(foto: Rockefeller University)

Il coronavirus probabilmente è arrivato a noi tramite un animale intermedio ed ha iniziato a diffondersi circa uno o due mesi prima che fosse identificato per la prima volta a dicembre del 2019. È invece “molto improbabile” che sia sfuggito a qualche laboratorio. È questa, in sintesi, la conclusione a cui sono giunti gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riportata nella bozza del rapporto conclusivo sulle origini del virus. Come racconta la Cnn, che ha ottenuto il documento prima della sua pubblicazione, non c’è tuttavia ancora nessuna prova schiacciante e di fatto, quindi, non si è ancora arrivati a una conclusione definitiva sulle origini del coronavirus.

Nel rapporto di 123 pagine, infatti, sono descritti quattro possibili scenari dell’origine del coronavirus e quella più probabile sembra essere che il virus sia arrivato agli esseri umani dai pipistrelli (fonte originaria), tramite un ospite intermedio, e più precisamente un animale selvatico catturato e poi allevato. L’indagine, però non ha ancora trovato di quale animale si possa trattare. Il possibile ospite intermedio di Sars-Cov-2 rimane sconosciuto, si legge nel documento. Un’altra origine probabile è che il coronavirus sia stato trasmesso direttamente da uno degli animali già noti per trasportare questi virus, come appunto i pipistrelli e i pangolini.

Possibile, ma non probabile, evidenzia il rapporto, è la trasmissione da alimenti congelati. “Non ci sono prove conclusive per la trasmissione alimentare di Sars-Cov-2 e la probabilità di una contaminazione degli alimenti congelati con il virus è molto bassa”, si legge nel rapporto. Mentre è molto improbabile l’ipotesi di una fuga accidentale da un laboratorio. “Non ci sono evidenze di virus strettamente correlati al coronavirus in nessun laboratorio prima del dicembre 2019, o di genomi che ricombinandosi potrebbero essere arrivati al genoma di Sars-Cov-2”, spiegano gli esperti nel rapporto. “Alla luce di questo, un’origine da un laboratorio della pandemia è stata considerata estremamente improbabile”.

Anche il ruolo del mercato ittico Huanan a Wuhan, dove si è verificato il primo focolaio della pandemia, non è chiaro. È possibile, infatti, che il mercato non sia stato l’origine dell’epidemia, ma che invece la folla di persone potrebbe aver amplificato la diffusione del coronavirus. Le analisi condotte al mercato hanno rilevato il virus sulle superfici, ma non nei campioni prelevati da animali o alimenti venduti. Inoltre, ci sono prove che il virus circolasse prima dello scoppio del mercato di Wuhan, anche in altri mercati. “Molti dei primi casi sono stati associati al mercato Huanan, ma un numero simile si è osservato anche in altri mercati e ciò potrebbe suggerire che il mercato Huanan non fosse la fonte originale dell’epidemia”, aggiunge il rapporto. “Non è quindi possibile trarre una conclusione definitiva sul ruolo del mercato Huanan nell’origine dell’epidemia o su come l’infezione sia stata introdotta”.

Il rapporto, infine, evidenzia la necessità di ulteriori approfondimenti negli allevamenti, possibile fonte del coronavirus. “Sebbene i virus correlati più vicini siano stati trovati nei pipistrelli, la distanza evolutiva tra questi e il Sars-Cov-2 è stimata in diversi decenni, suggerendo quindi un collegamento mancante”, si legge nel rapporto. Come osservano gli esperti, quindi, potrebbe essere servito un altro animale come intermediario nel passaggio del virus agli esseri umani, come per esempio i visoni, che si sono dimostrati suscettibili al coronavirus e i loro allevamenti sono stati la causa di numerosi focolai di Covid-19 in diversi paesi. “Il numero crescente di animali che si è dimostrato suscettibile al Sars-Cov-2 include quelli allevati a densità sufficienti per consentire una sua potenziale circolazione. L’allevamento ad alta densità è comune in tutto il mondo e comprende anche molte specie, come la fauna selvatica”.

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