi ma, invece, anche le minacce economiche e sociali.

Da questa prospettiva le parole del whitepaper di Satoshi Nakamoto “A purely peer-to-peer version of electronic cash would allow online payments to be sent directly from one party to another without going through a financial institution” possono assumere un significato preciso.

In sostanza, le criptovalute possono essere viste e qualificate da due prospettive: l’una Statale, l’altra dell’individuo. Alla prima corrisponde la possibilità di vederle come una minaccia alla pace, un attentato a qualcosa che è proprio; l’individuo, invece, può considerare le criptovalute come:

  1. Una forma di realizzazione digitale della libertà positiva;
  2. La tecnologia Blockchain strumentale alla creazione del concetto di cyberspazio come spazio vero. 

La regolamentazione di questi valori digitali è variegata, alcuni Stati hanno deciso che i bits delle criptovalute devono essere disciplinati dal diritto dei mercati finanziari. Altri, invece, hanno fiutato che la tecnologia blockchain può essere molto utile e innovativa purché controllata. In altre parti del mondo, le criptovalute sono illegali.

In generale, però, un abbozzato atteggiamento internazionale sta emergendo. Gli Stati hanno compreso che le criptovalute sono una forma alternativa di svolgimento delle relazioni umane che, quindi, minaccia di ridurre riduce la loro proprietà, se lasciate al solo controllo privato.

Quello che succede quando una persona usa per comprare il pane, una macchina, una casa o qualsiasi altro bene o servizio una criptovaluta è che la ricchezza controllata dagli Stati esce dal sistema sovrano. 

Ad esempio: 100 euro diventano 1 bitcoin, con questi compro X oggetti e i pagamenti in favore delle Y persone che me li hanno venduti aumentano la ricchezza, il patrimonio solamente del dante causa. Lo Stato non ci guadagna nulla. L’erario non riscuote l’imposizione fiscale.

Per uno Stato è fondamentale la tassazione; in realtà la disciplina e il sistema fiscale sono strumenti fondamentali anche per le persone e i loro diritti. Lo Stato può essere pensato come un soggetto, come una persona che offre e riceve prestazioni da e con altri soggetti, persone naturali comprese. Ogni diritto quando e se esercitato e modificato, ha un costo e questo non è sempre e solamente pagato dalla persona. Ad esempio, la sicurezza personale o collettiva di una popolazione può in via generale essere identificata dalla spesa Statale a beneficio delle forze militari.

Ancora, quando le persone decidono di esercitare il loro diritto di manifestazione lo fanno a loro spese: si organizzano, preparano striscioni, cartelli, palchi eccetera. In parallelo, però, c’è il costo pagato dallo Stato che si sostanzia nel rendere possibile l’esercizio di questo diritto. Lo Stato deve pagare personale di polizia per rendere pacifica e sicura la manifestazione, apportare modifiche alla viabilità coinvolta, rendere agibili gli spazi pubblici, una serie di funzionari pubblici devono essere pagati per vagliare e approvare lo scopo e le modalità della manifestazione, ecc…

Altro principale esempio: il diritto di proprietà rappresenta il rapporto costo-guadagno dello Stato. E’ un costo perché deve materialmente approntare un sistema: normativo, giurisdizionale e di creazione di certezza e fiducia in favore della proprietà. Così, lo Stato crea la proprietà che deve avere precise condizioni e solo qualora le abbia rientra nel sistema di tutela. Il macchinario così creato ingenera sicurezza nelle persone che vi si affidano e lo utilizzano per instaurare relazioni. 

Infatti, a seguito di una disfunzione ovvero lesione di caratteristica della fattispecie le persone possono contare su rimedi. Quindi tanto più le leggi sono ben fatte tanto più saranno i soggetti che le utilizzeranno. Ecco quindi il guadagno per lo Stato, creatore della fiducia. Il guadagno, in concreto, è dato dalle tasse che vengono richieste, in maniera diffusa, quindi in proporzione minore rispetto al costo sostenuto, dalle persone che utilizzano il sistema.

Lo Stato crea il sistema e in cambio le persone devono usare la moneta. I diritti, nell’esempio la  proprietà possono essere disponibili, modificabili ma ciò avviene utilizzando un mezzo fungibile e condiviso (ma non di proprietà) tra tutti.  Il denaro sovrano assolve questo compito.

A seguito di questa ricostruzione e alla luce delle interpretazioni normative della Carta delle Nazioni Unite sembra possibile, dalla prospettiva Statale, vedere le criptovalute come uno strumento di pericolo, minaccia e attentato per le prerogative (rectius proprietà) sovrane.

In contrapposizione, invece, la posizione degli individui sembra quasi di potenza e superiorità nei confronti dello Stato. Poiché le criptovalute fanno ampiamente uso delle tecnologie digitali, loro stesso ne costituiscono un esempio, e del cyberspazio la loro efficacia è globale. Quindi, tutti gli Stati e le leggi del mondo sono toccate da questa ricostruzione, questo è il motivo anche che ha spinto ad analizzare l’Art. 39 della Carta delle Nazioni Unite.

In conclusione, si potrebbe ritenere che attraverso le criptovalute le persone di tutto il mondo, se così vorranno, potrebbero costituire un “threat to the peace” a molti se non tutti gli Stati. Ulteriormente, un elemento innovativo rispetto al passato che ha portato alla evoluzione della categoria è dato dall’uso delle tecnologie digitali. Per la prima volta, infatti, le potenziali minacce per la pace e la sicurezza Statale sono native del cyberspazio e, le criptovalute, hanno la potenzialità di fungere da aggregatore di un numero elevatissimo ed eterogeneo di minaccianti. In definitiva, i minacciati (Stati) potrebbero vedersi contrapporre dai minaccianti (le persone del mondo) un danno in prima istanza economico, ma non solo e successivamente attraverso tecnologia blockchain, la quale può essere strumento aggregativo ed identificativo, definitorio di beni e soggetti nel cyberspazio come mai prima, potrebbero avanzare moti di rivendicazione di autonomia nel cyberspazio delle c.d. cloud communities.

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